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Jesi

Contraccezione gratuita e interruzione di gravidanza, Pd e Jesi in Comune contro la Regione

Le consigliere comunali Agnese Santarelli ed Emanuela Marguccio chiedono al consiglio comunale di opporsi alle dichiarazioni rilasciate dall'assessore regionale Giorgia Latini

Da sinistra Filippo Cingolani, Agnese Santarelli, Stefano Bornigia, Emanuela Marguccio, Andrea Binci, Luigi Romitelli

JESI – «Investire per potenziare i consultori pubblici, per assumere un maggior numero di personale specializzato, per concretizzare e/o alimentare reti territoriali di supporto, per garantire la contraccezione gratuita a tutti e tutte, per assicurare la piena applicazione della 194 in ogni struttura, anche nell’ospedale Carlo Urbani di Jesi». È quanto chiedono, attraverso un odg, le consigliere comunali Agnese Santarelli (Jesi in Comune) ed Emanuela Marguccio (Pd) al consiglio comunale, a seguito delle dichiarazioni sull’aborto dell’assessore regionale Giorgia Latini.

Le due esponenti di minoranza invitano inoltre l’aula consiliare «ad esprimere la propria contrarietà alla possibile sospensione, nella Regione Marche, della procedura per l’interruzione volontaria con metodo farmacologico presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure in day hospital». L’atto sarà discusso e messo al voto a inizio febbraio.

«Nella seduta consiliare del 15 dicembre 2020 – spiegano Santarelli e Marguccio – l’assessora Latini ha annunciato di voler svolgere una verifica di compatibilità tra le Linee guida del Ministero della Salute e la Legge 194, con l’idea di obbligare il ricovero ospedaliero per la somministrazione della pillola abortiva RU486, così come già deliberato in precedenza nella Regione Umbria, dichiarando di fatto di essere contraria ad una legge dello Stato; L’ospedalizzazione è considerata, in qualsiasi caso e per tutte le malattie, l’extrema ratio e, ove possibile, l’assistenza domiciliare viene ritenuta la migliore soluzione, in quanto permette ai pazienti di essere accolti da personale formato in un ambiente certamente più intimo e rassicurante rispetto ad un ospedale saturo e in continua emergenza, tanto più in una fase come quella attuale. Costringere una donna ad un ricovero forzato di 3 giorni crea soltanto disagi e ostacoli, vista anche la carenza di medici non obiettori e la mancanza, nella maggior parte dei reparti di ginecologia e ostetricia, di aree separate ove accogliere chi si accinge a partorire e chi è ricoverato per altri motivi. La salute psicofisica della donna non si garantisce spendendo su inutili ricoveri che offrono il peggior risultato al più alto costo, ma investendo per potenziare i consultori pubblici, per assumere un maggior numero di personale specializzato, per concretizzare reti territoriali di supporto, per garantire la contraccezione gratuita a tutti e tutte, per assicurare la concreta applicazione della Legge 194 prevedendo che in ogni struttura ci siano medici non obiettori (come prescritto dalla legge), cosa che purtroppo non avviene da anni nell’ospedale Carlo Urbani di Jesi».

Pd e Jesi in Comune, infine, impegnano la giunta Bacci, in caso di approvazione dell’odg, ad inviarlo nell’immediato al Presidente Acquaroli, alla Giunta regionale, al Direttore dell’Area Vasta 2 e al Direttore generale dell’Asur Marche.