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Jesi

Jesi, calvario ex Carceri: mancano 60mila euro e il 10% dei lavori ma potrebbe non essere finita…

Ne ha riferito in Consiglio l'assessora ai lavori pubblici Melappioni: cantiere teoricamente alle ultime finiture ma ora tutto è fermo e, se non si conclude entro l'anno, l'Erap potrebbe risolvere il contratto con la ditta

Una foto d'archivio del cantiere all'ex Carceri

JESI – Lavori di recupero delle ex Carceri terminati, finalmente, entro l’anno, dice l’Erap responsabile dell’intervento. O forse no. Lo ha riferito in Consiglio comunale l’assessora a lavori pubblici e urbanistica Valeria Melappioni, in risposta ad una interrogazione in merito presentata dal consigliere Giancarlo Catani (Patto per Jesi).

«L’intervento, ci ha fatto sapere Erap – spiega l’assessora – è terminato per il 90%. Restano da completare lavorazioni per 60mila euro, relative a rifiniture interne e acquisti come le caldaie. Entro l’anno i lavori saranno conclusi». Salvo inghippi che, però, non sono del tutto scongiurati. «Ora la ditta incaricata dell’intervento sta portando all’attenzione alcune questioni economiche, relative ad una disponibilità di liquidità momentanea. Il cantiere è fermo da febbraio e l’Erap ci ha fatto presente che, se non ci sarà stata la fine entro l’anno, intende procedere alla risoluzione del contratto. Sarebbe un vero problema, ora che si è arrivati così vicini alla fine». E il calvario ex Carceri a quel punto si allungherebbe.

Il termine originario dei lavori era stato fissato al 2014 ma varie sono state le vicissitudini. La storia del recupero ha avuto inizio con le risorse del “contratto di quartiere” assegnate a Jesi nel 2006. Il progetto originario era stato rivisitato su richiesta della prima amministrazione Bacci, che ha voluto concentrare qui anche quella quota di abitazioni sociali che inizialmente avrebbero dovuto trovare spazio al chiostro di Sant’Agostino. I lavori si sarebbero dovuti concludere una prima volta nell’agosto 2014, poi nel gennaio 2016, infine fra settembre e ottobre 2017, poi ancora nel 2020. Ma contrattempi e novità si sono susseguiti: la rimozione del materiale del Comune all’interno dell’edificio, quella dell’amianto presente in parti dello stesso, la rimodulazione del Contratto di Quartiere che ha fatto salire da 8 a 13 gli alloggi, coi relativi tempi per iter burocratici e via libera della Soprintendenza. Quindi il sisma del 2016 e da ultimo il Covid.

L’ammontare dell’intervento è arrivato un costo complessivo di quasi 1 milione e 800 mila euro e la quota a carico del Comune ha raggiunto i 584 mila euro.

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