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Jesi

Jesi, cercansi aule e autobus scolastici per fronteggiare il Covid-19

Le nuove misure anti-Coronavirus metteranno a durissima prova i plessi cittadini. Pochi gli spazi a disposizione. Rischiano di essere “sacrificati” palestre e refettori

JESI – Le misure anti-covid obbligheranno a ripensare le attività didattiche nelle classi, ridimensionando contestualmente il trasporto scolastico. Prima riunione, non senza tensione, fra l”amministrazione comunale e gli istituti scolastici per iniziare a predisporre spazi e attività del nuovo anno, tenendo in considerazione il distanziamento sociale. Palestre e refettori potrebbero essere sacrificati per far spazio agli studenti. Il problema più grande è ovviamente rappresentato dalle scuole dell’infanzia, dove sarà piuttosto complicato tenere i bambini distanti fra loro. Non sono da meno le criticità alle scuole elementari e medie.

Scartata, per il momento, l’ipotesi di realizzare casette provvisorie di legno nei parchi, sebbene alcuni insegnanti lo abbiano proposto. Limitato il tempo a disposizione per intervenire, nonostante gli stanziamenti – esegui, per la verità – del Ministero dell’Istruzione da utilizzare per eventuali divisori fra banchi, o fra le classi, con buona pace della concentrazione. «Solo per il trasporto scolastico – ha evidenziato l’assessore ai lavori pubblici, Roberto Renzi – occorrerebbe quadruplicare il numero degli autisti e degli scuolabus. Il Comune ha effettuato un monitoraggio di tutte le scuole per capire i distanziamenti e per verificare altre strutture che potessero essere eventualmente aggiunte. È una situazione di emergenza e siamo tutti preoccupati». Nei giorni scorsi, si è anche valutata l’ipotesi di utilizzare la palazzina ex Asl di via Gallodoro, ora utilizzata dal centro sociale Tnt. Da decidere, inoltre, la collocazione temporanea degli alunni della scuola Martiri della Libertà, chiusa per ristrutturazione.

«Visto che la riorganizzazione dell’esistente è la classica coperta troppo corta, sperando che ormai non sia troppo tardi (sono gli stessi discorsi che si facevano due mesi or sono e il tempo in questi casi è tiranno), la proposta più logica e lineare e già emersa diverse settimane fa in più occasioni sembra, a mio parere, quella di aggiungere spazi – il commento di Samuele Animali di Jesi in Comune -. Per esempio prendendoli in affitto da privati. O riadattando strutture pubbliche già esistenti. O costruendone di nuove. Nel 2003 o giù di lì in 60 giorni furono realizzate le scuole di legno ancora in funzione nella zona della Fornace. Non dobbiamo pensare necessariamente a strutture “pesanti” la cui realizzazione ha tempi incompatibili con i bisogni. Nell’emergenza si potrebbe far ricorso a container e altre strutture modulari, magari eredità e dotazione dei terremoti che purtroppo hanno devastato il territorio marchigiano. Oppure ad altre strutture prefabbricate leggere che possano essere installate in poco tempo, come pergole e pergolati, gazebo, porticati e anche tende e tensostrutture. Soluzioni che andrebbero esaminate senza pregiudizi. L’arte di arrangiarsi farà il resto. Tanto che negli ultimi anni l’abbiamo trasformata in qualcosa di positivo e gli abbiamo dato un nome nuovo: resilienza. Quando le cose vanno male ci si adatta. Chi più chi meno ne siamo ben forniti, ma non dimentichiamo, se possibile, che queste difficoltà incidono anche sull’abbandono (la peggiore sconfitta per il sistema scolastico) e che la resilienza è una virtù solo come reazione di chi non ha il potere di generare o imporre il cambiamento. Mentre la politica dovrebbe essere l’arte di pensare e realizzare il cambiamento possibile».