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Jesi

Pubblico e privato per costruire la banca del territorio

A Jesi l'incontro organizzato da UBI Banca con i rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e dell'università per mettere insieme le linee guida della responsabilità sociale d'impresa del gruppo bancario nel prossimo biennio. L'auspicio di una sinergia per sviluppare i progetti, finanziarli e gestirli

Il centro direzionale Esagono di Ubi-Bpa a Jesi

JESI – Investire nel sociale, nel territorio, in innovazione, nella ricostruzione post-terremoto, nelle periferie disagiate, nei borghi dell’entroterra, nelle associazioni di volontariato e accompagnare le imprese che creano ricchezza e occupazione. Sono solo alcune delle sollecitazioni arrivate dai vertici delle istituzioni, dell’economia e dell’università regionali riuniti ieri, 19 settembre a Jesi, da UBI Banca per pensare insieme le basi su cui costruire la strategia di responsabilità sociale d’impresa nel prossimo biennio del gruppo bancario leader nelle Marche.

All’incontro “Insieme per lo sviluppo sostenibile” organizzato da UBI Comunità – la divisione di UBI dedicata al terzo settore e ai rapporti con il territorio – hanno partecipato, fra gli altri, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, quello di Jesi Massimo Bacci, il rettore dell’università di Camerino Claudio Pettinari, il prorettore della Politecnica delle Marche Gianluca Gregori e quello dell’Università di Urbino Giorgio Calcagnini, il presidente del’Istao Pietro Marcolini, il vice presidente della Fondazione Marche Mario Pesaresi, il direttore del Confidi unico regionale Luciano Goffi e il dg di Confindustria Marche Paola Bichisecchi.

«Riteniamo di essere un attore importante del sistema economico regionale, abbiamo il 25% di quote del mercato bancario regionale, siamo il primo datore di lavoro privato nella regione con 2500 dipendenti e siamo convinti di avere una ruolo di responsabilità nel sostegno al territorio – ha dichiarato Nunzio Tartaglia, responsabile della macro area Marche Abruzzo di UBi Banca –  ma le logiche che ci guidano oggi sono necessariamente molto diverse rispetto a quelle del passato. Prima questo sostegno al territorio si esplicitava con una cascata di soldi che venivano elargiti attraverso sponsorizzazioni e liberalità, grazie a massicce assunzioni di giovani e con una politica del credito molto generosa. Il territorio era abituato a vedere la banca come un grande borsellino. Oggi questo borsellino è molto meno capiente».

Solo per fare qualche numero – ha aggiunto Tartaglia – «dieci anni fa, nel 2008, le allora Banca Marche e Popolare di Ancona elargivano attraverso sponsorizzazioni e liberalità qualcosa come cinque milioni di euro, nel 2018 questa cifra si è ridotta dell’80% ad un milione. Nel 2008 le persone che lavoravano in Banca Marche e Popolare di Ancona  ammontavano a 3.500, adesso sono scese a 2.500. Senza considerare che il drastico calo della redditività che ha colpito il mondo bancario ci impone di adottare una politica del credito molto più rigorosa per ridurre la rischiosità».

Per continuare ad essere la banca del territorio e per offrire attenzione alla comunità locale, l’istituto deve «avviare una fase di ascolto degli stakeholder locali e di riflessione», ma la strada maestra appare sempre di più «quella di una partnership tra banca, pubblico e operatore privato, con la banca che finanzia, l’ente locale che sviluppa e favorisce nuovi progetti e l’operatore privato che si occupa della gestione». Rivendicando il ruolo di UBI nel risolvere il problema di Banca Marche, il direttore ha infine sottolineato come l’attuale contesto economico, che vede una crescita delle diseguaglianze, crea una grande conflittualità sociale. «Per combatterla – conclude – occorre più crescita, che è legata alla competitività territoriale, sulla quale bisogna ancora lavorare molto».