Giacli Ferri, tra pittura e musica l’adolescenza no social di un millenials sui generis

È un nativo digitale ma di facebook o Instagram poco sa e poco in verità gli interessa conoscere. Marchigiano, jesino, 13 anni compone sound e realizza tele. «Mi piace Van Gogh perchè credo di capirlo. Per come sono io, di carattere, lo sento vicino, per quel suo essere "non compreso" appieno...», dice

Giacli Ferri

JESI – È un millenials di certo, ma senza cellulare nelle tasche. È un nativo digitale per anagrafica, è nato 13 anni fa, ma di Facebook o Instagram poco sa e poco in verità gli interessa conoscere. Poi la scuola, il teatro, un cane femmina, una sorella maggiore, una famiglia, Jonny Deep, l’attore preferito. «Vorrei diventare un attore, meglio se di cinema», confessa. E Van Gogh. Tra musica e pittura ecco la “vita” no social di un adolescente jesino sui generis. Sulla scrivania in camera sua pochi libri e un pc. Qui, nella propria stanza, Giacli Ferri, jesino, ama infatti “smanettare” con computer e software e armeggiare con la tecnologia, soprattutto quella musicale, in grado di creare armonie e suoni.

Infatti, lui, con quel modo di fare e di presentarsi che ricorda il giovane detective belga Tintin dal ciuffo rosso, protagonista dei fumetti, e il mago Harry Potter con gli occhiali tondi e neri, non ha una band ma una “casa di produzione”. Con l’amico Loris infatti non ha fondato un gruppo ma una piccola realtà che inventa e crea musica “G&L studios“, si chiama. Suoni contemporanei e idee chare.

 

Il dolore di una morte, Giacli Ferri

Ma è in garage che la vena artistica di Giacli Ferri emerge e travolge. Qui infatti i genitori e la zia gli hanno ritagliato un piccolo posto dove appoggiare colori, tele e pensieri.
Da circa un anno e mezzo dipinge e alcune sue creazioni sono anche in vendita sulla piattaforma venderequadri.it.

Una passione nata per caso e passata da un tavolo all’altro della casa. Poi, come spesso accade in questi casi, finita in un “luogo” tutto per sè adatto a mettere nero su bianco un’idea, un pensiero, un’immagine, un mondo. La curiosità, l’intraprendenza e internet hanno fatto il resto. «Non mi spaventa la tela bianca, anzi. È qui che viene fuori ciò che ho dentro. Non sul foglio di carta. Non parto da un disegno fatto con la matita ma passo direttamente al colore cercando di fissare ciò che mi passa nella testa», dice Giacli Ferri. «Cioè se devo fare l’albero non disegno l’albero ma ciò che mi suscita, come lo sento io. Lo interpreto…».

Prima i colori ad olio, le bombolette spray ora gli acrilici. Poche tinte, verde, azzurro, bianco e nero. «Non ho una tecnica, non ho un maestro e neppure ho frequentato scuole. Non mi interessa. Sono autodidatta. Uso colori ad olio o quelli acrilici, soprattutto nell’ultimo periodo, perchè assecondano bene le modalità con cui voglio pitturare: intervenire sulla tela senza condizionamenti, seguendo solo la mia idea e ciò che ho in testa. Faccio quello che voglio. E poi l’acrilico si asciuga in fretta ed è facile da pulire se sporco nella stanza! Come dicono i miei…». L’ispirazione? «Dalla vita quotidiana e dalla musica», quella house in primis.

Ecco alcune creazioni di Giacli Ferri

Non ama la pittura dei “grandi artisti”, non li conosce in maniera approfondita. Lui guarda avanti, spiega. Uno solo però lo ha nel cuore, Vincent Van Gogh. «Mi piace perchè credo di capirlo. Per come sono io, di carattere, lo sento vicino, per quel suo essere “non compreso” appieno…».
Adolescenti crescono.