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Jesi

Quanti ostacoli in centro! Viaggio tra le barriere architettoniche di Jesi con Alessia Polita – VIDEO

Il centro di Jesi visto da chi vive su una carrozzina: tra sampietrini insidiosi, scale per entrare nei negozi, locali alla moda ma irraggiungibili. Con noi, la campionessa jesina di motociclismo, Alessia Polita

JESI – Scale, porte strette, marciapiedi senza rampe: in due parole, barriere architettoniche. Ostacoli che impediscono a chi si trova su una carrozzina o in difficoltà a deambulare di essere autonomo per le piccole cose, fare acquisti, andare a prendere un caffè al bar, andare in chiesa o perfino fare bancomat. Ne abbiamo parlato con Alessia Polita, ex campionessa jesina di motociclismo, in carrozzina dopo un incidente, che ha fatto delle sue battaglie sociali per i diritti delle persone con disabilità una vera e propria mission.

«Grazie alla nuova pavimentazione del Corso di Jesi – dice Alessia – riesco ad arrivare in centro meglio, ma per uscire la sera, fare la movida come tutti i ragazzi della mia età è un problema… a parte il Piccolo Caffè del Corso dove vado volentieri, anche perché l’accesso è raso col pavimento del corso, gli altri locali e bar per me sono off-limits, irraggiungibili, impraticabili per via di scale e gradini. È insomma l’unico locale che posso frequentare e raggiungere da sola».

Gli ostacoli che una persona disabile o che una mamma con un passeggino si trovano ad affrontare arrivando in centro sembrano assurdi, eppure reali: scale per entrare nei negozi, per andare in alcuni bar o addirittura in chiesa. Rampe irregolari per frequentare luoghi pubblici. Davanti ad alcuni esercizi commerciali, e sembra una beffa, c’è un pulsante per la chiamata di chi trovandosi in carrozzina, ha difficoltà ad accedere e necessita di aiuto. Ma per arrivare a quel pulsante, prima, bisogna superare l’ostacolo del marciapiede, quindi quel pulsante appare totalmente inutile. E inarrivabile.

E i parcheggi gialli? Alessia ha intrapreso una vera crociata per la sosta selvaggia… anche quella è una barriera che limita la sua voglia di autonomia…

«Sosta selvaggia, è proprio il termine giusto – ci racconta Alessia Polita indignata -: oltre a esserci pochi parcheggi gialli quelli che ci sono o sono occupati (e spesso il tesserino è di qualcun altro) o sono difficili, perché tra chi sta in sedia e chi deambula c’è differenza», e ci mostra la difficoltà reale di raggiungere il corso Matteotti da piazza Pergolesi dove i sanpietrini sconnessi e la pendenza mettono a rischio la stabilità della carrozzina e soprattutto la sicurezza delle rotelle più piccole anteriori, tanto che, da ex atleta, arriva al Corso impennando. Lei può, è allenata e giovane, ma non tutti lo sanno fare, non tutti possono. «Mi piacerebbe collaborare col Comune – dice ancora Alessia – per capire quali spazi possano essere destinati a stalli gialli e come migliorare la situazione di chi sta in carrozzina e vuol venire in centro».

In città molto è stato fatto. Proprio l’amministrazione guidata da Massimo Bacci nel 2018 ha dato incarico a personale tecnico del Comune e professionisti esterni di redigere il “PEBA”, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, la cui legge di riferimento esisteva da oltre 30 anni a livello nazionale.

Il sindaco di Jesi Massimo Bacci

«L’amministrazione ha investito quasi 500.000 euro, parte del fondo testamentario di Cassio Morosetti per abbattere le barriere architettoniche negli edifici scolastici cittadini – spiega il sindaco Massimo Bacci – abbiamo quasi completato gli interventi nelle scuole. Ma certamente, molto c’è ancora da fare, considerando che prima della mia amministrazione nessuno aveva studiato né attuato una legge nazionale che esisteva dal 1986. Abbiamo iniziato, spero che chi arriverà ad amministrare la città dopo di me possa dare continuità a questo importante progetto esteso a tutte le altre strutture e zone della città compresi marciapiedi e rampe».

Il denaro necessario per eliminare scale, accessi stretti e barriere da scuole, strade e strutture pubbliche arriva in parte dai 2 milioni dell’eredità di Cassio Morosetti, in parte dall’eredità Cesarini e da risorse di bilancio. «Oltre a tutte le difficoltà che una persona in carrozzina si trova a vivere – conclude Alessia dopo averci dimostrato come effettivamente alcune zone e attività commerciali siano per lei off-limits – ci si rende conto che le barriere sono nelle persone. Se io fossi il titolare di un negozio darei a tutti la possibilità di entrarci e fare shopping, fortuna che a me non è data».

Niente chiacchiere, abbiamo fatto le prove. Nella stragrande maggioranza dei negozi di intimo e abbigliamento femminile del centro, di franchising o deliziose boutique, ci sono ostacoli che impediscono a persone in carrozzina di entrare. Uno, anche due gradini. E spesso nessuna rampa. Con i gradini bassi Alessia Polita si ingegna, è astuta, forte, atletica nel fisico. E vuole essere autonoma: «A me piace fare shopping da sola e non accetto che per comprare qualcosa debba farmi accompagnare, ma in tanti negozi che amo non posso andare, mi tocca fare shopping on-line…. Ma non bisognava valorizzare il commercio locale e di prossimità?». Tutto legittimo, tutto giusto. Eppure siamo fermi all’abbiccì.

«La nuova pavimentazione di corso Matteotti ha permesso di mettere mano al centro e renderlo non solo più bello ma anche più agevole – dichiara il sindaco – mi auguro che, con il completamento degli ultimi stralci, sia anche occasione per i singoli esercenti di avere l’accortezza nella fase finale dei lavori di eliminare le barriere architettoniche laddove ancora sono esistenti che impediscono effettivamente alle persone in carrozzina di entrare. È anche una questione culturale e spero che i cittadini ci seguano in questo adeguamento che stiamo portando avanti in tutta la città». Ma al di là della pianificazione degli interventi tecnico-urbanistici, rendere Jesi una città accessibile a tutti dal punto di vista fisico e psicosensoriale è innanzitutto una questione sociale e culturale.