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Jesi

Jesi, l’Anffas in città compie 30 anni: «Ancora tante le barriere da abbattere»

L'associazione delle famiglie di persone con disabilità è attiva dal 1991: il 23 ottobre giornata di confronto a Palazzo Bisaccioni e benedizione del nuovo mezzo acquisito di recente. In una pubblicazione in 1.500 copie il pensiero del presidente Massacci

Da sinistra Silvano Sbarbati, Antonio Massacci e Marco Mazzarini

JESI – Compie trent’anni la sezione jesina di Anffas, l’associazione nazionale delle famiglie di persone con disabilità, nata in città nel 1991. Ricorrenza che sarà celebrata sabato prossimo 23 ottobre con l’incontro-convegno “Prendiamoci cura” a Palazzo Bisaccioni e anche con la benedizione del vescovo Gerardo Rocconi del primo mezzo di trasporto sociale, la Anffasmobile, acquisito dall’associazione con il contributo di Cariverona.

Sono circa cinquanta oggi i soci Anffas a Jesi, fra familiari di persone con disabilità e volontari. A Palazzo Bisaccioni la discussione prenderà il via coi saluti istituzionali alle 10, per poi proseguire nel pomeriggio dalle 15,45 dopo l’inaugurazione del mezzo alle 12,15. Parteciperanno con un contributo a distanza il presidente nazionale Roberto Speziale e in presenza la presidente regionale Raffaela Lugli. Ci saranno le istituzioni e realtà come l’Asp Ambito 9 e il Gruppo Solidarietà.

L’appuntamento, con obbligo di green pass per chi vorrà esserci, potrà essere seguito anche in diretta streaming sulla pagina Fb dell’Anffas di Jesi.

Per il trentennale, il presidente di Anffas Jesi Antonio Massacci ha fatto il punto in una speciale pubblicazione, curata per i testi da Daniela Amici e Paola Massi, distribuita in mille e 500 copie sul territorio. «Primi destinatari- spiega Massacci- Sindaci e Giunte dell’Ambito e poi tutte quella realtà, come club di servizio e associazioni del volontariato, che ci sono sempre state vicine».

Evidenzia Massacci: «A Jesi purtroppo poco è cambiato in tutti questi anni in fatto di barriere. Ma ogni gradino che si incontra è figlio di un pensiero, le barriere sono in primo luogo psicologiche e culturali. La disabilità non è di chi la vive ma di chi la genera e la amplifica».