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Condizioni di vita «non così male» in Etiopia ed Eritrea, il post del senatore scatena il putiferio

Il parlamentare jesino del Movimento 5 Stelle, Mauro Coltorti affida a Facebook il suo pensiero sul tema immigrazione, raccontando la sua esperienza lavorativa in Africa. Ma la rete insorge e lui si difende

Mauro Coltorti
Mauro Coltorti

JESI – «Conosco l’Eritrea e l’Etiopia perché ci ho lavorato. In nessuno di questi due paesi ci sono situazioni aperte di conflitto ed anzi le condizioni di vita non sono così male. C’è lavoro per tutti anche se c’è molta povertà ma nessuno muore di fame. La motivazione reale dell’emigrazione è socio economica». Questo è uno dei passaggi dell’articolata riflessione del senatore Mauro Colorti sul tema migranti, all’indomani della vicenda Diciotti (la nave impossibilitata a sbarcare su ordine del Ministro dell’Interno, Salvini). Un post, con particolare riferimento proprio a questo passaggio, oggetto di critiche feroci, e qualche insulto, che il geologo jesino ha ricevuto sul social network.

Il parlamentare, preso di mira non solo da esponenti di sinistra ma anche da militanti del Movimento 5 Stelle, è intervenuto più volte nel dibattito, sostanzialmente per chiedere soluzioni e proposte alternative. «Io credo che si debba fare una politica seria di respingimento e contemporaneamente cambiare tipo di sviluppo socio economico», ha evidenziato in una delle risposte ai tanti utenti che lo hanno aspramente contestato, chiedendo in svariate occasioni se l’interlocutore è d’accordo a farli sbarcare tutti. A distanza di due giorni dalla presa di posizione, il senatore vuole evitare di soffiare ulteriormente sul fuoco, e si limita a far notare di aver ricevuto poche proposte costruttive e tanti insulti.

«La motivazione reale dell’emigrazione è socio economica – scrive Coltorti riferendosi ad etiopi ed eritrei -. Chiunque si trovi in Africa e veda la televisione satellitare dopo aver visto la ricchezza e l’opulenza che trasudano dai nostri video spesso si chiede “cosa ci faccio io qui!!!” e decide di tentare la sorte e di emigrare. Si emigra per trovare condizioni di vita migliori, attratti da una bella macchina, dal desiderio di avere una casa con tutti i comfort, insomma di fare la “bella vita”. Non ci si rende conto che l’appagamento di questi desideri si pagherà talvolta con una vita di stenti, di lavoro duro nei campi, pagato pochi euro. Eppure la qualità della vita nei villaggi africani talora è buona. Certo non lo è se si calcola in denaro. Denaro ne circola poco e non ci sono i supermercati dove spenderlo!!! Ma le relazioni sociali ed umane sono ottime ed il tempo libero per curare le relazioni familiari e le amicizie infinitamente più lungo di quello che abbiamo noi occidentali. Dipende dunque da come valutiamo la ricchezza. Certo ognuno è libero di tentare la propria fortuna ma la domanda è: Possiamo ospitarli tutti? Il cuore direbbe: “perché no” !! La mente risponde: “Ci saranno dei motivi se nessun stato al mondo lo fa”. Ed infatti una cosa sono i migranti politici, che fuggono zone di guerra ed un’altra cosa sono i migranti economici, quelli che cercano una vita migliore. Uno singolo stato non può permettersi di ospitare decine e persino centinaia di migliaia di emigrati economici ogni anno».

Coltorti identifica inoltre la categoria degli “sciacalli”, «che si recano sulle navi e dicono che il Governo si comporta male, che non è un comportamento umanitario e magari sono proprio quelli che hanno avallato anni di politiche di rapina verso il terzo mondo, quelli che dicono “o ma quanti patimenti hanno subito queste povere persone” ma dimenticano che l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% delle ricchezze del pianeta e che da 1/3 ad ½ dei beni alimentari prodotti vengono gettati nella pattumiera. Dimenticano anche che in Italia ci sono tanti poveri, tante persone che guadagnano pochi euro l’ora, tanti giovani che sulla base di una condizione socio economica disastrosa emigrano verso paesi più ricchi. Sono le stesse persone che su questi problemi girano il volto dall’altra parte».

Innumerevoli le critiche al post, ripreso anche dalla stampa nazionale. In molti hanno ricordato le guerre infinite che hanno insanguinato i due paesi africani, le libertà violate, i regimi dittatoriali. «E dire che è stata la tua candidatura a darmi la forza di sconfiggere i pregiudizi che avevo nei vostri confronti…che cazzata che ho fatto! Spero di non incontrarti mai più!», scrive uno dei tanti utenti. «Io sono nato in Eritrea e le assicuro che lei ha visto il paese da una posizione di privilegio. Aiuta questa triste informazione anti-immigrato a quale scopo?», le considerazioni di un altro.

 

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