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Jesi

Jesi, netto calo di richieste per la “no tax zone”

Sei le domande, cinque delle quali accolte, da parte di nuove attività avviate nel 2019. Erano state venti quelle dell'anno precedente, una ottantina le beneficiarie dal 2015. Bando per il 2020 in corso

Il centro storico di Jesi
Il centro storico di Jesi dal campanile del Duomo

JESI – Sono state appena sei le nuove attività che nel 2020 hanno fatto richiesta per l’accesso ai contributi della cosiddetta “no tax zone” varata da qualche anno dall’amministrazione comunale. Di queste sei domande, cinque quelle che sono state accolte. Dati che riguardano gli esercizi aperti nell’arco del 2019 e che segnano un netto calo dell’interesse per l’iniziativa rispetto all’anno precedente. Mentre il bando 2021 – riservato alle attività avviate lo scorso anno – è aperto e ci sarà tempo fino a fine febbraio per partecipare.

La “no tax zone” prevede un contributo che compensa sostanzialmente le imposte comunali che una nuova attività deve versare nei primi tre anni fra tassa rifiuti, imposta pubblicità, Tosap Tasi e Imu se dovute: 500 euro l’anno per un triennio. Dal 2015 in avanti, anno dell’introduzione della misura, sono state con queste ultime complessivamente una ottantina le imprese che hanno avuto accesso al beneficio. La risposta al bando 2019, con riferimento alle aperture del 2018, era stata decisamente più ampia rispetto all’ultimo: venti domande, quindici delle quali accolte e finanziate.

La “no taz xone” è stata pensata con priorità riservata alle realtà che si insediano in centro e nei borghi storici ma in base alle domande pervenute si è estesa un po’ a tutta la città. Sono state due attività del settore abbigliamento, una libreria, un esercizio nel campo della telefonia e uno in quello degli articoli sanitari a beneficiarne con l’ultimo bando.

I contributi sono riservati alle nuove attività commerciali costituite da ditte individuali, alle società di persone, alle srl anche unipersonali. Relativamente alle imprese artigiane, l’avviso è riservato alle attività di produzione di propri beni, compreso l’artigianato artistico e l’artigianato nel settore alimentare (pizzeria, rosticceria, pasta fresca). In graduatoria il punteggio maggiore (60 punti) è attribuito alle attività ubicate in centro o nei borghi storici così come individuati dal piano regolatore, nel rispetto dell’obiettivo di favorire le nuove attività di vicinato nei quartieri più datati. Vengono tenute in considerazione con punteggi significativi (15 punti) le attività presentate da donne o giovani fino a 35 anni, ma anche (12 punti) quelle di soggetti disoccupati da almeno 12 mesi.