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Jesi

Estorsione all’erede milionario, torna libera la jesina arrestata

Oggi il giudice Antonella Marrone ha convalidato l'arresto e rimesso in libertà la 66enne, ex impiegata di un ente pubblico, finita in manette mercoledì scorso mentre cercava di estorcere denaro ad un 73enne in cambio della distruzione di un testamento olografo dell'anziana zia che devolveva tutti i suoi beni ad una casa di riposo

Il tribunale di Ancona
Il tribunale di Ancona

JESI – Avrebbe minacciato l’erede milionario di pubblicare un presunto testamento olografo con cui la zia 91enne venuta a mancare lasciava tutto il patrimonio ad una casa di riposo. I carabinieri l’avevano arrestata in flagranza per tentata estorsione e appropriazione indebita. Oggi il giudice Antonella Marrone ha convalidato l’arresto rimettendo in libertà la 66enne jesina, ex impiegata di un ente pubblico, finita in manette mercoledì scorso.

La donna, difesa dall’avvocato Andrea Boria, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il pm Daniele Paci aveva chiesto l’applicazione degli arresti domiciliari non accolta però dal giudice perché non sussistono le esigenze cautelari. «Si tratta di una vicenda – dice l’avvocato Boria – che dovrà essere approfondita in sede di indagine. Confido nella Magistratura e sono convinto che le indagini porteranno a chiarire la posizione della mia cliente che parlerà solo successivamente». L’indagata potrà così dare la sua versione dei fatti. La vicenda potrebbe tirare in ballo altre persone. Il fascicolo è un faldone di 130 pagine.

La 66enne aveva contattato un 73enne originario di Monsano, finito a vivere a Follonica, in Toscana, dicendogli che aveva un testamento dell’anziana parente che avrebbe messo in dubbio l’eredità milionaria che lui si apprestava ad incassare. In cambio della distruzione del testamento avrebbe chiesto al 73enne 450 mila euro. L’uomo aveva avvertito i carabinieri dando poi un appuntamento alla 66enne per il pagamento. I militari si erano nascosti una stanza attigua a quella dell’incontro uscendo nell’attimo in cui la donna avrebbe fornito l’iban all’uomo per essere pagata. Lì erano scattate le manette.