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Jesi

Jesi, 25 Aprile: vernice sul luogo della fucilazione dei partigiani Magnani e Panti

L'episodio segnalato da Rosalba Cesini, del direttivo Anpi, nel corso della cerimonia della Festa della Liberazione, in Piazza Indipendenza. Imbrattati i fori causati sul muro di via delle Orfane dai proiettili del plotone d’esecuzione fascista

Vernice rossa sui fori di proiettile del muro di via delle Orfane, luogo della fucilazione dei partigiani Armando Magnani e Primo Panti

JESI – Vernice rossa a “riempire” i fori causati sul muro di via delle Orfane dai proiettili del plotone d’esecuzione fascista che vi giustiziò – l’8 e 9 febbraio 1944 – i partigiani Armando Magnani e Primo Panti. Un atto – di vernice se ne vede anche sotto la lapide ma non si notano altre scritte o sigle – segnalato stamattina 25 aprile da Rosalba Cesini del direttivo Anpi di Jesi, nel corso della cerimonia di celebrazione della Festa della Liberazione, in Piazza Indipendenza.

«Imbrattato- ha riferito Cesini – il punto della fucilazione dei partigiani Magnani e Panti. Ed è anche stato strappato un manifesto davanti alla nostra sede di via Tessitori». Gesti sicuramente recenti, riferiscono da Anpi: nel pomeriggio di domenica 24 aprile, quando come da tradizione i rappresentanti di Anpi, Associazioni Combattentistiche e d’Arma e cittadini hanno fatto il consueto passaggio fra cippi, lapidi e luoghi della Memoria cittadini per l’omaggio con la deposizione delle corone di alloro, di vernice sul muro di via delle Orfane non ce ne era.

Festa della Liberazione a Jesi, Massimo Bacci e Rosalba Cesini

Si è concluso con un «Viva la Pace!» l’intervento in piazza della già consigliera comunale e deputata. Tema inevitabilmente molto presente, quello della guerra in corso in Ucraina in questo 25 aprile. «Condanniamo Putin e le sue scelte imperialiste e scellerate – ha detto Cesini – siamo col popolo ucraino aggredito. Serve immediata una tregua ma con il riarmo e l’espansione della guerra si va nella direzione opposta. Un filo sottile ci separa dalla catastrofe. La posizione della nostra associazione è chiarissima». Cesini ha poi fatto riferimento e criticato episodi recenti della politica cittadina che hanno fatto discutere: il simbolo fascista della Repubblica di Salò esibito da una consigliera comunale nel corso di una seduta di commissione consiliare e il previsto restauro di una scritta pure fascista riapparsa all’interno dell’ufficio Anagrafe. «A che serve restaurare una scritta di propaganda? Che ne penserebbero le vittime del fascismo sul nostro territorio o la nostra concittadina onoraria Liliana Segre? La si restauri solo e unicamente se inquadrandola nel contesto dei crimini commessi dal fascismo a Jesi».

La cerimonia in piazza, preceduta dalla Messa con deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti di viale Cavallotti e dal corteo lungo Corso Matteotti partito da piazza Pergolesi, si è aperta e svolta nel segno del ricordo del partigiano Eraclio Cappannini, dopo il dono al Comune da parte della sorella Maria Luisa (detta anche Maria Grazia) dell’originale dell’ultima lettera, riportata fra le famose “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”, scritta dal ventenne patriota prima di essere fucilato dai nazifascisti nel 1944. Donate anche la divisa indossata da Cappannini al momento della fucilazione e la medaglia d’argento al valor militare riconosciutagli. Dante Ricci ha letto la parte conclusiva del libro “Una vita per la liberà” realizzato su Cappannini da Vittorio Graziosi. Alla voce di Nico Alberici affidata la lettura dell’ultima lettera del giovane partigiano.

«Aver ricevuto questo dono ora, a conclusione dei 10 anni del mio mandato di Sindaco, lo considero personalmente uno straordinario privilegio – ha detto nel suo intervento il primo cittadino Massimo Bacci – oggi è una intera comunità che si fonda su quei valori nati dalla Resistenza e trasfusi nella Costituzione. Per questo mi è parso del tutto naturale scrivere lo scorso ottobre al presidente del Consiglio Draghi per chiedere lo scioglimento di tutte le forze neofasciste oggi presenti. I fatti di Roma, l’attacco alla Cgil di allora, dimostrano come la democrazia non sia qualcosa di statico e di stabile, che si possa considerare raggiunta una volta per tutte. Come ricordava Aldo Moro, “il nostro antifascismo non è solo una nobilissima affermazione ideale, ma un indirizzo di vita, un principio di comportamenti coerenti”. E dunque continuo ad augurarmi che questo Governo superi l’inerzia costituzionale dei precedenti, dando seguito in maniera concreta a quanto i nostri padri costituenti scolpirono sulla nostra Carta fondamentale, e cioè il divieto di riorganizzazione, “sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”».

E inoltre «Questa libertà, questo poter stare insieme e sentirci tutti parte di una stessa società, deve piuttosto emergere in maniera ancora più netta in questi giorni di guerra, in questi giorni dove un un aggressore invade, tortura, sevizia, uccide. Dove c’è, dall’altra parte, un popolo che imbraccia le armi per difendersi, per proteggere le proprie famiglie, la propria comunità, per difendere la libertà. Come allora, durante la guerra di Liberazione, non ci potevano essere dubbi tra chi era in Italia dalla parte giusta e chi in quella totalmente sbagliata, così ora non possono esserci dubbi su chi sia l’aggressore e chi sia l’aggredito. E bene sta facendo il nostro Paese ad individuare ogni strategia utile da un lato per colpire economicamente l’aggressore, dall’altro per aiutare a difendersi l’aggredito».