Jesi, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune sul distributore dell’Asse Sud

La causa era stata intentata dalla ditta Scavi e Condotte di Apiro a seguito della mancata autorizzazione, da parte del Municipio, al mega impianto di carburanti in un’area verde a ridosso di via Roma, che avrebbe spazzato via la pista ciclabile di via Spina

La zona dove doveva sorgere il nuovo distributore di carburanti
La zona dove doveva sorgere il nuovo distributore di carburanti

JESI – Il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar delle Marche, ha dato ragione al comune di Jesi nella causa contro la ditta Scavi e Condotte di Apiro per il diniego alla realizzazione di un impianto di carburanti in un’area verde a ridosso di Via Roma, che avrebbe tra l’altro spazzato via la pista ciclabile di Via Spina. A comunicarlo, oggi in consiglio comunale, è stato il sindaco Massimo Bacci, leggendo il dispositivo della sentenza.

A larga maggioranza, i consiglieri si erano assunti in prima persona la responsabilità ed il rischio economico di una scelta motivata «dalla piena consapevolezza che fosse in capo alla massima istituzione cittadina il dovere di tutelare la comunità impedendo ulteriore cementificazione del suolo e l’aggravio di traffico in una zona della città dove sono già presenti forti criticità».

Proprio in virtù di questi principi, ricorda il sindaco Bacci, «il Consiglio comunale aveva bocciato l’autorizzazione alla variante urbanistica per la costruzione del nuovo impianto. Al riguardo il Consiglio di Stato ha chiarito che “le valutazioni di merito relativamente alla corretta pianificazione del territorio sono prerogative di indirizzo politico-amministrative proprie dell’organo consiliare e possono anche motivatamente discostarsi dai pareri resi dagli uffici tecnici comunali”».

Una sentenza che ribalta quanto invece deciso dal Tar delle Marche che aveva dato ragione alla ditta che voleva realizzare il mega impianto di carburante. Il Tar, tra l’altro, ritenendo non congrua la richiesta di risarcimento milionaria pretesa dall’azienda, aveva intimato il Comune stesso a formulare una ipotesi risarcitoria che comunque sarebbe stata di svariate centinaia di migliaia di euro, in quel caso a carico dei consiglieri comunali che in prima persona si erano assunti l’onere di questa decisione.

Plauso dalla maggioranza, ma anche dall’opposizione. «Abbiamo sostenuto questa battaglia a prescindere dall’appartenenza alle forze di governo perché la ritenevamo giusto e perché crediamo che così ci si debba comportare in minoranza», ha detto Agnese Santarelli di Jesi in Comune.

Si sono quindi accesi gli animi quando si è affrontato il tema del passaggio del consigliere Marco Giampaoletti, eletto con le liste civiche, alla Lega. Il sindaco Bacci l’ha accusato apertamente di incoerenza, con riferimento al sostegno dato dalla maggioranza alla sua elezione in Provincia in quota “civica”.

Riflettori puntati, inoltre, sulla sanità, il cui dibattito è stato lungo e articolato. L’amministrazione si è lamentata del fatto che, in occasione dell’ultima conferenza dei sindaci di Area Vasta 2, il direttore generale Giovanni Guidi ha fornito assicurazioni «poco convincenti. Si corre il serio rischio – ha detto Bacci – che nell’immediato futuro vi siano forti ripercussioni nell’erogazione dei servizi sanitari del territorio con probabili riduzioni se non addirittura interruzioni. Per questo abbiamo chiesto che da parte della conferenza dei sindaci si approvi rapidamente il Regolamento previsto dalla legge che è l’unico strumento in mano alle comunità per incidere sulle scelte della sanità, avendo potere consultivo, propositivo e, in alcuni casi, anche vincolante». È di ieri la denuncia del Tribunale del Malato.