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Jesi

“Jesi città del Sì” per la donazione di organi e tessuti

Il sindaco Massimo Bacci aderisce alla campagna “Donare è una scelta naturale” e ci mette la faccia

Il Comune di Jesi

JESI – «Le scelte che riflettono il senso civico a volte sono scelte naturali e comportano azioni semplici, come quella di dire il proprio “Sì” alla donazione di organi e tessuti al rinnovo della carta di identità». È l’invito del sindaco Massimo Bacci ai cittadini di Jesi, che aderisce alla campagna “Donare è una scelta naturale”. Una presa di posizione rilanciata anche sui social e seguita dagli hashtag #Jesi è #cittàdelSì #sceglididonare #unSìinComune.

La collaborazione tra Anci, ministero della Salute e Cnt ha consentito di porre al centro della campagna il tema della dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti in occasione del rilascio della carta d’identità al Comune. Questa modalità rappresenta oggi il principale canale con cui i cittadini esprimono il loro volere sulla donazione post-mortem.

Gli obiettivi sono di informare i cittadini sulle procedure esistenti per esprimersi sulla donazione di organi e tessuti post mortem, con particolare riferimento alla possibilità di dichiarare il proprio volere al Comune, nonché di informare la popolazione tra i 18 e i 35 anni sulle modalità di iscrizione al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo – IBMDR.

Parallelamente, si intende rafforzare la fiducia nel sistema sanitario nazionale e consolidare la percezione del cittadino circa la professionalità degli operatori della Rete trapianti.

Le cifre

Sono circa 8.500 le persone che in questo momento in Italia stanno aspettando un trapianto. Di loro si occupa la rete trapiantologica del Servizio sanitario nazionale, una delle eccellenze scientifiche del nostro Paese, un sistema clinico all’avanguardia nel mondo che solo lo scorso anno, nonostante la pandemia, ha realizzato quasi 3800 trapianti, riuscendo addirittura – prima nazione al mondo – a utilizzare organi di pazienti positivi al SARS-CoV-2.  Ma l’impegno dei medici, degli infermieri e del personale sanitario da solo non basta: un trapianto, prima di tutto, ha bisogno di qualcuno che abbia scelto di donare i propri organi.

Gli over 60 perché sono i cittadini che, ad oggi, hanno più reticenze nel registrare la propria volontà sulla donazione (se lo fanno nella maggior parte dei casi è un “no”).