Jesi, ecco i tesori da salvare

Ad oggi sono stati poco meno di una quindicina i restauri finanziati in città con l'Art bonus. Ma ora la disponibilità al mecenatismo culturale sembra languire da un po’. In lista fra gli altri Fonte e Chiesa di San Marco, dipinti, reperti archeologici, le sedie di Palazzo della Signoria

Il museo archeologico di Palazzo Pianetti
Il museo archeologico di Palazzo Pianetti

JESI – Sessanta mila euro per il restauro della storica Fonte di San Marco, comprensivo di nuovi impianti di illuminazione e videosorveglianza. Cinquantuno mila euro invece per restaurare le volte a crociera e gli archi ogivali della Chiesa di San Marco, cifra nella quale sono conteggiate anche le spese per l’allestimento dei necessari ponteggi. E poi 40 mila euro per recuperare a nuova vita parte delle sale degli appartamenti ottocenteschi di Palazzo Pianetti. Sono i “tesori da salvare” del patrimonio artistico e culturale cittadino per i quali è più ingente l’importo degli interventi necessari. E per questo inseriti dal Comune nella lista dei progetti, di restauro o di sostegno ai musei, finanziabili da mecenati che intendano far ricorso allo strumento dell’Art bonus. Ovvero il meccanismo, introdotto dall’allora ministro ai beni culturali Dario Franceschini, che premia con un credito di imposta del 65% le erogazioni liberali in denaro per interventi a favore di cultura e spettacolo. Ad oggi sono stati poco meno di una quindicina i restauri finanziati. Ma adesso la disponibilità al mecenatismo nei confronti del patrimonio cittadino sembra languire da un po’.

Il monumento ai caduti

Ultimo corposo intervento finanziato, quello con il quale per 15 mila euro il Consorzio Servizi Vallesina ha ridato lustro al Monumento ai Caduti di piazza Indipendenza, il leone rampante posizionato davanti all’ingresso del Comune. In precedenza erano stati, fra gli altri, Caterpillar a restaurare, per 20 mila euro, la “Deposizione di Cristo nel sepolcro” di Lorenzo Lotto custodita in Pinacoteca; l’artigiano jesino Andrea Gambadori a recuperare uno scudo in pietra del XV secolo raffigurante un leone rampante e collocato a Palazzo della Signoria; l’Ottica Carletti a occuparsi del “Noli me tangere” di Arcangelo Aquilini, un dipinto a olio su tela centinata, pure questo in Pinacoteca. E poi ancora interventi su dipinti e antichi volumi, lampadari in vetro e mappe.

Ma resta molto altro da mettere in salvo. Vedi i reperti archeologici emersi dagli scavi dell’estate 2016 al Campo Boario in occasione dei lavori sul Centro Ambiente (servono 15 mila euro), il portale rinascimentale d’ingresso al chiostro di Sant’Agostino posto nel 1524 dal conte Emilio Ripanti (11 mila), il portone ligneo cinquecentesco della Chiesa di San Bernardo (4.500). E poi ancora dipinti (5.900 euro per il dipinto su tavola sagomata in legno raffigurante “La traslazione della Santa Casa” di autore ignoto del XVIII secolo), sessanta sedie in legno della Sala Maggiore di Palazzo della Signoria (3.300 euro) e diversi prestigiosi tesori della Biblioteca Planettiana: occorrono 3.100 euro per una rarissima edizione pubblicata nel 1536 a Basilea di un testo di Erasmo da Rotterdam, 2.200 per trentadue tavole del Catasto Napoleonico del secolo XIX. Ma c’è spazio anche per spese come i 450 euro che servono per il “Liber Aureus” pubblicato a Parigi nel 1526.

E poi ci sono i progetti, vedi i 30 mila euro per portare la realtà aumentata a Palazzo Pianetti applicandola alle sue collezioni, i 21 mila per la valorizzazione dello scenario storico-archeologico della Riserva di Ripa Bianca, i 7.300 per una copia 3D del Lapis Aesinensis, prezioso testimone della viabilità d’epoca romana in Vallesina.