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Jesi

Coronavirus, il vicesindaco di Jesi: «La battaglia non è finita»

Luca Butini, immunologo all'ospedale di Torrette, invita i cittadini a rispettare ancora le direttive affinché nuovi contagi e ricoveri puntino verso lo zero

L'assessore alla Cultura di Jesi, Luca Butini

JESI – Coronavirus, una battaglia non ancora vinta. Luca Butini, vicesindaco di Jesi ed immunologo all’ospedale di Torrette, invita i cittadini a non abbassare la guardia. I dati degli ultimi giorni sono positivi, dunque è importante non vanificare gli sforzi fatti fino ad adesso.

«Le misure di contenimento adottate nelle ultime quattro settimane stanno producendo il loro effetto – spiega Butini -. Continuando a fare tamponi cresce il numero di persone positive, però cresce proporzionalmente di meno rispetto all’aumento dei tamponi eseguiti. Il numero quotidiano di “nuovi positivi”, infatti, segue una linea di tendenza che va verso una diminuzione. E il numero di persone ricoverate in ospedale con sintomi per così dire “minori” ha smesso di aumentare, e quello delle persone ricoverate in terapia intensiva tende a diminuire. L’aumento dei positivi va infatti in parallelo con l’aumento delle persone in isolamento domiciliare, molti dei quali è sperabile e possibile che non richiedano ricovero in ospedale».

L’andamento dei contagi

Ma la guerra non è finita. «Anzi, ora più che mai, in attesa di farmaci ad azione specifica e/o di un vaccino, è fondamentale continuare a fare ciò che abbiamo imparato per limitare la diffusione del virus – mette in guardia il vicesindaco -. Abbiamo imparato come si trasmette il nuovo Coronavirus: 1) trasmissione sintomatica, vale a dire da parte di una persona sintomatica; 2) trasmissione pre-sintomatica, da parte di una persona che non ha ancora manifestato sintomi evidenti; 3) trasmissione asintomatica, da parte di una persona che non manifesterà mai sintomi evidenti; 4) trasmissione ambientale, tramite contaminazione, tipicamente toccarsi naso, bocca, occhi con mani (o guanti!) contaminati.

Abbiamo imparato anche come ci si difende: è relativamente semplice proteggersi dalla trasmissione da parte di persone sintomatiche: isolamento del paziente, dispositivi di protezione; un po’ più difficile, a giudicare da quello che si vede in giro, è proteggersi dalla trasmissione ambientale: igiene respiratoria, igiene domestica, lavaggio delle mani (attenzione a pensare che i guanti ci difendano totalmente, il virus ai guanti si attacca, vanno lavati o cambiati spesso; non è più semplice lavarsi le mani?). Più difficile è proteggersi negli altri due casi. Non è ancora chiaro quale sia l’impatto sulla diffusione del virus ad opera di persone che mai svilupperanno sintomi (trasmissione asintomatica), ma si ritiene che la loro capacità di infettare sia, per singolo individuo, inferiore rispetto a quella dei soggetti che di lì a uno-due giorni svilupperanno sintomi (trasmissione pre-sintomatica), per cui quest’ultima è la via di trasmissione che dovremo cercare di ridurre il più possibile».

Il distanziamento sociale, pertanto, ribadisce Butini, «è lo strumento più efficace, integrato dall’uso corretto delle mascherine. Corretto significa indossarle solo quando serve, così da preservarle, maneggiarle con attenzione per non danneggiarle, considerare che trattengono ed accumulano le impurità, non le eliminano! Ad esso andrà abbinata la veloce tracciatura dei contatti, possibilmente realizzata attraverso strumenti digitali, una fra le App che si stanno valutando e che potrà funzionare solo se saremo in molti a utilizzarla. Veloce, perché solo così sarà possibile individuare chi inconsapevolmente sia stato esposto al rischio e metterlo in condizione di curarsi e di non nuocere ad altri».