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Jesi

Finisce il rapporto, ma non la genitorialità. Ecco come funziona la mediazione familiare

A fare il punto su questo strumento chiamato in causa nelle coppie che vogliono porre fine al rapporto, un convegno che si è svolto di recente a Jesi. Per gli addetti ai lavori un servizio utile, ma ancora poco diffuso e carente di un modello statale che ne garantisce l'etica e la diffusione in maniera uniforme su tutto il territorio italiano

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JESI – In Francia, in Spagna e in Croazia è una realtà consolidata, un passaggio obbligatorio per le famiglie che vivono una situazione di conflittualità. In Italia, la mediazione familiare c’è, è uno strumento previsto dalla legge ma funziona a macchia di leopardo: nei corridoi di alcuni tribunali le liste dei mediatori non sono contemplate, in altri sono presenti, in alcuni casi poi non esiste lo spazio per appendere l’elenco dei professionisti a cui rivolgersi. Insomma, c’è molta strada da fare perchè diventi uno strumento a disposizione di tutti e perchè l’informazione arrivi chiara e precisa ai diretti interessati. A Trento il servizio c’è ed è gratuito, a Milano esiste da trenta anni, a Firenze già negli anni Novanta sperimentavano progetti-pilota e inziative in questa direzione. A scattare una fotografia sulla situazione lungo lo stivale e a fare il punto sul tema un convegno che si è svolto di recente a Jesi, nella sala convegni della Fondazione Colocci, dal titolo “La mediazione familiare. Aspetti giuridici e psicologici per la risoluzione del conflitto in ambito familiare”.

Ad aprire i lavori, dopo i saluti dell’assessora ai Servizi sociali del Comune Marisa Campanelli, la presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ancona Serenella Bachiocco. «Credo nella mediazione. È importante perchè alla fine “vincono tutti” – dice Bachiocco -. Ma nonostante aumentino le separazioni sono ancora pochissimi i ricorsi a questo strumento che, invece, si dimostra fondamentale nei casi in cui ci siano dei figli e il rapporto fra i genitori necessita, quindi, di essere “civile“». Il mediatore familiare nasce negli Usa, negli anni Settanta, per iniziativa dell’avvocato e psicologo James Coogler. Si diffonde poi in Canada, Francia e negli anni Novanta In Italia. Il mediatore si occupa di conflitti familiari: è neutrale, equidistante, non giudicante e accogliente. Lavora sul conflitto ma va oltre questo in una logica costruttiva. Il suo obiettivo è il raggiungimento di un accordo tra le parti litiganti perchè, come ricorda la psicologa e psicoterapueta Romina Pulita: «Finisce il rapporto, ma non la genitorialità».

Il magistrato Pietro Merletti

A fare il punto sulla situazione dello Stivale il magistrato distrettuale presso la Corte di Appello di Ancona Pietro Merletti che spiega come questo strumento manchi ad oggi di un controllo dall’alto in grado di garantire un’etica e una uniformità di sviluppo e di azione su tutto il territorio nazionale. Carenza anche dal punto di vista dell’informazione. «Il problema non è crederci o non crederci – dice Merletti -. Ma avere la sicurezza di mettersi in mano a dei professionisti. A Milano il mediatore familiare c’è da trenta anni; nelle Marche è ancora poco diffuso. Non ci si può affidare allo spontaneismo delle singole iniziative. Occorre, invece, un protocollo uguale per tutta l’Italia». Il magistrato, infatti, pone l’accento sulla sua diffusione tra le regioni a macchia di leopardo con differenza di funzionamento tra città e città, tra nord e sud. «Occorre andare oltre il selvaggio nulla. Il servizio c’è, è previsto per legge. Mancano i criteri comuni e l’uniformità dell’offerta. Sappiamo che è un ottimo strumento, certo, ma anche questo va spiegato bene e reso comprensibile ai più». L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Italiana Mediatori Familiari e Associazione Equilibrio&Risoluzione del Conflitto.

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