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Jesi

Eredità Morosetti e fontana dei leoni, ecco la richiesta di referendum

L'hanno formalizzata Pd e Jesi in Comune. «Sullo spostamento la parola a cittadini e cittadine. Inaccettabile che il lascito di un ricco signore, che risiedeva da decenni fuori, possa dettare l'aspetto di un'intera comunità»

Le immagini d'epoca di Piazza della Repubblica con la fontana dei leoni e di Piazza Federico II senza l'opera

JESI – «Sullo spostamento della fontana, la parola ai cittadini ed alle cittadine». A chiederlo sono Pd e Jesi in Comune, che ufficializzano la presentazione, nella prossima seduta del Consiglio comunale il 26 novembre, della proposta di referendum sulla questione dell’eredità Morosetti e del ritorno della fontana dei leoni in Piazza della Repubblica. «Vuoi tuè il quesito referendario propostoche il Comune di Jesi, in adempimento da quanto previsto nel testamento del signor Cassio Morosetti, proceda allo spostamento della fontana con i leoni e l’obelisco da Piazza Federico II a Piazza della Repubblica, lasciandola lì per sempre?».

Da sinistra Filippo Cingolani, Agnese Santarelli, Stefano Bornigia, Emanuela Marguccio, Andrea Binci, Luigi Romitelli

La proposta è stata firmata dai componenti dei due gruppi consiliari. «Lo abbiamo fatto- spiegano- perchè in presenza di un’opzione amministrativa mai programmata, né proposta dall’attuale amministrazione comunale e che ha ad oggetto il nostro tratto identitario sociale, storico e culturale,  crediamo che sia giusto chiamare i cittadini di Jesi ad esprimersi per via diretta, attraverso lo strumento referendario, previsto dal nostro Statuto comunale. Il referendum cittadino consultivo rappresenterebbe peraltro anche una esperienza del tutto nuova e quindi importante anche dal punto di vista dell’esercizio della democrazia diretta, in una questione che ne richiede l’evidente applicazione»

Secondo Pd e Jesi in Comune: «I punti sono chiari: il lascito di Morosetti ha come unico scopo espresso dal testatore quello dello spostamento della fontana ed i suoi danari sono indirizzati a quello, con l’applicazione peraltro di un vincolo perpetuo circa la possibilità di un suo nuovo spostamento altrove. Qualora l’amministrazione non procedesse in tal senso, entro un anno, il lascito di Morosetti andrebbe invece in beneficenza a tre associazioni che si occupano dei più deboli, tra cui la Lega del Filodoro di Osimo. Il tutto come indicato dallo stesso testatore».

Spiegano i due gruppi: «Riteniamo inoltre inaccettabile che il lascito di un ricco signore, che risiedeva da decenni fuori della nostra città, possa dettare l’aspetto di un’intera comunità cittadina. Anche per questo preferiamo che sia essa ad esprimersi in via diretta. Solo qualora le volontà di Morosetti dovessero coincidere con quelle espresse dei cittadini di Jesi, l’amministrazione sarà legittimata ad agire».

«In questi giorni – proseguono- abbiamo, a dire il vero, sentito e letto di tutto. Dal Sindaco che chiede di non fare dello spostamento una triste e ottusa questione politica (dimenticandosi, ancora una volta, che il consiglio comunale è un organo di diabattito politico), al vice Sindaco che ritiene addirittura “meschino” fare beneficenza utilizzando soldi di altri. Il tutto anche qualora siano proprio questi “altri” ad aver dato indicazioni in tal senso. Parole che evidentemente omettono la logica politica per dare invece voce alla cronaca politica, che racconta di una decisione già presa, in attesa di veloci vagli consulenziali. Per noi non funziona così e perciò chiediamo l’espressione diretta dei nostri concittadini. La proposta di delibera, dopo il vaglio degli uffici, sarà in discussione presumibilmente al prossimo consiglio comunale del 26 novembre».

Se il Consiglio non darà il via libera, si partirà con la raccolta firme: «Per rendere attuabile il referendum ci sono due strade: la prima, veloce e sensata, è che i tre quarti dei consiglieri comunali votino favorevolmente alla nostra proposta, così da renderla subito attuabile. La seconda, nel caso in cui la proposta venisse respinta dal consiglio, prevede la raccolta di 2000 firme. Faremmo volentieri a meno di questa ulteriore incombenza (viste anche le limitazioni alle quali la pandemia costringe tutti)  ma sia chiaro che, qualora la maggioranza, temendo il confronto con i cittadini preferisse decidere da sola, al chiuso del palazzo comunale, produrremo ogni sforzo possibile per dare ai cittadini di Jesi la possibilità di esprimersi su questa vicenda. Come Pd Jesi e Jesi in Comune ci appelliamo pertanto al buon senso di tutti i consiglieri e tutte le consigliere, per realizzare, con il supporto dell’intera assemblea cittadina, un Referendum consultivo che pare peraltro richiesto espressamente da varie voci ed associazioni che abbiamo raccolto, in città. Siamo ovviamente pronti a raccontare alla città le motivazioni che ci spingono ad opporci allo spostamento. Lo faremo con assemblee pubbliche (in modalità on line, finchè non sarà possibile altro). Vogliamo però affermare con chiarezza che, al di là di quello che sarà l’esito referendario, su questa vicenda a noi interessa che sia data la possibilità di espressione di ascolto alla voce di tutti e di tutte»