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Jesi

Jesi, il bilancio della Caritas dopo l’emergenza: «Tante le nuove difficoltà»

Per il 60% circa della chiamate al Centro d’ascolto, si trattava di persone che per la prima volta si rivolgevano alla struttura diocesana. «Non siamo mai stati chiusi, anche se cambiando strategie»

Da sinistra Mariangela Boiani, Matteo Donati, Letizia Taccaliti e Marco D'Aurizio della Caritas di Jesi

JESI – Più che raddoppiate le famiglie aiutate dall’Emporio Solidale, mantenuti – rimodulandoli- i servizi mensa e centro d’ascolto. «Non siamo mai stati chiusi, anche se cambiando strategie. E la grande sinergia che c’è stata con enti, privati, associazionismo e soprattutto tantissimi singoli cittadini, ha mostrato una volta di più come nei momenti di più profonda crisi nasca e si rafforzi la solidarietà». Così Matteo Donati, operatore Caritas, nel fare il punto – con la “benedizione” d’apertura del direttore Marco D’Aurizio – sul lavoro svolto in questi mesi di emergenza sanitaria dalla struttura diocesana di viale Papa Giovanni XXIII.

La Caritas jesina nella nuova sede
La Caritas jesina nella nuova sede

A collaborare con la Caritas con il loro supporto in queste settimane sono stati 8 supermercati, 26 aziende, 2 ristoranti, 3 forni, 10 associazioni di volontariato e decine e decine di privati cittadini. Ad illustrare numeri e quotidianità dell’attività svolta ci sono, insieme a Donati, la referente per il progetto Emporio solidale Letizia Taccaliti e la referente del progetto servizio civile Mariangela Boiani. «Alle 68 famiglie che già aiutavamo con l’Emporio, se ne sono aggiunte altre 75 in seguito all’emergenza– spiegano- a questa vanno aggiunti i circa 80 pasti al giorno che, attraverso l’asporto, sono stati distribuiti dal servizio mensa, nonostante la chiusura dell’ingresso fisico agli ospiti. Conto in cui rientrano anche i 20-25 pasti per gli ospiti della Casa delle Genti dell’Asp, che date le restrizioni hanno visto prolungata in maniera straordinaria la loro permanenza, e quelli per le persone ospitate dal nostro servizio di seconda accoglienza».

Dice Taccaliti: «L’Emporio, in condizioni normali aperto due giorni la settimana, ha esteso la sua attività a tutto l’arco della settimana stessa, con la consegna della spesa a domicilio. Un servizio supportato dal filtro telefonico del Centro d’ascolto, che a sua volta ha adeguato il proprio lavoro ad esigenze e condizioni dell’emergenza, orientando chi chiamava su questioni d’urgenza come i buoni spesa. In aumento in queste settimane gli italiani che si rivolgono a noi: persone che non hanno visti rinnovati i propri contratti di lavoro precari o in difficoltà a causa dei ritardi nella erogazione della cassa integrazione». Per il 60% circa della chiamate al Centro d’ascolto Caritas, si trattava di persone che per la prima volta si rivolgevano alla struttura diocesana.

Boiani evidenzia: «Il contributo offerto, nel momento in cui da metà aprile hanno di nuovo potuto, dai 4 ragazzi fra i 18 e i 28 anni che svolgono qui il servizio civile: hanno consegnato la spesa a domicilio, ritirato eccedenze e donazioni dei supermercati, lavorato in sede».

Ne sono venuti anche il progetto “AiutachiAiuta”, percorso di formazione on line aperto a dirigenti, operatori e volontari delle Caritas diocesane e parrocchiali delle Marche e l’idea di «dedicare attenzione in futuro- dice Donati- ai dimenticati del covid, ovvero i carcerati».