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Jesi

Coronavirus, il grido d’allarme degli imprenditori locali

Aziende e negozi alle prese con il blocco dell'attività. Per alcuni, il calo del fatturato sarà enorme. Parola a Fabrizio Giommi di Giomod, Enrico Marconato del Paradise Playcenter e dell'hotel Pineta e Daniele Crognaletti, delle omonime autolinee dell'Esitur

JESI – Paura e speranza. Sono i sentimenti contrapposti che, ormai da giorni, agitano i pensieri di molti imprenditori. La maggior parte delle aziende, quelle considerate non essenziali, ha abbassato le saracinesche da un paio di settimane. Così come i negozi, i locali, i centri del divertimento. Non si vede ancora la luce in fondo al tunnel, purtroppo, e le preoccupazioni per la ripartenza non mancano.

«L’impatto sulla nostra azienda è stato devastante – afferma Fabrizio Giommi del centro di abbigliamento e calzature di Monsano, Giomod -. Noi abbiamo deciso di chiudere tutti i nostri negozi due giorni prima del provvedimento governativo a tutela del personale e della clientela. Vendendo anche prodotti stagionali, molta merce rimarrà in magazzino. E abbiamo scadenze da onorare. Il danno sarà immane e la ripartenza, a mio modo di vedere, sarà peggiore rispetto alla crisi del 2008. Non eravamo abituati a una serrata di questo tipo, diverse persone avranno bisogno di aiuto. Sia in termini psicologici che economici. Di certo, non mi aspetto estate ed autunno con segno positivo».

«La situazione è molto, molto negativa, l’attività è chiusa. Sia la sala giochi che il ristorante. C’è preoccupazione, anche perché abbiamo 30 dipendenti a casa – spiega Enrico Marconato del Paradise Playcenter e dell’hotel Pineta -. Stiamo già pensando a nuove iniziative quando riapriremo. Diversificheremo le strategie, ci stiamo lavorando. La cassa integrazione è fondamentale per supportare i dipendenti. A tale proposito, spero che vengano snellite le procedure burocratiche, soprattutto in questo momento di difficoltà. Poi, serve liquidità. La sospensione delle rate dei mutui, dei leasing, dei finanziamenti e degli affitti è un piccolo passo, ma per il rilancio servirà anche altro. Temiamo che la gente, immediatamente dopo la riapertura, non tornerà subito da noi, tenendo anche conto del probabile invito al distanziamento sociale, per cui c’è bisogno di qualche intervento importante su tassazioni e imposte, a partire dall’energia elettrica. Idem con l’hotel Pineta: siamo fermi e speriamo che anche il turismo possa ripartire con slancio».

Fra coloro che hanno rilanciato con più forza l’appello a restare a casa, anticipando addirittura i provvedimenti governativi più restrittivi, vi è Daniele Crognaletti, sebbene il lavoro a Esitur e alle autolinee Crognaletti sia completamente in antitesi rispetto al non muoversi. «Relativamente al turismo, dovremo rivedere tutte le prospettive e i piani d’azione per il futuro – dice -. Il mercato è totalmente fermo, come lo sono i trasporti e i viaggi dall’estero verso l’Italia. Tre segmenti differenti, ma interconnessi. Stiamo studiando le contromosse a questa guerra che ci ha travolto. Siamo certi che ne usciremo rispettando quanto ci è stato chiesto di fare. Avremo molto probabilmente a che fare, nei prossimi mesi, con un turismo molto più nazionale. Da segnalare poi il crollo del petrolio, che potrebbe essere un elemento positivo per questo nostro settore».

Secondo Crognaletti, quando questo incubo sarà alle spalle, la regione Marche potrebbe raccoglierne i frutti. «Se il mercato Italia su Italia ripartirà – è il suo parere -, le Marche potranno beneficiarne notevolmente. Questa è una regione ricca di cultura, di enogastronomia, di storia, di tradizioni e di paesaggi. Si va dalla montagna alla collina, e quindi al mare, in pochissimo tempo. Possiamo entrare subito in competizione con tante città ben più grandi che, non potendo più contare sui turisti esteri, si dovranno rivolgere al mercato interno che già le conosce ampiamente. Abbiamo una grande opportunità di rilancio, pertanto. Nessuna paura, questo mi sento di dire. Affrontiamo questa crisi per vincerla e uscirne migliori».