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Jesi

Conoscere luoghi e persone delle Marche, l’escursionismo “gentile” di Fabrizio Teodori

Viaggiare a piedi per scoprire scorci e sguardi di questa regione. L’intervista a una guida escursionistica ambientale con la passione per la montagna

L'altopiano di Montelago (foto di Fabrizio Teodori)

JESI – Viaggiare a piedi «come forma gentile di scoperta dei luoghi e conoscenza con chi li abita». È la filosofia che anima Fabrizio Teodori, grande appassionato di montagna nonché guida ambientale escursionistica nelle Marche. Da tempo ormai, il 36enne jesino lavora con varie realtà nazionali impegnate nel mondo del turismo responsabile, in Italia e nel Mondo. Parallelamente, porta avanti diversi progetti nel sociale legati alla montagna per tutti, con associazioni e cooperative regionali, oltre a iniziative di educazione ambientale con scuole, enti pubblici e aree protette. 

Guida Ambientale Escursionistica. Perché?
«Dopo la laurea in Economia e una breve esperienza nello studio di un commercialista – la risposta di Teodori -, non mi sentivo sulla strada giusta. Ero giovane e volevo ancora scoprirmi nel mondo. Ho mollato allora l’impiego in ufficio e viaggiato qualche mese tra Spagna e Sud America. Nel frattempo, lavoravo in campagna e come cameriere per pagarmi viaggi ed altre esperienze formative. Mi è servito tanto a capirmi meglio e poter scegliere quale impostazione dare alla mia vita. Ho preferito il contatto con la natura, l’aria aperta, e le giornate diverse tra loro. Il turismo mi è sembrato il giusto compromesso. L’ultimo step è stato fondamentale dal punto di vista etico, scegliendo di promuovere il mio territorio e forme di turismo responsabile attraverso un approccio attento e con passo gentile».

Qual è la sua formazione?
«Dopo un Master in Turismo sostenibile a Roma ed uno stupendo corso di formazione ad Arquata del Tronto, sono diventato Guida Ambientale Escursionistica nelle Marche e, un passo alla volta, in compagnia di Giulio, Stefano e ViaggieMiraggi, ho iniziato a scoprire la mia terra ed i suoi abitanti con occhi diversi».

Quanto ha influito il terremoto nella sua attività e in generale nella scoperta dell’entroterra?
«Nel 2016, ho effettuato un cammino in solitaria da Carpegna ad Ascoli Piceno. Un’esperienza bellissima che mi ha fatto conoscere tanta umanità e le molteplici bellezze nascoste del nostro Appennino. Il tutto durante le scosse di ottobre. Inizialmente, il terremoto l’ho visto come un’opportunità, un’occasione per rispolverare quel senso di comunità che avevamo perduto. Poi i tempi lunghissimi e la mala gestione dell’emergenza hanno trasformato quella scintilla in disagio. Per il nostro territorio è stato tremendo. La parte meridionale dei Sibillini si stava sviluppando come non mai. Erano nate tante nuove piccole strutture ricettive, gruppi di volontari che riaprivano sentieri, nuove guide. Poi, come un interruttore, si è spento tutto. La situazione a livello turistico ancora non è migliorata. È rimasta tanta distruzione, poche possibilità di accoglienza e sempre meno abitanti ad occuparsi del territorio. L’interesse verso le Marche sta crescendo, per fortuna, ma la macchina pubblica tarda ad incentivare una ripresa concreta, canalizzando così i flussi di visitatori in poche località sempre più congestionate e per poche settimane all’anno». 

Fabrizio Teodori, guida ambientale escursionistica delle Marche

Quindi, come se non bastasse, è arrivato il Covid…
«Questa pandemia, che ci costringe in casa da più di un anno, sta ridisegnando i nostri bisogni in maniera molto incisiva. La sensibilità verso i temi ambientali, la natura, la voglia di camminare e di esplorare il territorio che abitiamo, sono fortemente in crescita. Negli ultimi anni avevamo visto già questo trend, ma il Covid ha fatto emergere con forza quali sono le mancanze che più ci hanno influenzato nella quotidianità degli ultimi tempi. Quando si potrà ricominciare a viaggiare, ci sarà davvero una grande voglia di natura e montagna». 

Ci sono dei luoghi a cui è più legato?
«Amo le Marche dal profondo. Ho la fortuna di viaggiare tanto grazie al mio lavoro e scoprire posti stupendi nel mondo. Ogni volta che torno però, il paesaggio dove sono cresciuto mi dà tanto, mi riempie gli occhi e lo spirito, come se lo scoprissi per la prima volta. Tra i luoghi a me più cari vi sono il San Vicino, boschi di faggi e storie di Resistenza, gli ambienti montani dei Sibillini con i suoi abitanti, i selvaggi Monti della Laga, ricchi di acqua e vegetazione rigogliosa. Insomma, mi piace passeggiare dove natura, territorio e tradizione si fondono. Sento di appartenere all’Appennino a livello di legame. Anche verso nord, fino al Monte Nerone, lo amo tutto». 

Fabrizio Teodori sul Monte Igno (foto di Fabrizio Teodori)

Ci consiglia tre escursioni con gradi differenti di difficoltà?
«Il nostro territorio si presta a tanti tipi di esperienze, sia più impegnative ma anche adatte a tutti, e abbiamo pertanto la fortuna di non farci mancare nulla. Una facile escursione, molto interessante e con scorci stupendi, è sicuramente l’anello dei boschi in vetta al Monte Conero, a picco sul mare nella macchia mediterranea. Un grado di preparazione maggiore invece è necessario se si vogliono approcciare i saliscendi dei primi monti che si incontrano verso ovest. L’altopiano di Montelago, dalle parti di Sefro, penso sia uno dei luoghi più belli dove camminare godendo del paesaggio. Anche il Monte Catria e la vicina Fonte Avellana sono itinerari che propongo spesso per escursioni molto d’effetto, dai grandi contenuti storici e con un impegno contenuto. Per le passeggiate più impegnative direi i Sibillini. Qui le possibilità sono davvero tante: dalle creste più alte alle valli incise dai torrenti nel bosco. Le Gole dell’Infernaccio sono uno dei luoghi che preferisco, arrivando su fino al Monte Priora, oppure i Laghi di Pilato passando da Forca Viola con gli occhi sulla Piana di Castelluccio per buona parte del trekking. Insomma ce n’è per tutti i gusti e tutte le gambe. Buon cammino!».

Fabrizio Teodori, guida ambientale escursionistica delle Marche, sul Gran Sasso