Jesi città regia, Giuliodori e Fava lanciano la provocazione: «Bando alla modestia, attribuiamole il titolo di città imperiale»

Nel ricordare la tradizione repubblicana e laica del Comune, i due professori respingono la proposta formulata da Daniele Massaccesi, che il prossimo 27 ottobre sarà messa al voto in consiglio comunale

Piazza Federico II a Jesi con il Duomo sullo sfondo

JESI – «Che Jesi sia stata fondata da Re Esio è una leggenda, che l’Imperatore Federico II sia nato qui è storia. Allora perché limitarci? Bando alla modestia, altro che regia! Jesi “città imperiale”». È l’ironica provocazione che lanciano i due professori Gabriele Fava, ex sindaco, ed Ero Giuliodori, alla vigilia della votazione in consiglio comunale – prevista per il 27 ottobre – della mozione presentata dal presidente dell’aula consiliare, Daniele Massaccesi che, se approvata, «impegna l’Amministrazione Bacci ad attivare ogni necessaria procedura per veder attribuita (o riattribuita) a Jesi, e se previsto o dovuto anche dalle competenti Autorità, il titolo di “Regia Città” o “Città Regia”, così riappropriandosi di quella che era stata una importante peculiarità, nel tempo, della nostra città».

Un’idea che ha letteralmente diviso Jesi fra favorevoli e contrari. E che continua a far discutere. «A proposito del levarsi di alcune voci, anche istituzionali, circa il tentativo di assegnare alla nostra città l’appellativo di “regia” – osservano Fava e Giuliodori -, lo storico locale Marco Torcoletti ha già provveduto brillantemente a dimostrare l’inesistenza di documenti  che possano avvalorare il riconoscimento di quel titolo. Del resto i documenti presenti nell’Archivio comunale, e come ampiamente argomentato in un suo scritto anche dal professor  Raffaele Molinellli, parlano chiaro. Le due istanze avanzate nel 1939 dall’allora podestà Amadori (la seconda chiedendo l’intercessione dello stesso Mussolini) furono respinte dalla Consulta araldica per ragioni insormontabili: intanto per mancanza di fondamenti storici e poi perché il titolo di “regia” non esiste nella gerarchia araldica. Ora se si vuol contrapporre ai fatti una valutazione socio-politica circa   il sentimento di una parte della città, occorre riconoscere che Jesi ha un patrimonio di cultura e di tradizione repubblicana e laica che dal dopoguerra in poi si sono prevalentemente e costantemente manifestate. Davvero qualcuno pensa, inoltre, che una “autarchica” delibera di Giunta, priva di  qualsiasi fondamento storico e di valore araldico, possa incrementare il flusso turistico in città? O non è più probabile che ci esponga a facili ironie?».

Ecco quindi la provocazione: «Che Jesi sia stata fondata da Re Esio è una leggenda – osservano i due professori in conclusione del loro ragionamento -, che l’Imperatore Federico II sia nato qui è storia. Allora perché limitarci? Bando alla modestia, altro che regia! Jesi “città imperiale”».