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Jesi

Jesi città regia, un titolo che divide

Il presidente del consiglio comunale Massaccesi ha presentato una mozione che impegna la Giunta ad attivarsi per ripristinare la denominazione. Plaude all'iniziativa William Graziosi. Ma in aula c'è chi storce il naso

Piazza Federico II a Jesi

JESI – Jesi città regia, un titolo che divide. «Ho presentato una mozione, da sottoporre al Consiglio Comunale di Jesi nella prossima seduta per la relativa approvazione, in cui – spiega il presidente consiliare, Daniele Massaccesi -, dopo aver rilevato come già in passato, e fino al secondo dopoguerra, Jesi si sia fregiata del titolo di “Città Regia”, e tenuto conto delle rilevanti implicazioni, di carattere storico, economico, turistico e culturale, di una simile attribuzione per la nostra città, certamente non insensibile all’attrattiva che anche la recente apertura del Museo dedicato a Federico II può esercitare nel mondo, catalizzando l’interesse di tanti possibili visitatori, e tenuto anche conto del parere di un illustre storico della nostra città, quale è stato il Prof. Raffaele Molinelli, l’Amministrazione Comunale è stata invitata ad attivare ogni necessaria procedura per veder attribuita (o riattribuita) a Jesi, e se previsto o dovuto anche dalle competenti Autorità, il titolo di “Regia Città” o “Città Regia”, così riappropriandosi di quella che era stata una importante peculiarità, nel tempo, della nostra città».

Secondo Massaccesi infatti «il titolo di “città regia”, ben contestualizzato dal punto di vista turistico e non solo,  potrebbe diventare un potente “brand” per la nostra città, utile a valorizzare anche tutte le eccellenze del territorio, costituendo uno stimolo che potrebbe spronare a promuovere e valorizzare una regalità proficua e costruttiva ispirata alle nostre radici, per guardare con solide basi al futuro». Sulla stessa lunghezza d’onda, Matteo Baleani del movimento Jesiamo: «Il titolo di Città Regia è legato a quello che può essere definito il periodo storico più affascinante e vivace di Jesi, inoltre conferiva un particolare status di importanza e di libertà alla nostra città. Oggi potrebbe diventare un vero e proprio “brand”, per utilizzare un termine moderno, utile anche a riscoprire un’identità di cui essere orgogliosi. Innegabilmente, se utilizzato con intelligenza, può avere un potere attrattivo a livello turistico e per la valorizzazione di tutte le eccellenze del territorio. La parola d’ordine del futuro sarà “glocale” e non vedo miglior etichetta da interconnettere alla nostra città e ai nostri prodotti da esportare nel mondo».

Fra coloro che più auspicano tale riconoscimento c’è sicuramente William Graziosi, amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini nonché segretario generale della Fondazione Stupor Mundi che gestisce il museo multimediale di Federico II. «Da sempre sostengo che la storia millenaria d’Italia, e lo dico anche forte delle mie esperienze internazionali, è il marchio distintivo di una superpotenza della cultura nel mondo – evidenzia Graziosi -. E Jesi che vanta Federico II, Lotto, Pergolesi e Spontini deve trarne il massimo giovamento. Potersi di nuovo fregiare del titolo di Città Regia ci aiuta immediatamente ad essere facilmente riconoscibili e localizzabili in un mondo che attraverso la tecnologia è diventato piccolissimo e alla portata di tutti. Solo il fatto che potremo fregiarci del titolo tradotto in inglese di “Royal City” of Jesi ci deve far immaginare che tipo di aperture di visibilità e possibilità di marketing ad ogni livello potremo avere per tutti, cittadini, aziende e pubblica amministrazione».

All’opposizione, tuttavia, il parere è differente. «Passi finché sta scritto su una guida turistica – osserva Samuele Animali di Jesi in Comune -. Ma rivangare questo appellativo in un documento ufficiale della repubblica fondata sul lavoro sembra quantomeno un anacronismo folcloristico. Per non dire peggio. In effetti fu un podestà nel 1929 (il colonnello Amatori) a scrivere un’accorata lettera a Mussolini al riguardo. Fu invece il primo Sindaco di Jesi liberata, Pacifico Carotti, a ritenere opportuno distinguere la leggenda dalla storia civile della città. In una città che perde abitanti, con periferie in stato di abbandono e senza idee per il futuro, si tratta di un’iniziativa che serve a distogliere l’attenzione dal vuoto di idee e di iniziative pubbliche in campo turistico e culturale. Occorre invece lavorare in sinergia con altre realtà regionali per una promozione turistica più seria e costruttiva. Insomma siamo d’accordo con il professor Ramini che nel 2004 affermava “…Il sindaco Carotti ha fatto benissimo ad abolire il titolo di regia, in quanto non conferisce a Jesi nessun onore e non rientra nell’humus culturale locale. Rimanga piuttosto alla nostra città l’appellativo di Res Publica, come si legge sopra Porta Salara”».