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Jesi

Da Santa Maria Nuova a Pievetorina per ricostituire la biblioteca distrutta dal terremoto

Rita Angelelli, direttrice editoriale de "Le Mezzelane", ha portato 3452 volumi grazie alla sua iniziativa di solidarietà. Un paese tutto da ricostruire dove lo Stato è ancora assente. Molto attivi, invece, privati, cittadini e volontari

Alcuni cartoni contenenti libri destinati alla biblioteca di Pievetorina

SANTA MARIA NUOVA – Per non dimenticare. E per essere vicini a chi ha sofferto le devastazioni del recente terremoto.

Rita Angelelli, direttrice editoriale della casa editrice “Le Mezzelane” di Santa Maria Nuova il suo progetto lo ha portato avanti, con caparbietà, dedizione, voglia di mettersi in gioco per ridare una speranza.

Ricostituire una biblioteca a Pievetorina che gli schiaffi del sisma li ha ricevuti in pieno volto e ancora le ferite sono aperte.

Pievetorina, tutto da ricostruire

«Era tutto pronto – racconta proprio la Angelelli –  oltre 130 cartoni pieni di libri. Enciclopedie, narrativa, raccolte di poesia, saggi, libri per bambini e ragazzi, vocabolari, guide turistiche, libri di cucina, volumi monotematici vari, fumetti per bambini e per i più grandi, segnalibri divertenti, libri di scuola. 3452 volumi in tutto».

Rita Angelelli, direttrice editoriale de “Le Mezzelane”

La raccolta è iniziata lo scorso novembre con la pubblicazione di un’antologia di racconti donati da tanti scrittori. In vendita nello shop de “Le Mezzelane” e in vari store nazionali e internazionali.

«Non ne abbiamo vendute molte di copie, in realtà, mi aspettavo molto di più – dice –  ma sono arrivate anche donazioni dirette in denaro provenienti dal nostro sito “E dopo?”. Abbiamo raccolto al momento 894 euro. Una parte di queste donazioni sono servite a trasportare i libri con un corriere da Sesto San Giovanni, dove ne è stata raccolta la maggior parte, alla sede di “Le Mezzelane”, mentre con quello che rimaneva ho acquistato circa 300 volumi di narrativa classica, sia per adulti che per ragazzi. E’ una buona partenza per ricostruire ciò che la natura ha distrutto».

È come un fiume in piena Rita Angelelli, passione per quello che fa, amore per ridare un senso a un contenitore culturale essenziale che un tragico evento naturale ha spazzato via. Ma non bisogna arrendersi. Occorre rimboccarsi le maniche e andare avanti. E lei lo fa, sostenendo il ritorno alla normalità della vita di tutti i giorni a Pievetorina, anche lei memore di «quel dolore leggermente assopito».

Cronaca semplice, che si snoda attraverso un impegno che si racconta da solo, senza enfasi.

«Siamo partiti da Santa Maria Nuova in sei, sabato scorso primo luglio, nessuna carica istituzionale presente. Devo dire che un po’ mi è dispiaciuto. Come ha commentato un’amica sul mio profilo Facebook “la beneficenza si fa, non si urla”, e non posso che darle ragione. Il nostro Sindaco era impegnato a Jesi per l’inaugurazione del Museo a Federico II, avrei gradito almeno la presenza del nostro assessore alla cultura ma abbiamo fatto da soli. La giornata è stata interessante, sono tornata a casa con una “camionata” di emozioni».

E queste emozioni sono state distillate, a bocce ferme, quando ci si è potuti fermare a riflettere su tutto quello che era passato davanti agli occhi lì, a Pievetorina.

