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Jesi

Intesa-Ubi. Il sindaco di Jesi: «Inspiegabile silenzio nella regione». La replica di Intesa

«La città ha pagato a carissimo prezzo la fine di Banca Marche», ricorda Massimo Bacci. Intanto prosegue la scalata: il 28 luglio si chiude l'offerta di pubblico scambio. Depotenziati i centri direzionali jesini in caso di fusione, ma Intesa Sanpaolo assicura tutele

Il quartier generale di Ubi Banca a Fontedamo, Jesi
Il quartier generale di Ubi Banca a Fontedamo, Jesi

JESI – Il sindaco di Jesi, Massimo Bacci è intervenuto sull’offerta di pubblico scambio di azioni lanciata da Intesa agli azionisti di Ubi Banca, offerta che si chiuderà il 28 luglio. Nella città, ricorda Bacci, in cui si trovano due centri direzionali di Ubi, uno a Fontedamo già sede di Banca Barche confluita nel gruppo bergamasco, e l’altro all’Esagono sede della macroarea Marche-Abruzzo, che sarà depotenziato in caso di fusione, l’operazione – si  legge in una nota stampa – potrebbe essere «una opportunità per le Marche», ma va condivisa «con le parti in causa: istituzioni, tessuto produttivo, parti sociali e il personale bancario».

Bacci lamenta «il generale silenzio della politica regionale» nei confronti di una operazione che porterà «la più grande banca italiana (Intesa) a prendere il controllo di un primario istituto di credito fortemente radicato nelle Marche (Ubi), tanto da esserne il principale punto di riferimento per imprese e famiglie. Come Sindaco della città che è stata da sempre punto di riferimento del sistema bancario, mi sono sentito in dovere di scrivere ai vertici di Intesa per rappresentare le aspettative di questo territorio».

«Abbiamo pagato a carissimo prezzo la fine di Banca Marche, in termini di sportelli e personale, affidamenti e prestiti (Jesi è stato l’unico ente pubblico a denunciare il crac, fino a costituirsi parte civile nel processo contro gli ex amministratori). Occorre che, al termine dell’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio di Intesa sulle azioni Ubi, non si ripeta lo stesso errore», prosegue Bacci.

«L‘ultimo rapporto di Banca d’Italia, nell’inquadrare le criticità del sistema produttivo marchigiano, evidenzia che nel primo trimestre 2020 “il credito al complesso dell’economia regionale è tornato lievemente a espandersi”, mentre “il tasso di deterioramento dei prestiti si è portato a fine 2019 su un livello storicamente basso. Per sostenere gli investimenti delle imprese, per riavviare una vera ricostruzione nell’area del cratere del sisma, per rimettere in moto le opere sia pubbliche che private, è fondamentale che il sistema bancario dia slancio al credito e sostenga fortemente il tessuto produttivo marchigiano. Siamo una regione che, inserita un tempo e a pieno titolo nel gruppo di quelle regioni che trainavano l’economia nazionale, è progressivamente passata al gruppo di quelle che stanno zoppicando maggiormente, trovando la politica totalmente impreparata ad affrontare una simile situazione».

Interviene Stefano Barrese, Responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo: «Alle comprensibili preoccupazioni manifestate dal sindaco di Jesi Massimo Bacci, rispondo rassicurandolo con le sue stesse parole, e cioè che l’operazione Intesa San Paolo con Ubi Banca sarà “una grande opportunità per le Marche”».

«Il nostro gruppo, già oggi ben presente nella regione , svilupperà ulteriormente la sua attività consapevole che si sta parlando di un territorio con una straordinaria classe imprenditoriale e una rete di piccole e medie imprese di eccellenza. A questo proposito ricordo che il nostro consigliere delegato, Carlo Messina, ha già annunciato ulteriori 10 miliardi l’anno per i prossimi tre anni  , per un totale di 30 miliardi , nelle aree servite da Ubi. Come già ribadito, inoltre, nessuna linea di credito sarà ridotta in caso di clienti condivisi».

«Per quanto riguarda la valorizzazione delle strutture possiamo invece confermare la volontà  di creare nelle Marche  nuovi importanti centri operativi a supporto delle attività generali del gruppo avvalendoci delle professionalità oggi presenti in Ubi .  A questo si aggiunge il potenziamento delle attività di business attraverso la rete delle filiali . Infine,  per tranquillizzare il territorio sotto il profilo occupazionale, voglio rimarcare che dal nostro gruppo eventuali uscite di personale sono sempre avvenute solo ed esclusivamente su base volontaria e  che a livello nazionale sono state annunciate 2500  nuove assunzioni. Riteniamo quindi che questa operazione possa costituire un ulteriore rafforzamento della base operativa del Gruppo sul territorio marchigiano ( di cui Jesi rappresenta per la sua storia  – anche sotto il profilo bancario –  un punto di riferimento importante) e  un’opportunità , appunto, per aiutare famiglie e imprese a guardare con più fiducia verso il futuro anche in un’ ottica di veloce superamento di questa difficile fase del Paese».