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Jesi

Demolizione vecchio ospedale, le proposte di Jesi in Comune

Il movimento d'opposizione lancia alcune idee per riqualificare l'area di viale della Vittoria, chiedendo di non limitarsi al solo parcheggio. «Non perdiamo questa occasione»

La demolizione del vecchio ospedale di Jesi

JESI – «Si è aperto il cantiere per la demolizione dell’ex ospedale di viale della Vittoria e la riqualificazione di un’area a ridosso del centro che era in condizioni non più accettabili. Una volta che verrà tirata giù la struttura, al suo posto sorgerà un grande parcheggio all’aperto ad uso pubblico che contribuirà ad agevolare ulteriormente l’accesso al centro cittadino. Un altro risultato importante su cui ci siamo battuti per anni e che ora finalmente giunge a soluzione». A dirlo è il sindaco Massimo Bacci, che da tempo sollecitava l’Asur Marche a procedere con l’abbattimento.

Immediate arrivano le controproposte di Jesi in Comune. «Viviamo letteralmente in un altro mondo rispetto a quando sono stati approvati i primi progetti. La crisi del 2008 e il Covid hanno mutato completamente le prospettive. Se già in passato si poteva dubitare dell’opportunità di realizzare “parcheggi, attività commerciali e residenziali, e locali per il terziario”, proporre una cosa del genere in un momento come questo sembra una freddura. Se l’abbattimento può senz’altro procedere, la fretta nella ricostruzione sarebbe la cosa peggiore – scrive il movimento d’opposizione -. La strada intrapresa dall’amministrazione di concerto con l’Asur è essenzialmente quella che porta dritta dritta all’ennesima privatizzazione di un bene pubblico. Che ha avuto origine per la più parte e fino ad anni relativamente recenti, anche questo è bene ricordarlo, dalle donazioni fatte per le opere di carità e dai beni delle Confraternite (quella di Santa Lucia, in particolare). Vero è invece che la demolizione dell’ex ospedale rappresenterebbe una grande opportunità per la città. Da diverso tempo ormai c’è chi propone, anche Jesi in comune tra questi, di trasformare l’isolato compreso tra il viale e il corso per esempio in un campus scolastico dotato di  spazi sportivi e di servizi  per lo studio, per la creatività e per incontrarsi,  sia all’aperto che al chiuso; a supporto delle molte scuole situate nei paraggi e dell’Istituto scolastico che potrebbe trovare casa nella parte storica dell’ex Fatebenefratelli, che potrebbe essere opportunamente ristrutturata dall’amministrazione provinciale, che attualmente paga salati canoni di locazione. L’area potrebbe essere completata da un parcheggio, da una fermata per il trasporto extraurbano degna di questo nome e naturalmente da esercizi commerciali».

La parte residenziale, a detta di Jesi in Comune, «potrebbe consistere in residenze pensate e studiate specificamente per anziani parzialmente autosufficienti (con abbattimento di barriere architettoniche, servizi in comune, assistenza socio-sanitaria ecc.), sviluppando una vocazione storica dell’area, approfittando della centralità della stessa  (che evita l’isolamento e mantiene queste persone al centro della vita pubblica) e rispondendo ad un’esigenza che nella nostra città non ha trovato sino ad oggi una risposta dignitosa. Infine, se vi sono ancora spazi, si potrebbe pensare di trasferirvi servizi comunali attualmente in posizione piuttosto scomoda per l’affluenza di pubblico, come per esempio la sede dei vigili urbani o anche dell’anagrafe. Potrebbe essere infine l’occasione per ripensare la viabilità di quella parte della città sia per quanto riguarda il traffico automobilistico, sia per quanto riguarda la pista ciclabile di viale della Vittoria che era prevista nel piano regolatore ma nessuno ha avuto il coraggio di impostare (ed anzi alcune decisioni recenti sono andate in senso opposto)».

Quello che non abbiamo pensato e fatto negli anni scorsi per virtù, dice Jesi in Comune, «dovremmo farlo ora per necessità. Questo virus maledetto, se per un verso ci presenta il conto di tanti errori, potrebbe pure indicarci la strada in economia (aiutandoci a superare le aberrazioni del liberismo), nella protezione dell’ambiente (facendoci capire che la natura va rispettata), nelle politiche sociali e nella sanità (costringendoci a recuperare la centralità delle tutele apprestate a salvaguardia della salute e della dignità della persona). Nella scuola, e per questo pensiamo al campus,  si tratta di ampliare gli spazi e renderli più consoni alla didattica e alla socialità, riorganizzare la presenza degli studenti durante tutto l’arco della giornata e la connessione con le mura domestiche e le famiglie con dorsali tecnologiche adeguate. Ma anche, ebbene sì, di ridurre la numerosità delle classi e aumentare il personale, anche per i nidi, l’infanzia e la primaria, dopo che per tanti anni si è mirato non senza qualche buona ragione a sviluppare l’efficienza e l’ “attenzione al prodotto”. Si tratta anche di ripensare la forma e la vita delle città, redistribuendo gli spazi, aprendo piazze e vie pedonali, promuovendo una mobilità sostenibile e degli orari articolati in maniera tale da evitare affollamento, ressa, caos. È il momento di ricostruire e di immaginare».