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Jesi

Jesi, diminuiscono i malati Covid-19 all’ospedale Carlo Urbani

Calo dei pazienti affetti dal Coronavirus nel nosocomio cittadino, diventato un vero e proprio fulcro regionale per la gestione della pandemia

L'ospedale "Carlo Urbani" con la scalinata di accesso

JESI – Diminuiscono i malati affetti da coronavirus all’ospedale Carlo Urbani di Jesi. La contrazione dei nuovi contagi a livello regionale si ripercuote finalmente anche sul nosocomio cittadino, sottoposto a carichi di lavoro impressionanti fin dai primi giorni dell’epidemia da Coronavirus.

L’aggiornamento odierno del Gores

Al momento, sono 14 i pazienti Covid-19 in terapia intensiva, identico numero di quelli seguiti nell’area di semi-intensiva. Sessanta invece le persone seguite nei reparti dedicati, in condizioni meno gravi. Determinanti il presìdio allestito di fronte alla struttura ospedaliera per separare gli accessi e ovviamente l’ospedale da campo montato dalla Marina Militare.

«Il Carlo Urbani – ha evidenziato il sindaco Massimo Bacci nei giorni scorsi – sta dando dimostrazione di grandissima professionalità, senso del dovere, solidarietà. Ha per l’ennesima volta confermato di essere un presidio ospedaliero eccellente. Mi auguro che, terminata questa esperienza, ciò venga riconosciuto. Siamo a stretto contatto con gli operatori, conosciamo il loro sforzo quotidiano, che dura da settimane, e quanto grande sia il loro impegno. Li ringrazio davvero di cuore, sono il vero orgoglio della nostra città. Li abbracciamo forte, siamo con loro».

Operativa anche Medici senza Frontiere. L’organizzazione non governativa sta infatti effettuando un ciclo di formazione per i medici della Regione Marche che saranno impegnati ad assistere pazienti positivi a domicilio o negli hotel Covid, dove verranno accolti i pazienti in via di guarigione ma che hanno ancora bisogno di assistenza. «La formazione si focalizza sulle misure di prevenzione e mitigazione della diffusione della malattia con particolare riferimento ai dispositivi di protezione individuali – spiega l’ong -. Per un medico che esegue molte visite a domicilio ogni giorno e quindi passa da una casa all’altra, è fondamentale sia per i pazienti che per lui stesso e i suoi familiari, usare i dispositivi di protezione nella maniera più corretta e in condizioni di sicurezza».