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Jesi

Clorofilla-B riparte con “10 personaggi in cerca di un finale”

Dal gruppo di teatro di comunità di Moie di Maiolati Spontini, una nuova performance, che debutterà lunedì 28 giugno su piattaforma Zoom, liberamente ispirata al romanzo "Le città invisibili" di Italo Calvino

Il Gruppo Teatrale Clorifilla B nel 2019 alla Fornace di Moie con lo spettacolo "Non è neanche il volo di un moscone"

MAIOLATI SPONTINI – Li avevamo lasciati, pochi mesi fa, in modalità “smart” e “social”, ad incontrarsi ogni settimana per coltivare la loro amicizia e la comune passione del teatro. Tra distanziamenti e pandemia, gli attori del gruppo teatrale Clorofilla-b hanno continuato a lavorare intorno ad una nuova performance, che debutterà lunedì 28 giugno su piattaforma Zoom alle 21. Si tratta dello spettacolo “10 personaggi in cerca di un finale”, liberamente ispirata al libro “Le città invisibili” di Italo Calvino. «Se siete interessati a partecipare alla nostra performance, scriveteci sulla nostra chat Messenger, il vostro indirizzo email per ricevere le istruzioni e il link per il collegamento», fa sapere il gruppo dalla propria pagina Facebook @Clorofilla.b.

Clorofilla-b è un gruppo di teatro di comunità, che opera a Moie di Maiolati Spontini dal 2005 intorno a due saldi assi, «sociale» e «artistico». Ne fanno parte una decina di amici, con disabilità e non, uniti da vari interessi, tra cui appunto la pratica teatrale. Per spiegare questa loro passione, hanno recentemente condiviso sui social una bella frase di Glauco Mauri: «Sono entrato nel teatro perché, lo confesso, non c’è nulla di imbarazzante – diceva l’attore in una intervista -, sono stato sempre grasso, ero l’ultimo a correre, e sul palcoscenico ho trovato che potevo essere tutto quello che da ragazzo non potevo creare nella vita: potevo essere giovane, bello, alto, magro. Il palcoscenico è quel luogo magico dove un semplice può fare un dittatore, un incolto può fare un poeta. Lì è cominciato il mio amore per il teatro».

Il loro è un sodalizio caratterizzato da spontaneità e indipendenza: vive grazie al sostegno dei partecipanti e delle loro famiglie, e si nutre di collaborazioni preziose tra cui, attualmente, quella dell’Associazione Teatro Giovani Teatro Pirata e dell’ANPI Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Media Vallesina. Per molti anni il gruppo ha praticato l’arte teatrale insieme al Teatro Rebis, con cui conserva stabili amicizie. Per tutto il periodo pandemico, Clorofilla-B ha continuato ad incontrarsi online; nel 2020 è saltato il tradizionale spettacolo annuale, ma ora finalmente si riparte sotto il segno di Calvino.

«10 personaggi in cerca di un finale – spiega l’operatrice Arianna Baldini – è una performance pubblica, ma ad iscrizione. Ne sono protagonisti i dieci componenti di Clorofilla-b, che hanno lavorato online a questo progetto. Il tema scelto è quello delle città invisibili calviniane, la ricerca di luoghi possibili tramite l’immaginazione. L’input di questo percorso è partito tutto dal fatto che nel periodo del lock-down prima, e del distanziamento poi, ciascuno di noi è vissuto lontano dagli altri e nel chiuso di uno spazio ridotto… la casa, la stanza … il nostro luogo non comunicante con il mondo se non attraverso la modalità web. Per cui abbiamo cercato di lavorare sui luoghi immaginati, ognuno ha costruito immaginato e raccontato la sua ‘città’ possibile, dentro la quale ha riversato desideri personali. Il messaggio è che solo la forza del desiderio ci sta facendo uscire dalle difficoltà. In effetti è quello che è capitato al gruppo, all’inizio ognuno era spiazzato dal distanziamento e non voleva riunirsi con una modalità così estranea alle precedenti esperienze teatrali, poi è stato così forte il desiderio di continuare a lavorare insieme che l’ostacolo dell’online è stato superato ed anzi è diventato opportunità di raccontare in un modo diverso e molto creativo».

Dunque nello spettacolo ciascuno rimarrà nel proprio quadratino, giusto? Come interagiscono tra loro?
«C’è un primo momento di dialogo, il meccanismo iniziale è quello del gioco del nascondino ed ognuno sta nel suo spazio e si nasconde. Poi piano piano gli ‘altri’ diventano quasi una presenza scenografica, ed il quadro si compone e ed inizia il racconto delle varie città, ciascuno immagina e descrive al pubblico la propria. La performance restituisce il percorso che abbiamo fatto, tra momenti di condivisione e quelli della messa a fuoco delle emozioni personali. C’è anche il tentativo, a livello di regia, di sfruttare le potenzialità della griglia del monitor, e di lavorare sulle singole inquadrature: ognuno dal suo quadretto sa che negli altri riquadri vivono altre persone, le cerca con gli occhi, si nasconde o si mostra».