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Jesi

Jesi, dehors autorizzato poi negato. La rabbia di un ristoratore

Luca Civerchia dell’enoteca Rossointenso aveva ricevuto il via libera per posizionare 5 tavoli in un vicolo del centro. Poi, il dietrofront del Comune. «Valuto le vie legali»

Luca Civerchia di Rossointenso

JESI – Il covid molla un po’ la presa e la ristorazione – seppur a fatica – riparte. All’aperto, in particolare, grazie alle agevolazioni tariffarie per posizionare tavoli e sedie a ridosso dei locali, così da poter riprendere a lavorare in sicurezza. Luca Civerchia, titolare dell’enoteca Rossointenso di via Mura Occidentali, aveva persino annunciato la novità ai propri clienti.

«Ho chiesto di poter utilizzare vicolo Angeloni, avvalendomi della domanda straordinaria con concessione gratuita del suolo pubblico, e mi è stato autorizzato, invitandomi a contattare Jesiservizi per spostare di qualche metro i cassonetti presenti – ricostruisce la vicenda il ristoratore -. Ecco, da quel momento in poi, un’opportunità di ricominciare si è trasformata in un incubo burocratico».

I cassonetti di vicolo Angeloni

Civerchia ci aveva provato anche l’anno scorso, proponendo la scalinata di via dell’Orfanatrofio. Gli era stato risposto che la procedura straordinaria non era possibile, ma con quella ordinaria – dunque tempi più lunghi e pagamento del suolo pubblico – avrebbe ottenuto probabilmente il via libera. Quest’anno, pertanto, anche alla luce delle difficoltà di piazzare tavoli sulle scalette, ha optato per vicolo Angeloni, ex sede dell’università cittadina. Cinque, sei tavoli, non di più.

«Io stesso – ricorda il titolare di Rossointenso – ho evidenziato la presenza dei cassonetti. Passano giorni e telefonate, nonché rimpalli di responsabilità fra Comune e Jesiservizi, fino a quando mi comunicano che i contenitori per i rifiuti non possono essere spostati. Mi propongono via Grizio quale alternativa, vicolo parallelo a via Angeloni, che non è tuttavia utilizzabile per la presenza di portoni, uffici, etc. Cerco dunque di capire perché i cassonetti non possono essere traslati di qualche metro e, dopo numerose chiamate, diverse a vuoto, mi viene riferito che l’operatore non riesce a trascinarli. Cioè, io non posso lavorare perché, stando alle spiegazioni del municipio, colui che si occupa della raccolta differenziata non può spostare di qualche metro il contenitore. Un’assurdità».

Non finisce qui. «Trascorrono tre, quattro settimane, innumerevoli confronti fra me e i responsabili municipali, che iniziano a cambiare, fino a quando non mi comunicano che, dovendo attraversare la strada per servire i clienti, i tavoli in vicolo Angeloni non sono più autorizzati. Fra l’altro, avrei fatto l’asporto, consegnando bevande e cibo ai clienti che si sarebbero accomodati autonomamente, senza servizio. Quindi, la controproposta del Comune, incredibile: “Chieda di utilizzare le scalette di via dell’Orfanatrofio”. Vale a dire, l’area che non mi avevano concesso lo scorso anno. Solito discorso: con la domanda ordinaria mi è stato detto che avrei potuto posizionare i tavoli in vicolo Angeloni, ma non con la straordinaria. Ora, mi chiedo: se il problema sono i cassonetti, o l’attraversamento della strada, ed è ovvio che non lo siano, possibile che scompaiano in base alla tipologia della domanda? È vergognoso quanto accaduto e non escludo di ricorrere alle vie legali, avendo ricevuto autorizzazioni, poi annullate. Se me lo avessero detto a fine aprile, quando tutto è iniziato, mi sarei mosso diversamente».