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Jesi

Intervista a Elisa Di Francisca, la “campionessa imperfetta” col cuore diviso tra figli e fioretto

Ora in attesa del secondogenito, la schermitrice jesina non esclude di tornare in futuro in pedana. Ma le priorità adesso sono la famiglia e l'autobiografia appena uscita: «Un libro che esalta l’imperfezione in modo sincero»

Elisa Di Francisca

JESI – Nel 2020 aveva dato l’addio alla pedana con un annuncio choc: «aspetto un figlio, scelgo la vita». Un terremoto nel mondo della scherma, partito dalle colonne del Corriere della Sera alla vigilia delle Olimpiadi di Tokyo. Un annuncio, quello di Elisa Di Francisca (jesina, 38 anni) che aveva destato l’ammirazione di molti per il coraggio di una atleta che dopo aver vinto tutto (2 ori olimpici ai Giochi di Londra 2012, l’argento olimpico individuale a Rio 2016, 7 titoli mondiali e 13 medaglie d’oro continentali) ed essere subito tornata ad allenarsi dopo la nascita del primo figlio, Ettore 3 anni e mezzo, ora in attesa del secondo figlio aveva appeso il fioretto al chiodo per fare la mamma.

Elisa Di Francisca alle Olimpiadi di Rio 2016

Una scelta libera, che a molte donne è preclusa ancora oggi, sia nel mondo del lavoro che dello sport professionistico, come accaduto alla pallavolista Lara Lugli, licenziata dal Volley Pordenone perché incinta. «C’è ancora molto da fare per noi donne nel cammino dell’emancipazione se nel 2021 ancora siamo costrette a scegliere se essere madri o lavoratrici/sportive professioniste – ammette Elisa Di Francisca -. La vicenda di Lara Lugli mi ha colpito profondamente, di certo la società sportiva non ha fatto una bella figura. E comunque, con tutti i problemi che abbiamo da affrontare ad oggi, venire licenziate perché si aspetta un figlio mi sembra eccessivo. Poi, per esperienza diretta posso dirlo, le donne dopo una gravidanza sono fisicamente più forti, temprate dal dolore e dall’esperienza, sono più in forma e hanno una motivazione in più, il figlio appunto, che le muove a dare il massimo. Per me, dopo Ettore è stato così, quando sono tornata in pedana mi sentivo fortissima».

Ora sta affrontando la seconda gravidanza, come va?
«Finora tutto bene, mancano due mesi… la quarantesima settimana scade l’8 maggio. Brando nascerà a Jesi, dove verremo a fine aprile. Adesso sono a Roma con mio marito Ivan e Ettore che si sta abituando al cambiamento, che vede come un regalo».

La scelta del nome?
«Sempre di comune accordo con mio marito, piaceva a entrambi. Brando è corto, non troppo inflazionato e dà un’idea di forza, come Ettore».  

Quanto sarà importante lo sport nella crescita dei suoi figli, da mamma-atleta?
«Certamente sarà fondamentale. Spero con tutto il cuore che vogliano fare sport, perché fa bene al fisico, all’anima, all’integrazione con gli altri. Poi sceglieranno quello che vorranno, io non suggerirò!»

In attesa della gravidanza ha comunque dato la luce a un bel progetto.
«Sì, è appena uscito il mio libro autobiografico Giù la maschera. Confessioni di una campionessa imperfetta (edito da Solferino Libri e scritto insieme a Gaia Piccardi). Un libro che in realtà mi è stato proposto e ho trovato che fosse un’idea interessante, che fosse il momento giusto. Ho accettato volentieri perché era l’occasione per venire fuori non solo come atleta, ma soprattutto come persona, con le mie esperienze di vita belle e brutte».

Perché si definisce imperfetta?
«Perché nonostante le medaglie, gli ori e i successi, lo sono. Come tutti. Anzi, è un libro che esalta l’imperfezione in modo sincero, attraverso le pagine della vita della mia infanzia, l’adolescenza alle prese con il rapporto dapprima conflittuale e ora ricucito con mio padre, la ribellione alle regole, il rapporto con gli uomini, la violenza. Tocco molti temi in queste pagine, temi anche di attualità, per questo spero che lo leggano tante persone e capiscano che l’imperfezione è una cosa normale per ciascuno di noi, anche per chi apparentemente ha collezionato solo successi. Insomma, le vittorie si conquistano col sudore e passando anche attraverso gli sbagli».

Ci sono quindi dei messaggi forti…
«Sì, esatto. Vorrei trasmettere l’idea che nella vita le cose non debbono per forza andare tutte bene, che bisogna sempre credere in sé stessi e andare avanti nonostante tutto, perché superare gli ostacoli fa parte del gioco ed è la normalità di tutti».

Spera che anche i suoi figli, un domani, possano leggerlo?
«Certamente, anzi inizierò a leggerglielo io. Ci sono cose che voglio conoscano della loro mamma».

Che progetti ha?
«Diciamo che per ora aspetto Brando, poi mi impegnerò nella promozione del libro e spero che possa entrare anche nelle scuole e alle donne. Cercherò di prestare molta attenzione, dopo la nascita di Brando, alle dinamiche di relazione con il fratellino… per supervisionare le esigenze di entrambi. Poi non so… se avrò voglia di fare qualche altra gara, di qualche affondo, magari torno in pedana, non si sa mai!».

A proposito di mamme vincenti: la sua collega Valentina Vezzali è stata nominata sottosegretario allo Sport. Come ha accolto la notizia?
«Mi fa molto piacere perché ammiro Vale, è una donna forte, una grandissima atleta e sono sicura che cercherà di aiutare il nostro sport che in questo momento sta soffrendo moltissimo. Oltre a essere una sportiva è jesina, poliziotta, nessuno meglio di lei potrebbe essere d’aiuto allo sport adesso. Credo che sarà un valore aggiunto».