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Comune di Jesi e Istituto Cervi, la lettera aperta di Leonardo Animali al sindaco

Dall'Istituto Cervi la proposta per il comune di Jesi di ridurre della metà la quota annuale. L'ex assessore Leonardo Animali: «Stamattina una scuola di Jesi ha prenotato per cento ragazzi una visita al Museo Cervi»

Piazza della Repubblica e la sede del Comune di Jesi
Piazza della Repubblica e la sede del Comune di Jesi

JESI – La decisione del comune di Jesi di uscire dall’Istituto Cervi continua a porre dubbi e riflessioni. Portata nell’ultimo consiglio comunale dal Partito Democratico, la vicenda è oggetto di una lettera aperta che l’ex assessore Leonardo Animali, volontario dell’Istituto di Gattatico, indirizza al primo cittadino.

«Per adempiere al mio impegno di volontario, ho ascoltato la discussione fatta in consiglio comunale in cui si chiedeva di impegnare la Giunta ad aderire di nuovo all’Istituto Cervi, dopo che lo scorso settembre la stessa aveva deliberato il recesso – si legge – Quello che pensavo sulla scelta, ho avuto modo di dirglielo personalmente, nell’incontro avuto i primi di ottobre. Non starò qui ad invitarla ad un ripensamento, verso cui mi pare non sussista da parte sua alcun presupposto. Le chiedo però, in futuro, di non raccontare al consiglio comunale, ed alla città di conseguenza, fatti che lei non conosce bene; ma anche di raccontare tutto quello che è accaduto, a seguito della scelta della Giunta». In merito alla discussione in consiglio, Animali sottolinea le parole del sindaco secondo cui «l’Amministrazione ha fatto quel lavoro che qui in città è un po’ mancato, riportare i valori, alcuni valori in particolare, ai giovani. Ritenendo che è iniziata con questa amministrazione un’attività di informazione nei confronti dei giovani, vi ricordo il 25 aprile, il 2 giugno, abbiamo lavorato perché queste ricorrenze avessero un senso vero».

E a queste parole risponde: «Prima della sua amministrazione, ci sono non solo anni recenti, ma decenni in cui le Istituzioni jesine hanno lavorato con impegno, insieme alle associazioni, alle scuole, ai sindacati, ai partiti, su quei valori che lei richiama, ma non specifica, come se avesse timidezza nel farlo. L’adesione del Comune all’Istituto Cervi nel 2005, non è stata una scelta politica imposta dalla Giunta di turno, ma la conseguenza di un lavoro diffuso nella città da anni. Più volte fu Maria Cervi, la figlia di Antenore, a venire a Jesi per incontrare le scuole, in un rapporto all’inizio autonomo dal Comune. Fu lei stessa nel 2006 a consegnare la Costituzione ai neo diciottenni al Teatro Moriconi (nel 2005 Jesi fu il primo Comune nelle Marche ad avviare questa iniziativa; non l’ha ideata la sua Amministrazione, pensi…). E Maria Cervi a Jesi non ce l’ha portata l’assessore protempore, ma il Teatro Pirata, i cui fondatori sono allievi di Otello Sarzi, maestro burattinaio, antifascista e partigiano coetaneo dei Fratelli Cervi, parte integrante di quella famiglia e casa. Lo sa anche che il Comune di Jesi (delibera di giunta n. 205 del 2006), si dotò di un progetto triennale che si chiamava “Noi ricordiamo”, sulla memoria democratica? Che poi non fu proseguito per primo dal sindaco Belcecchi al secondo mandato; ma quel progetto consentì, tra altro, alle scuole di Jesi di fare l’esperienza della visita al campo di concentramento di Dachau il 27 gennaio. Io non so se lei sia mai stato in un luogo della Memoria così tragico. So però, che dal luglio 2012, quando la invitai personalmente, appena eletto, non ha ancora trovato qualche ora per venire al Museo Cervi; per verificare di persona quello che è questo luogo della Memoria, e quello che fa in tutta Italia l’Istituto. Quale sarebbe allora il “senso vero” delle ricorrenze promosse dalla sua amministrazione? Prima di che “senso” si trattava?».

Leonardo Animali fa sapere che «La Presidente dell’Istituto Cervi ha scritto una lettera in cui, raccogliendo quelle che a suo dire sono motivazioni di natura economica che l’hanno indotta al recesso, ha proposto la riduzione del 50% della quota annuale? Perché non ha ritenuto di precisare che, quello che in Aula l’assessore Butini ha definito “un monitoraggio per quattro anni”, è consistito nell’inviare una email a tutti i dirigenti scolastici della città, per chiedere una relazione sui rapporti e attività intercorse tra le scuole e il Cervi? Non ritiene che ciò, possa essere considerato un atto di ingerenza nell’autonomia scolastica e didattica della singola scuola? Poi in consiglio, volendo probabilmente rassicurare, ha affermato che si tratta di “una scelta politica, un impegno forte a trasmettere i valori che trasmette l’Istituto Cervi attraverso altre modalità”. Delle due l’una: o scelta di bilancio oppure scelta politica. A me pare che lei giustifichi, salvo qualche lapsus freudiano, con il bilancio quella che è una scelta politica, che ha eseguito obtorto collo, su volontà di una parte della sua maggioranza. Una cosa però: la storia della famiglia Cervi e quei valori non sono appaltabili e gestibili con “altre modalità” come se fossero dei servizi di manutenzione. E infine, siccome nella discussione del Consiglio Comunale, ha lasciato capire che in qualche modo, in tutto o in parte, il risparmio della quota dell’Istituto Cervi verrà destinato alla organizzazione dell’encomiabile iniziativa dell’incontro a Jesi con la famiglia di Giulio Regeni, faccia una cosa: questo particolare, ai genitori di quel ragazzo assassinato dalle oscure trame di un regime totalitario e repressivo, non glielo riveli. Sono certo che ci rimarrebbero male. Comunque, sindaco, proprio stamattina una scuola di Jesi, ha prenotato per aprile una visita al Museo Cervi per 100 studenti. Li accompagniamo insieme quel giorno?».

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