Disagio economico e sociale, a Jesi arriva l’Emporio Solidale

Numerose le realtà che hanno contribuito a realizzare il progetto che riguarda tutti i ventuno comuni dell'Ambito. L'emporio jesino arriva dopo le esperienze di Osimo, Ancona, Fabriano e Macerata

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L'Asp Ambito 9, la Caritas e le associazioni che contribuiscono al progetto

JESI – Sarà inaugurato il prossimo dicembre l’Emporio Solidale: nei locali della Caritas diocesana di viale Papa Giovanni XXIII, è stato allestito uno spazio dove le persone in condizioni di disagio socio-economico possono recarsi per fare la spesa.

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Un esempio della tessera che sarà distribuita ai destinatari del progetto

«Si utilizzerà una tessera a punti – ha spiegato Sergio Mosconi presidente del Cda dell’Asp Ambito 9 – che saranno assegnati da un’equipe professionale sulla base dei bisogni espressi dal richiedente. La fase di start up verrà finanziata dalla Fondazione Cariverona, per un importo di 27mila euro, unitamente al sostegno economico dell’Asp e della Caritas. Con l’emporio vogliamo completare il progetto avviato con la Casa delle Genti. Il progetto si propone di dare alle famiglie la possibilità di superare la condizione di disagio». L’erogazione della tessera è stata pensata, anziché il tradizionale pacco alimentare, per conferire alle famiglie strumenti per fronteggiare le difficoltà: l’attribuzione di punti, infatti, sarà subordinata all’adesione dello svolgimento di ore di volontariato, aderendo a corsi di formazione e partecipando a tirocini di inclusione sociale. Il progetto si rivolge a tutti i cittadini dei ventuno Comuni dell’Ambito il cui disagio è riconosciuto dal Servizio Sociale dell’Asp. Nello specifico si tratta di circa 50 persone in una prima fase, che possono aumentare visto che gli interventi economico forniti dall’Asp riguardano oltre cento persone. A queste situazioni ne vanno aggiunte altrettante di cui si occupa la Caritas.

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Da sinstra: D’Aurizio, il Vescovo Rocconi, Mosconi e Pesaresi

«Sono tante le persone che chiedono aiuto – le parole del Vescovo Gerardo Rocconi – La Caritas non fa solo assistenza ma anche promozione delle persone: il dialogo è importante ed è meglio del pacco viveri». A contribuire al progetto ci sono anche l’associazione Anteas Marche, il Forum Terzo settore delle Marche, l’Auser provinciale di Ancona, l’Alleanza contro la povertà delle Marche, il Banco Alimentare Marche Onlus, oltre ai già citati Cariverona, Asp e Fondazione Centro servizi Caritas Padre Oscar. «I problemi sono tanti e tali che solo insieme possiamo farcela – ha aggiunto Franco Pesaresi direttore dell’Asp – Un nucleo di valutazione attribuisce i punti da “spendere”, gli acquisti saranno variegati e ci occuperemo anche del servizio a domicilio per chi non ha modo di raggiungere l’Emporio». Convinto della bontà del progetto il direttore della Caritas Marco D’Aurizio: «Le esigenze sono crescenti e dobbiamo dare delle risposte adeguate: abbiamo appena ultimato la sistemazione dei locali, e ci faremo carico anche della gestione della struttura. L’obiettivo è quello di portare le persone all’autonomia».

«Sono 5milioni i poveri in Italia, a questo disagio si va ad aggiungere la solitudine» ha aggiunto Cinzia Verdenelli per l’anteas, a cui ha fatto eco Sergio Gradara dell’Auser «Le buone pratiche sono utili a chi riceve ma anche a chi dà sostegno e aiuto». I prodotti alimentari che andranno sugli scaffali dell’Emporio arrivano da tre canali: gli avanzi della distribuzione, le donazioni e l’acquisto diretto da parte di Caritas e Asp per i prodotti che mancano. L’attribuzione di un punteggio significa che diminuiranno i contributi economici per ciascun richiedente: «Una razionalizzazione – ha spiegato Nora Bianchi, assistente sociale Asp.- Il corrispettivo sarà destinato all’acquisto dei prodotti alimentari». «Realtà simili sono state avviate a Macerata, Ancona, Osimo e Fabriano» ha aggiunto Maurizio Tomassini per il Forum regionale Terzo Settore.

«Si tratta di una forma non meramente assistenzialistica: non vogliamo che il soggetto subisca passivamente la condizione di disagio – ha concluso la vice presidente del Cda dell’Asp Martina Coppari – Il progetto prevede inoltre, un piano di valutazione degli interventi. La prima verifica dell’attività sarà realizzata dopo sei mesi dall’inizio del progetto e poi, dopo un anno, verrà redatta una relazione tecnica per valutarne l’andamento».