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Gioco d’azzardo, numeri e fortuna ma il vero business è la dipendenza

Quali sono le reali probabilità di vincita acquistando un gratta&vinci? Ce lo racconta l'avvocato Osvaldo Asteriti: «I monopoli guadagnano sul rigioco, ecco perché i biglietti vincenti sono pochissimi»

Un fac-simile realizzato dall'avvocato Asteriti
Un fac-simile realizzato dall'avvocato Asteriti

JESI – “Le idee camminano sulle gambe degli uomini”. L’insegnamento di Giovanni Falcone guida da anni l’avvocato Osvaldo Asteriti, calabrese di origine ma a Jesi da tanti anni, che porta avanti con grande determinazione la battaglia contro il gioco d’azzardo. Quante sono realmente le probabilità di vittoria e come funziona il meccanismo? Lo abbiamo chiesto proprio a lui.

L'avvocato Osvaldo Asteriti
L’avvocato Osvaldo Asteriti

«I monopoli da qualche anno sono obbligati a pubblicare il libro blu sui dati del gioco – spiega – Ad essere interessante è il dato di raccolta, cioè l’insieme delle puntate fatte dai giocatori in totale. In Italia nel 2016 sono stati giocati 96 miliardi di euro. Attenzione a fare i conti: questo dato lo si deve spalmare su una fetta di popolazione che si stima intorno ai 20 milioni, non comprendendo i minori e chi non gioca».

Il dato di raccolta, però, non è stato ancora pubblicato relativamente al 2017: «Si parla di un generico “dato di spesa” che però non comprende ogni singola transazione. Il vero successo di questo business è la dipendenza: i Monopoli guadagnano ad ogni transazione, anche se viene acquistato un biglietto da 5 euro che restituisce 5 euro, il monopolio ci guadagna una percentuale. Se aumentassero i premi importanti, quelli più sostanziosi, i giocatori non sarebbero portati a giocare di nuovo e comunque non nell’immediato. Se vinco 10 mila euro con un grattino non li rigioco subito, se ne vinco 5, o 10, oppure 15 invece sì: nel primo caso la percentuale di guadagno per il monopolio è su una transazione, nel secondo caso è di più di una».

In Italia le persone dipendenti dal gioco d’azzardo, secondo le stime ufficiali, sono tra le 600mila e il milione e 200.
«L’obiezione che viene fatta è che il gioco illegale è reato, quello riconosciuto dallo Stato no. È vero, ma, per fare un esempio, le sigarette fanno male alla salute, tutte e non solo quelle di contrabbando». I primi gratta&vinci nel nostro Paese hanno fatto capolino nel 1994: «La prima lotteria istantanea si chiamava “Fontane d’Italia” ed è nata per finanziare un progetto straordinario del Ministero del Lavoro. Nel 2012 per arginare il fenomeno, è stato redatto il Decreto Balduzzi che impone di indicare le probabilità di vincita nei biglietti per evitare che le stesse vengano sovrastimate. Questo non solo non accade, nei biglietti c’è scritto di tutto tranne le probabilità reali di vinicta, ma le lotterie istantanee si sono moltiplicate al punto che ora se ne contano 52 tipi, 450mila sono le macchinette».

Se venissero scritte le probabilità di vincita, crede che si giocherebbe di meno? «Se sapessi che su 33 milioni di biglietti solo sei vincono una cifra che ti permetterebbe di non lavorare, ci investiresti 3 euro? Nei tagliandi non c’è scritto questo ma sul sito dell’Aams sì e i conti sono presto fatti: il grattino “Level 4” costa 3 euro e in circolazione ci sono 33milioni di biglietti di questi 6 vincono 200mila euro, mentre più di 4 milioni “vincono” 3 euro, più di due milioni vincono 5 euro e più di un milione vince 10 euro. Il “Tris vincente” è un grattino da 5 euro, ne circolano 49milioni che contengono 12 milioni di biglietti vincenti”, in media 1 biglietto ogni 3,97 è vincente. Del totale però sono 5 i biglietti che vincono 500mila euro, 5 quelli da 50mila e 50 da 10mila. Nei biglietti viene scritta la vincita per fascia di premi, che è un inganno: io ho fatto dei fac-simile e riportare quanto scritto nel sito è possibile».

Insomma, tra l’omissione del dato di raccolta e le inesattezze sulle vincite reali si finisce per grattare fino alla dipendenza.
«Il guadagno è proprio questo. I monopoli guadagnano sul rigioco, ecco perché i biglietti vincenti sono pochissimi: chi vince 500mila euro non gioca più, se vinci 100 euro o meno rigiochi».

Il gioco d’azzardo di cui parliamo è gestito dallo Stato e la legge difende la libera iniziativa economica.
«Il gioco d’azzardo è sponsorizzato e gestito dallo Stato. La legge, art. 41 Cost., I comma, difende la libertà di iniziativa economica privata, ma, al comma 2, precisa che non può danneggiare la salute né deve porsi contro l’utilità sociale. Campagne informative sullo stato delle cose non vengono fatte e se esistono, sono finanziate da  opertaori del gioco».

A proposito di ciò, nel Consiglio comunale di Jesi era all’ordine del giorno un provvedimento di contrasto al gioco d’azzardo. Cosa è successo?
«Quello che succede sempre quando i consigli comunali provano a regolamentare l’offerta, qualche operatore interviene e blocca tutto. Il consiglio di Jesi intendeva regolamentare la distanza delle sale slot dai luoghi c.d. sensibili (scuole, luoghi di cura, istituti religiosi…) e l’orario di funzionamento, secondo quanto previsto dalla legge regionale delle Marche n. 3 del 2017. Il procedimento ha subito uno slittamento a seguito dell’intervento di Astro, che ha chiesto di essere audito. Insomma, come in altri casi, nonostante la gravità della situazione, si finisce per perdere tempo».

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