Jesi, anche il Museo Federico II fra i beni da salvare con Art bonus

Aggiornata la lista, servono 150 mila euro per il contenitore multimediale dedicato allo Stupor Mundi. Ma ci sono anche i resti dell'antica Aesis e il progetto di mostra sui rapporti fra l'umanista jesino Angelo Colocci e Raffaello

JESI – Anche il Museo Federico II Stupor Mundi, passato dallo scorso 1 novembre nelle mani del Comune di Jesi non senza discussioni in merito, rientra tra i possibili destinatari degli interventi di mecenatismo finanziabili da privati facendo ricorso allo strumento dell’Art bonus. Per la sua valorizzazione, stima il Comune, occorrono 150 mila euro. A fare compagnia al contenitore multimediale di piazza Federico II nell’elenco dei nuovi inserimenti nella lista dei “tesori da salvare” ci sono poi la Casa Museo Colocci Vespucci, i resti della Aesis romana e alto medievale, il progetto della mostra sui rapporti fra l’illustre concittadino Angelo Colocci e Raffaello.

L’Art bonus è il meccanismo, introdotto a suo tempo dal ministro ai beni culturali Dario Franceschini, che premia con un credito di imposta del 65% le erogazioni liberali in denaro per interventi a favore di cultura e spettacolo.

Possono rientrarvi “interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici; il sostegno di Istituti e luoghi della cultura di appartenenza pubblica come musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali, fondazioni lirico-sinfoniche e teatri di tradizione; la realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti, di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo; spese di investimento per Teatri pubblici e Fondazioni lirico sinfoniche”.

 

Jesi -Palazzo Pianetti

Jesi fu fra le prime a ricorrere con efficacia allo strumento dell’Art bonus, con Caterpillar che restaurò, per 20 mila euro, la Deposizione di Cristo nel sepolcro di Lorenzo Lotto custodita in Pinacoteca. Mentre del recupero di uno scudo in pietra del XV secolo raffigurante un leone rampante e collocato a Palazzo della Signoria si finì a parlare, presente l’artigiano jesino Andrea Gambadori che l’aveva finanziato, anche all’Auditorium di Mecenate a Roma, col ministro Franceschini, fra le esperienze da portare ad esempio facendo il punto sui primi risultati nazionali dell’Art bonus.

Ad oggi sono stati poco meno di una quindicina i restauri finanziati, ultimo corposo intervento quello con il quale per 15 mila euro il Consorzio Servizi Vallesina ha ridato lustro al Monumento ai Caduti di piazza Indipendenza.

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La cisterna romana di Jesi utilizzata come set nei mesi scorsi

Nell’aggiornare la lista delle operazioni finanziabili, ora l’amministrazione comunale inserisce appunto il progetto di valorizzazione del Museo Civico Federico II Stupor Mundi per 150 mila euro. Ci sono poi il nuovo impianto di illuminazione della Casa Museo Colocci Vespucci, per il quale servono 8 mila euro, ma anche la manutenzione e valorizzazione dell’area archeologica urbana dell’antica Aesis comprendente la Cisterna romana, i resti del Teatro romano, la villa rustica di Campo Boario, l’abbazia di san Savino e l’abbazia di Santa Maria del Piano: occorrono 18 mila euro. Infine il progetto “Angelo Colocci e Raffaello per la Scuola di Atene” mostra documentaria e progetto multimediale su Angelo Colocci e i suoi rapporti con Roma e il maestro urbinate, per 100 mila euro.

Fra gli altri interventi già in lista, il restauro della storica Fonte di San Marco, con nuovi impianti di illuminazione e videosorveglianza, per 60 mila euro, quello di volte a crociera e archi ogivali della Chiesa di San Marco per 51 mila, il recupero delle sale degli appartamenti ottocenteschi di Palazzo Pianetti per 40 mila. E ancora il portale rinascimentale d’ingresso al chiostro di Sant’Agostino posto nel 1524 dal conte Emilio Ripanti (11 mila), il portone ligneo cinquecentesco della Chiesa di San Bernardo (4.500). Quindi dipinti – 5.900 euro per “La traslazione della Santa Casa” di autore ignoto del XVIII secolo-, sessanta sedie in legno della Sala Maggiore di Palazzo della Signoria (3.300 euro) e diversi prestigiosi tesori della Biblioteca Planettiana: 3.100 euro per una rarissima edizione pubblicata nel 1536 a Basilea di un testo di Erasmo da Rotterdam, 2.200 per trentadue tavole del Catasto Napoleonico del secolo XIX. Ma c’è spazio anche per spese come i 450 euro che servono per il “Liber Aureus” pubblicato a Parigi nel 1526.

E poi i progetti: 30 mila euro per portare la realtà aumentata a Palazzo Pianetti applicandola alle sue collezioni, mila per la valorizzazione dello scenario storico-archeologico della Riserva di Ripa Bianca, 7.300 per una copia 3D del Lapis Aesinensis, prezioso testimone della viabilità d’epoca romana in Vallesina.