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Jesi

Filiera zootecnica in crisi, le aspettative di un imprenditore agricolo di Montecarotto

Coldiretti Marche accende i riflettori sulle difficoltà del settore. Massimo Maffeo dell'azienda Terra Grata: «Speriamo in una lenta ripresa»

Massimo Maffeo e il suo allevamento

MONTECAROTTO – Sono più di sedicimila le aziende zootecniche in difficoltà a casa delle chiusure di ristoranti, bar e alberghi. È la Coldiretti Marche a fornire questi numeri, con riferimento alle imprese che si occupano di bovini, ovicaprini e maiali. Quasi 300mila animali nel “complesso Marche” in affanno perché, se da una parte è aumentata la spesa alimentare del 7% all’interno delle mura domestiche, ciò non ha compensato il crollo dei consumi nel canale horeca, stimato in 41 miliardi di euro in tutta Italia. Calo che, a cascata, si riverbera su tutta la filiera agroalimentare.

«In questo anno terribile per l’economia – spiega il direttore regionale di Coldiretti, Alberto Frau – abbiamo fatto in modo di far avere ai nostri soci molti ristori per quasi 10 milioni di euro tra contributi nazionali e regionali. Coldiretti a livello nazionale e, qui nelle Marche a livello regionale, si è fatta portavoce delle necessità del territorio e degli imprenditori agricoli tanto che solo qui in regione, tra bandi di ristoro nazionale e i 12 regionali (che Coldiretti ha chiesto e ottenuto), abbiamo presentato migliaia di domande che sono state regolarmente pagate. Quello delle carni, fresche o lavorate, che nella nostra regione vanta un’altissima qualità di prodotti a denominazione di origine e vale circa 20 milioni di euro l’anno: un settore trainante che va aiutato e potenziato anche in una visione di futuro per dar voce anche ai territori interni e svantaggiati».

Conosce bene le difficoltà del periodo Masssimo Maffeo, titolare dell’azienda agricola Terra Grata di Montecarotto. «Sono anni ormai che il settore zootecnico sta attraversando un declino costante, dalla BSE (morbo della “mucca pazza”) fino ad oggi – riferisce Maffeo -. Soprattutto l’allevamento di bovini da carne, come il nostro, è il più vicino al mondo dei consumatori e quindi il primo a sentire l’immediato tracollo dei consumi. Noi non lavoriamo con la grande distribuzione, ma con macellerie locali, le quali ormai subiscono il crescente sviluppo delle Gdo con la sottrazione di mercato. Proprio per questo motivo, abbiamo scelto nel 2020 di aprire un agripub a Civitanova Marche, il Birricomio, dove andare a collocare i nostri bovini sotto forma di burger di alta qualità (vengono macinate tutte le parti del bovino anche quelle pregiate come le fiorentine) e le nostre birre fatte con il nostro orzo e maltate nelle Marche. Nonostante una partenza favolosa, siamo stati bloccati quasi subito dal covid, che si abbattuto pesantemente sulla ristorazione. Ormai da mesi facciamo asporto e purtroppo siamo stati costretti a mettere in cassa integrazione alcuni dipendenti».

Ecco, dunque, le richieste. «Alle istituzioni locali e centrali chiediamo di contemplare nelle contribuzioni a fondo perduto gli allevamenti da ingrasso con bovini macellati da 12 a 24 mesi, in quanto diversi allevamenti acquistano da aziende che fanno solo bovini da ristallo. Segnalo inoltre che ci sono tanti ristoranti, come il nostro agripub, che si trovano in una situazione particolare: non hanno potuto prendere il contributo a fondo perduto e non prenderanno il bonus ristorazione. Sono quelle imprese che hanno aperto la partita Iva a fine 2018 e sono rimasti inattivi per il 2019, dovendo ristrutturare o adeguare i locali, avviando l’attività nel gennaio 2020. Non possiamo infatti chiedere i bonus ristori, non avendo fatturato nell’anno precedente».

E il 2021? «Secondo noi sarò un anno in lenta ripresa e forse si potrà ritornare ad una timida normalità nel periodo estivo – dice Maffeo -. Sicuramente, ci saranno tante realtà che purtroppo dovranno chiudere o trasformare le attività in qualcosa di diverso».