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Jesi

Jesi, ecco quanto costa il ripristino complessivo delle strade cittadine

L’amministrazione ha stimato l’investimento che servirebbe per riqualificare i manti d’asfalto in tutti i quartieri. Proseguono intanto le manutenzioni

Asfaltature lungo l'Asse Sud a Jesi

JESI – Duecento venticinque chilometri di strade, di cui circa 115 in ambito urbano. È il patrimonio infrastrutturale della città, a cui vanno sommati oltre 200 chilometri di marciapiedi. Ripristinare il normale standard manutentivo, compresi quest’ultimi, richiederebbe 15 milioni di euro. Si è deciso pertanto di intervenire per priorità sulla base di tre criteri: gravità dei dissesti, frequenza di utilizzo e numero e gravità di incidenti. Dal 2019 al 2021 sono quindi stati affidati interventi finalizzati a risolvere le criticità di alcune strade, marciapiedi e parcheggi: alcuni sono stati conclusi, altri sono in corso di realizzazione.

«Le sedi stradali – scrivono i tecnici municipali – vedono, quali dissesti più frequenti, oltre alla formazione di buche dovute alla vetustà dei manti ed alla loro normale “usura”, la presenza di numerosi scavi, paralleli o perpendicolari al senso di marcia, realizzati principalmente dagli enti gestori dei sottoservizi, che, sebbene ripristinati in prima battuta secondo le migliori intenzioni, a lungo termine la discontinuità dei materiali ha causato profondi avvallamenti lungo quasi tutte la arterie. Il susseguirsi di eventi meteorici piuttosto intensi ha aggravato lo stato manutentivo di alcune sedi viarie che necessitano di interventi di rifacimento completo del tappeto di usura, salvo maggiori opere meglio descritte nel computo metrico dei singoli tratti individuati. Altri dissesti piuttosto frequenti sono quelli dovuti a cedimenti puntuali delle superfici stradali (ormaie, sacche, ecc…) e le cosiddette “fessure a ragnatela”, che si formano principalmente nelle zone soggette a carichi ripetuti. Sulle strade extraurbane ai dissesti su esposti si sommano frane, scanalature e fossi lungo le strade inghiaiate, ecc».

Quasi tutti gli interventi, diversi dei quali già avviati e ultimati (Asse sud, Zipa, zona giardini-San Francesco, etc.) si configurano come manutenzione straordinaria, «non è pertanto necessario ricorrere né alla verifica di compatibilità con piani paesaggistici, territoriali ed urbanistici a carattere generale e/ o settoriale né tantomeno allo studio dei prevedibili effetti della realizzazione dell’intervento e del suo esercizio sulle componenti ambientali e sulla salute dei cittadini – spiegano ancora i tecnici -. Non si prevedono scavi a profondità maggiore di quella già compromessa da interventi precedenti: non si rende pertanto necessario avviare la verifica preventiva dell’interesse archeologico».

Nel nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile è stata tracciata una mappa degli incroci più pericolosi della città, dove si sono verificati incidenti con conseguenze rilevanti.

Cinque le intersezioni stradali più pericolose, secondo lo studio effettuato dall’azienda specializzata di Milano: Via La Malfa – via Aldo Moro, via Ancona – via Don Minzoni, via Radiciotti – via Raffaello Sanzio, via Contadini – via del Molino, via Paladini – via san Francesco. Vi sono poi zone in cui si sono registrati diversi incidenti, ma mediamente meno gravi: viale della Vittoria, viale Don Minzoni, viale Verdi, via XXIV Maggio, viale del Lavoro, via Roma, via XX Luglio, via Ancona, via Raffaello Sanzio, via Gallodoro, viale Cavallotti.