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Jesi

Jesi, Consulta per le Donne e le Pari Opportunità: l’appello ad aderire

C'è tempo fino al 18 marzo per presentare la domanda di partecipazione al neonato organismo politico istituito dal consiglio comunale

JESI – Consulta per le Donne e le Pari Opportunità, adesioni aperte. C’è tempo fino al 18 marzo per presentare la domanda di partecipazione al neonato organismo politico istituito dal consiglio comunale di Jesi, che si propone «di elaborare politiche riguardanti sia la condizione femminile (in ambito sociale, professionale, economico) che la promozione delle pari opportunità, intendendosi per queste ultime le parità di trattamento e la rimozione in ogni ambito della società civile di discriminazioni per sesso, capacità fisica e/o intellettuale, ecc.».

Il regolamento della Consulta per le Donne e per le Pari Opportunità prevede che possano aderire «tutte le donne e tutti gli uomini, indipendentemente dall’appartenenza sociale, etnica, politica e religiosa, che siano residenti o domiciliati a Jesi o che nel Comune di  Jesi svolgano la loro attività lavorativa, di studio o comunque vi abbiano interessi di tipo sociale e culturale». Al fine di provvedere all’avvio dell’organismo, le domande di adesione, corredate da un documento di riconoscimento, dovranno pervenire all’Ufficio Protocollo del Comune di Jesi, tramite mail, pec o posta cartacea entro il 18 marzo 2021 (qui il link).

Nello specifico, le finalità che la Consulta si pone sono:

  • Valorizzare la presenza, la cultura e l’attività delle donne nella società e nelle istituzioni;
  • Riconoscere il carattere multietnico e le diversità culturali della realtà femminile nel territorio;
  • Sostenere il diritto alle pari opportunità nel lavoro e in ogni altro settore della vita civile nel territorio;
  • Prevenire e contrastare tutte le forme di esclusione e di violenza attuate dagli uomini maltrattanti verso le donne;

C’è pure chi ha storto il naso. UDI (Unione Donne Italiane) Jesi e la rete “Le ragazze sono in giro” puntualizzano di non riconoscersi in tale organismo. «La rimozione degli ostacoli formali per una perfetta parità di genere si invera anche a partire da una corretta postura linguistica, che non si esprime di certo in un riduttivo e denotativo “Consulta per le donne”. Le donne non hanno bisogno di altri che decidano “per” loro e ben più opportuno sarebbe stato dire Consulta “delle donne”. A questa nuova consulta, di cui facciamo fatica a comprendere ruolo e finalità, ci sentiamo estranee, convinte che la battaglia per la parità di genere risieda nella rete delle donne e delle loro associazioni».