Graziosi: «Il nostro “mercato” è il mondo»

L'amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini illustra la genesi del cartellone «culturalmente contaminante e artisticamente contaminato» del XVII Festival Pergolesi Spontini, in scena fino al 17 settembre

William Graziosi
William Graziosi

JESI – Sono oltre un centinaio le opere firmate Giovanni Battista Pergolesi. Ma molte di queste sono dei falsi. Il “grande” compositore jesino, infatti, morto prematuramente a 26 anni, nel 1736, è senza dubbio fra gli artisti più imitati, se non addirittura copiati, nella storia della musica. In tanti, dalla metà del Settecento in poi, hanno scritto musica siglandola con nome e cognome dell’illustre figlio di Jesi, così da incassare soldi facili sfruttandone la fama e il talento. A scoprire le innumerevoli “false” attribuzioni  è stato, in particolare, il professor Francesco Degrada, unanimemente riconosciuto nel mondo accademico musicologico come il massimo esperto a livello mondiale dell’opera di Pergolesi, deceduto nel 2005 e a cui il Comune ha dedicato la piazzetta sotto al teatro Pergolesi.

E non solo. “Falso D’Autore” è anche il tema portante del XVII Festival Pergolesi Spontini, il cui eclettico cartellone permetterà a tanti pubblici differenti di apprezzarne le poliedriche proposte, legate fra loro dai denominatori comuni Gaspare Spontini e, appunto, Pergolesi. «Un festival culturalmente contaminante, in quanto creativamente virale, e artisticamente contaminato da diversi linguaggi che dialogano fra loro»: così lo definisce l’amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini, William Graziosi. Che non ha dubbi sull’orizzonte verso il quale puntare lo sguardo: «Il nostro ambito, “e mercato”, è il mondo».

Graziosi, quali sono le novità di questa diciassettesima edizione?
«Il Festival Pergolesi Spontini è da sempre il frutto di una ricerca condotta sui due autori, in modo da ampliarne la conoscenza ed approfondirne gli aspetti peculiari. Solo così siamo in grado di raccontare le loro opere attraverso l’utilizzo di più strumenti e linguaggi. Pergolesi e Spontini non hanno scritto moltissimo, infatti. Ecco perché abbiamo chiesto ad Andrea Camilleri, ad esempio, di realizzare un’opera prendendo spunto dal suo libro “Il colore del sole”, con al centro un presunto diario di Caravaggio che l’autore afferma di aver ritrovato in circostanze misteriose: un’opera con la musica di Lucio Gregoretti, un debutto assoluto ed una commissione del Festival Pergolesi Spontini, che andrà poi in scena a Modena e che riconduce pienamente al tema del vero e del falso. Il nostro obiettivo è far durare il festival nel tempo, arricchirlo di spunti artistici e creativi. Diciamo che dietro al programma c’è l’estro e la vivacità culturale di Vincenzo De Vivo”, direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini. Assisteremo a spettacoli, concerti, mostre fotografiche, eventi enogastronomici. Fino ad arrivare al circo contemporaneo».

Il teatro Pergolesi di Jesi

Non c’è nulla di scontato, insomma..
«Assolutamente no. Il processo creativo deL Festival ha preso il via dal tema del “falso d’autore” per costruire attorno ad esso un “tour culturale” composto a sua volta da differenti percorsi. Questo Festival vuole essere virale, contaminante, e che intende dialogare con tanti tipi di pubblico. Non ci rivolgiamo esclusivamente ai melomani, come fanno altre realtà a noi vicine. Il nostro pubblico è molto diversificato, trasversale, curioso. Ed è anche un festival con una forte connotazione turistica, finalizzato a promuovere castelli ed eccellenze locali. Proviamo a stupire».

Jesi fa storicamente rima, oltre che con sport, con teatro e cultura. Quale ruolo sta giocando a livello regionale e nazionale?
«Senza dubbio un ruolo primario. Ci siamo guadagnati nel corso della storia teatrale due titoli ministeriali, unico soggetto regionale, grazie al festival Pergolesi Spontini e alla longevità e concretezza del nostro teatro, sede di un Teatro lirico di Tradizione alla cinquantesima edizione, che il prossimo anno celebrerà i 220 anni di attività dalla sua costruzione. Un “contenitore”, nonché “fabbrica” di cultura, che ha cresciuto intere generazioni di artisti, tecnici e spettatori, avvicinandoli, in molti casi grazie al suo fascino, a questo mondo. Siamo aperti 12 mesi l’anno, in stretta simbiosi con il territorio, e grazie alla competenza delle persone che collaborano con noi abbiamo ottenuto risultati straordinari. Jesi, la Fondazione, Pergolesi e Spontini sono molto più conosciuti rispetto al passato, in tutto il mondo. Ci siamo ritagliati un ruolo “a livello internazionale” e ora dobbiamo ampliarne ulteriormente il raggio d’azione. Da jesino che ama la propria città ribadisco che è un obbligo e un dovere guardare oltre i confini regionali e nazionali. Abbiamo Federico II, Lorenzo Lotto e i due grandi compositori. Chi, a parità di abitanti, può vantare una tale ricchezza? Dobbiamo andare a cercare nuovi pubblici, renderci facilmente riconoscibili, appetibili e ospitali. Sempre di più».

Il video promozionale del Festival:

Lei ama definire la Fondazione Pergolesi Spontini “un’azienda culturale di produzione e servizi per il territorio”. Perché?
«Il teatro viene visto sovente come qualcosa di frivolo, superfluo. Invece qui si lavora, e anche moltissimo e si offre formazione e lavoro ai molti giovani che escono dai conservatorio e dalle accademie di belle arti. Si inizia la mattina e si finisce anche alle due di notte, se ci sono spettacoli. È una “fabbrica culturale” a tutti gli effetti, che produce ciò che rende l’Italia un’eccellenza mondiale. Non è un caso che la “Pergolesi Spontini” abbia collaborato con grande slancio al progetto di Gennaro Pieralisi di realizzazione a Jesi del Museo Federico II Stupor Mundi, un progetto di cui peraltro ho diretto personalmente la realizzazione in qualità di segretario generale della Fondazione Federico II Stupor Mundi».

William Graziosi nei laboratori di realizzazione delle scenografie della Fondazione Pergolesi Spontini

Con la cultura si mangia, dunque?
«Certo. Con la cultura si mangia e si fanno mangiare tanti settori diversi. La maggior parte dei nostri fornitori è marchigiana, sono del territorio le strutture ricettive che accolgono pubblico e artisti, e le maestranze tecniche ed artistiche provengono spesso dai nostri Conservatori e Accademie. Ne giova, insomma, l’intera economia del territorio. Oltreché la nostra mente».

Il taglio del nastro del Museo Stupor Mundi

Adesso, come ha già ricordato, potete contare anche sul museo multimediale dedicato a Federico II..
«Siamo molto soddisfatti del riscontro di pubblico avuto dal giorno di apertura. La Fondazione Pergolesi Spontini ha giocato una parte importantissima nella realizzazione di questo museo, ideato e concretizzato dall’ingegner Pieralisi membro del nostro cda oltre che presidente della fondazione Federico II Stupor Mundi. Sarà indubbiamente di stimolo per ritirare fuori il titolo di Città Regia, che ci spronerà a promuovere e valorizzare una regalità positiva, proficua e costruttiva. Sia nel modo di pensare che di fare. Sarà l’input di un intero territorio».