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Jesi

Gus, mano tesa verso le “nuove povertà”

Il Gruppo Umana Solidarietà ha aperto un nuovo ufficio a Jesi destinato a chi ha bisogno di un'assistenza per usufruire di servizi, dal sociale al sanitario, alla scuola, ai permessi di soggiorno. Il responsabile, Marcos Lopez: «È rivolto a tutti, anche agli italiani»

Morcos Lopez (al centro) con Antonio Renzo e Virginia Mazzoni

JESI – In via del Fortino, dal luglio scorso, è operativo il nuovo ufficio di orientamento sociale che fa capo al Gus, Gruppo Umana Solidarietà, del quale è responsabile Marcos Lopez.

La mission del Gruppo si fonda “sui valori della laicità, della solidarietà e della giustizia sociale” cercando di aiutare al meglio chi soffre, chi è relegato ai margini della società, chi si trova in difficoltà, perché “le singole storie hanno pari dignità, uguale diritto di ascolto e di sostegno“.

Non solo, perciò, progetti Sprar, Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, ma anche una solida e concreta mano a quelle che sono le “nuove povertà“, un punto di riferimento e di assistenza nel segno dell’integrazione e del servizio.

«Il Gus è diviso per aree a livello nazionale – spiega Lopez – e questo ufficio di orientamento sociale di Jesi appartiene un’area denominata, appunto, “nuove povertà”, nata quattro anni fa, all’interno della quale sono compresi anche i centri di prima accoglienza e gli appartamenti di seconda accoglienza per i senza fissa dimora. Non solo stranieri, dunque, ma un altro “mattoncino” di intervento dove, globalmente, il 70 per cento dell’utenza è italiana».

Il nuovo ufficio di orientamento sociale del Gus, in via del Fortino

Nella nostra città il Gus opera da 11 anni, dal 2006, con il centro di prima accoglienza “Casa delle genti”, i progetti Sprar e con diverse iniziative che hanno coinvolto i cittadini.

«Tutti ci identificano sempre con gli stranieri, e va bene, ma noi proponiamo servizi di accompagnamento rivolti a tutti. E questo nuovo ufficio ha come obiettivo quello di accompagnare le persone nel percorso del riconoscimento di un diritto: quello alla scuola, alla mensa, a un tetto, a essere seguiti dall’assistenza sociale e sanitaria. Tutti questi percorsi prevedono una serie di pratiche burocratiche, amministrative, legali – in virtù della collborazione con l’associazione “Avvocati di strada” – e una serie di convenzioni. Quindi, non cerchiamo di “doppiare” servizi che già esistono – vedi Comune e Asp – piuttosto cerchiamo di metterci al fianco di chi ha bisogno di assistenza. Serve andare alla Posta? Compilare modulistica? Lo facciamo noi».

L’ufficio, dove sono al lavoro Antonio Renzo e Virginia Mazzoni, si occupa anche di rinnovo dei permessi di soggiorno, visti, richiesta di cittadinanza, rimpatrio volontario assistito, richiesta di tessera sanitaria, ricongiungimento familiare e supporti linguistici, psicologici, sportello-donna.

C’è anche una operatrice del centro di prima accoglienza “Casa delle Genti”, Irene Alessandrini, che «abbiamo coinvolto per qualche ora di corso in lingua italiana rivolto a donne straniere».

Arrivano richieste di tutti i tipi, al nuovo ufficio, tanto che «stiamo iniziando a lavorare con persone che vengono qui da Ancona, da Senigallia, anche se dobbiamo creare canali ben definiti. Cerchiamo di aiutare a fare in modo che chi ci chiede un intervento possa fare tutti i passi necessari nel modo corretto. In questi giorni, ad esempio, ci è arrivata una richiesta d’aiuto, attraverso suoi connazionali, per una bimba ammalata che sta in Somalia e che deve essere operata urgentemente. Ci stiamo attivando, tramite le nostre vie, “Medici senza Frontiere”, ambasciata somala di Roma, cercando di attivare un canale per poterla aiutare».

Marcos Lopez

Dal prossimo mese, inoltre, ci sarà  il “Gruppo di Parola” che coinvolgerà sia italiani che stranieri insieme a medici e psicologi, su una tematica comune da condividere per un’ora, insieme a un supervisore. Un modo per «dare voce a chi mai si confronta su certi argomenti di disagio e non. Un momento aperto a tutti».

Ci sono anche fattorie sociali che fanno capo al Gruppo e in progetto, per fine anno, c’è anche la volontà di offrire alimenti alle persone che si trovano in difficoltà.

«Stiamo cercando di esplorare un territorio sociale che non arriva ai nostri centri di accoglienza, territorio che “è abitato” anche da persone del posto».