«La sensazione di vuoto ancora mi pervade – dice –  ma il sorriso di alcune persone mi è rimasto nel cuore.
Non immaginavo minimamente di trovare un paese quasi vuoto. Ho potuto vedere un immane disastro aggiunto a una sensazione di perdita con nella testa il rumore delle ruspe che portavano via i detriti.
Ho parlato con la segretaria del Sindaco, che era assente per motivi istituzionali, la quale mi ha riportato i ringraziamenti da parte sua per quello che abbiamo fatto. Spero che i libri servano a distoglierli dalla paura che ancora invade la loro esistenza. Un volontario della Protezione Civile locale si è intrattenuto con me per una decina di minuti, lasciando perdere ciò che stava facendo e, come se fossimo stati amici da sempre, mi ha detto: “Dobbiamo solo rassegnarci a ciò che la natura ci ha riservato, stiamo risorgendo dalle macerie che vedi”. E me lo ha detto con un sorriso. Il sorriso di chi non si sente sconfitto, di chi sa che ha ancora una vita davanti».

La vita non si ferma, va avanti nonostante tutto e lui, il volontario ha anche aggiunto che «la prossima settimana cominceremo a ricostruire la scuola, grazie alle donazioni di alcuni privati. L’asilo nido è quasi pronto, come vedi, anche qui grazie alla donazione di un’impresa edile: la Robur».

Si tratta di una costruzione di legno, «sembra stabile – racconta Rita – ed è allegra, intorno c’è tanto verde, sicuramente attrezzeranno un giardino per i bimbi. Poi torno a guardarmi attorno e vedo solo container e macerie. Un contrasto netto tra il nuovo e il lesionato. C’è ancora molto da fare. Se qui cominciano a ricostruire – mi è stato detto – è grazie ai privati e per opera degli sforzi dei volontari e dei cittadini».

Lo Stato non c’è. Al di là delle chiacchiere sembra proprio di capire che lì, come in altre luoghi e circostanze, si è appena fatto vedere. All’inizio del dramma.

«Sempre il volontario mi ha raccontato che la sua casa è rimasta fortunatamente in piedi. Solo che quando lui invita qualcuno per stare qualche ora insieme, per provare a tornare alla normalità, gli rispondono tutti che hanno ancora paura e che non entreranno in una casa ancora per un bel po’. Il 95% delle case del paese è inagibile, bisognerà demolirle tutte e poi ricostruirle, perché le persone non se ne vogliono andare dal luogo dove sono nate, soprattutto gli anziani. C’è un solo panificio, rimasto sempre aperto. Il proprietario ha puntellato tutto quello che era lesionato, ma voleva continuare a lavorare per dare al paese almeno il pane. Non ci sono negozi di generi alimentari, il più vicino è a 22 chilometri. C’è ancora un container con provviste per almeno un altro mese, provviste che hanno sempre avuto, però la gente vuole tornare alla normalità. Dopo sei mesi cercano quello che li farebbe sentire a casa: andare a far la spesa e cucinare il cibo che hanno scelto. Sembra una stupidaggine, ma è quello che vogliono, quello che facevano prima di tutto questo dramma».

E, poi, i ringraziamenti. Doverosi in questo caso. Rita Angelelli li snocciola tutti di un fiato: «Ringrazio ancora i volontari della Protezione Civile di Santa Maria Nuova, il presidente Graziano Refi, Karin di Pievetorina, Sandra Gentili e Lorenzo Spurio, che hanno voluto essere presenti alla consegna, Moreno Giaccaglia del Centro Servizi “Ristè Auto” di Pradellona, il sindaco di Santa Maria Nuova, Alfredo Cesarini e il sindaco di Pievetorina, Alessandro Gentilucci, la Lega Cisalpina di Hockey di Sesto San Giovanni, Renato Ghezzi, Gilberto Muscoloni che mi ha passato il contatto di Karin (la segretaria del Sindaco), tutti gli scrittori che hanno mandato un racconto, le persone che hanno acquistato la raccolta “E dopo?”, le persone che hanno donato anche solo due euro, le persone che mi hanno inviato i libri. Siete stati tutti dei grandi!».

Ma non finisce qui, sembra di capire. Perché «ritorneremo a Pievetorina per portare altre cose utili, probabilmente per la scuola».