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A Jesi il Congresso della Camera del lavoro della Cgil Ancona: in dieci anni le imprese attive nel territorio diminuite dell’8,6% – VIDEO

Due giorni di dibattito e approfondimenti sui temi del lavoro. Ecco le riflessioni emerse e i dati: dal 2012 al 2022 l'Anconetano ha perso 15.216 residenti

JESI – Due giorni di dibattito e approfondimenti sui temi del lavoro all’Hotel Federico II di Jesi dove si è tenuto il decimo congresso della Camera del lavoro della CGIL di Ancona. Oltre agli interventi del segretario provinciale e dei rappresentanti nazionali, il dibattito è stato animato dalla relazione statistica di Marco Amichetti, dell’IRES, l’Istituto di ricerche economiche e sociali che, dati alla mano, ha confermato come il quadro socio-economico della provincia di Ancona mostri dinamiche e tendenze che rilevano criticità ormai divenute strutturali.

La provincia di Ancona a livello demografico

In base alle elaborazioni sui dati Istat, dal 2012 al 2022 la provincia ha perso 15.216 residenti (-3,2%). Nello specifico, il calo ha interessato ben l’85,1% dei comuni, acutizzandosi nei territori dell’entroterra e nei comuni fino a 1.500 abitanti, i quali, oltre a rappresentare il 55% del totale dei comuni della provincia, hanno registrato una perdita demografica del 7,5%. Le stime Istat rilevano per il 2031 una ulteriore decrescita di 14.217 individui (-3,1%), dei quali 10.094 di età compresa tra 0 e 14 anni (-18,0%). Sulla base di ciò è ampiamente ipotizzabile che tali cambiamenti potrebbero avere delle ripercussioni significative in termini economici e sociali. Il calo non riguarda solo la popolazione ma anche le imprese attive nel territorio: secondo le elaborazioni sui dati della Camera di Commercio, dal 2011 al 2021 le imprese attive nel territorio anconetano sono diminuite dell’8,6% (-3.641 imprese attive). Anche in questo caso i comuni maggiormente interessati dalla riduzione sono quelli dell’interno. Oltre a ciò, i dati evidenziano che ormai da anni le imprese che nascono sono sempre meno di quelle che si cancellano.

I dati dell’export

Le esportazioni nella provincia nel 2020 hanno accusato l’effetto istantaneo della pandemia. Tuttavia a livello generale, prendendo in considerazione il periodo gennaio-settembre, sia nel 2021 che nel 2022 si registra una crescita rilevante dei volumi esportati, addirittura sopra i livelli del 2019, con una differenza di oltre 1 mld di euro, ovvero +35,9% (Istat).

Mercato del lavoro

Un contesto nel quale si inseriscono i dati di un mercato del lavoro sempre più precario e incapace di includere. Di fatto, nel 2021 il tasso di inattività nella provincia di Ancona si attesta al 29%, la disoccupazione giovanile al 23,5% e tra gli uomini e le donne il tasso di occupazione registra una differenza di 11,9 p.p. (punti percentuale) a discapito di queste ultime (Istat). Il part-time incide per il 32,7% dei lavoratori dipendenti privati. Di questi, dal 2011 al 2021 quelli con contratto a tempo pieno e indeterminato sono diminuiti di 10 mila unità (-11,8%) e adesso questa tipologia rappresenta poco più di un lavoratore dipendente su due (Inps). In 10 anni la manifattura perde il 9,7% della forza lavoro, mentre il terziario, dove si registra la maggiore precarietà, registra un aumento del 12,9%, con il settore della ristorazione e del turismo che segna +25,4%. Inoltre, a tutto ciò si aggiunge una retribuzione media lorda annua di 20.853 euro, che per gli operai scende a 16.913 euro e nella quale permane un evidente gap di genere, in quanto le donne percepiscono in media 8 mila euro lordi annui in meno degli uomini (Inps). Anche le pensioni presentano rilevanti criticità. Nella provincia, infatti, si riscontrano 114 mila prestazioni pensionistiche (62,9% del totale) inferiori a 750 euro mensili. Dunque, quasi due pensionati su tre percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia di povertà

Situazione dunque difficile che dovrà essere presto, anzi immediatamente ,affrontata per trovare una soluzione in grado di assicurare un futuro positivo al territorio.

Proprio questi temi sono stati commentati tra gli altri da Marco Bastianelli, segretario provinciale uscente, e da Ivano Gualerzi della Segreteria Nazionale. Bastianelli ha confermato come i segnali di rallentamento ci siano tutti per cui sia ora impegnarsi a fondo. «Nella Provincia di Ancona- ha detto – è necessario analizzare la situazione ed agire di conseguenza. Ad esempio, a fronte delle prospettive positive di aree importanti come quella portuale di Ancona, ampie zone, come il Fabrianese, arrancano. Il manifatturiero è in difficoltà e, se pure l’export 2022 sia cresciuto, il numero delle imprese attive resta calante». Dunque ribadita la necessità di operare con cognizione di causa.

Analisi precisa a più ampio raggio di Ivano Gualerzi della segreteria Nazionale. «Occorre – ha detto – che il nuovo Governo operi su almeno cinque grossi temi, tra cui occupazione, scuola e sanità, per far sì che le paure internazionali non mettano in grave crisi il nostro sistema già alle prese con l’inflazione che mangia letteralmente stipendi e pensioni».

La CGIL della Provincia di Ancona vuole operare sul territorio con idee chiare e determinazione per prevenire problemi gravi, già purtroppo all’orizzonte, almeno queste le intenzioni emerse dal congresso territoriale di Jesi.

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