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Jesi

Imposta di soggiorno a Jesi, Samuele Animali propone di sospenderla

Il consigliere di Jesi in Comune lancia un'idea per non appesantire ulteriormente la situazione delle strutture ricettive, il cui prezzo pagato a causa del Coronavirus è molto elevato

Teatro Pergolesi di Jesi

JESI – Rivedere o sospendere la tassa di soggiorno. È quanto propone il consigliere di Jesi in Comune, Samuele Animali. «Un’iniziativa da attuare durante questo periodo di emergenza per agevolare la ripresa». L’idea è stata lanciata in occasione dell’ultimo consiglio comunale, ma per il momento non è stata accolta.

«L’imposta di soggiorno – sostiene l’oppositore – non si tratta di una tassa pagata “da chi viene da fuori”. Vero che nominalmente grava sulle persone ospitate in città, ma è evidente che in pratica va ad incidere sui margini degli operatori (b&b, albergatori), che eventualmente dovranno alzare i prezzi e in questo modo saranno meno competitivi. Indirettamente incide su tutto l’indotto: se arriva meno gente, tutti i servizi collegati ne soffrono. Ad oggi, i proventi sono stati utilizzati per finanziare iniziative non sempre pienamente attinenti alla natura di questo tributo, e cioè rendere la città più attrattiva ed accogliente. Perché proprio quel libro, uno solo, e non altri? Perché proprio quell’associazione? Considerato che non è esplicitata una valutazione comparativa, temo che i criteri utilizzati per selezionare i destinatari siano alquanto contingenti. Naturalmente le mie sono valutazioni di opportunità politica, che non coinvolgono un giudizio su iniziative per molti versi meritevoli e che personalmente trovo apprezzabili. Tantomeno si tratta di paventare irregolarità».

Il consigliere comunale Samuele Animali

L’imposta di soggiorno, rimarca Animali, «è l’unica sulla quale il Comune ha piena possibilità di manovra (può ridurla, aumentarla, sospenderla o anche abolirla da un anno all’altro). Si potrebbe pertanto valutare se non sia opportuno promuovere la ripresa di alcune tra le attività più penalizzate dal Covid agendo su questo tributo o quantomeno sull’impiego dei suoi proventi. Chiaro che un intervento di questo genere andrebbe inserito nel quadro di un più ampio set di iniziative, come quelle già programmate in altre città. Come per esempio la pedonalizzazione temporanea di alcune aree per agevolare l’esercizio delle attività fuori dagli spazi angusti dei locali commerciali. A costo di essere impopolari, si potrebbe anche accelerare l’attivazione di nuove piste ciclabili, a compensare alcuni dei problemi di mobilità pubblica che scaturiscono dalle precauzioni sanitarie in atto. Il tutto con le necessarie discriminazioni e cautele, perché per un verso si dovranno tutelare gli investimenti e chi impiega personale dipendente, e non incentivare le posizioni di rendita ed il “nero”. Per altro verso dovrebbe essere questa l’occasione per provare a conciliare meglio rispetto al passato i diversi usi dei beni pubblici quanto a spazi, orari e modalità di fruizione, con particolare riguardo ai diritti dei residenti, specie del centro storico, che sono stati spesso penalizzati. Che ne dite, si può fare?».