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Jesi

Chiusura Caterpillar, Bacci: «Ho cercato di sollecitare il ministro Giorgetti, serve tavolo al Mise»

Così il primo cittadino, collegato da casa dopo le dimissioni dal reparto Covid del Carlo Urbani, nell'incontro di fine anno. «L’atteggiamento della proprietà è stato sin da subito di totale chiusura, scelta che non si spiega»

Il sindaco Massimo Bacci

JESI – «Una scelta fatta senza preavviso e che non si spiega, visti i risultati dello stabilimento. Su decisione e comportamento di Caterpillar ci siamo rimasti tutti malissimo ma è solo attraverso un tavolo al Mise che si può riallacciare un rapporto con l’azienda». Così il sindaco di Jesi Massimo Bacci, collegato da casa dopo la positività al Covid e il ricovero di alcuni giorni in ospedale concluso alla vigilia di Natale, in sede di conferenza stampa di fine anno.

Sul tavolo c’è in primo luogo la vicenda Caterpillar. «Il ministro Giorgetti (titolare del Mise, nda)? Non ci ho parlato direttamente ma tramite persone a lui collegate ho cercato di sollecitarlo e sensibilizzarlo. Nei giorni scorsi ho potuto seguire con difficoltà l’evoluzione della questione, sono in contatto con la Regione e ne ho parlato con l’assessore Aguzzi e il presidente Acquaroli. Al momento tarda e slitta l’apertura di quel tavolo al Mise che è fondamentale per dare una speranza di continuità a gestione e attività. La speranza è che questo tavolo sia presto operativo, anche se l’atteggiamento della proprietà è risultato sin da subito di totale chiusura».

Ricorda Bacci: «Abbiamo vissuto in campo economico uno dei peggiori decenni del dopoguerra, a prescindere peraltro dalla pandemia. L’economia del territorio regionale e comunale ha perso la sua banca di riferimento e aziende e famiglie che per anni hanno rappresentato una ancora sicura per la certezza del lavoro. Una oggettiva crisi generale della regione, che sta scivolando verso quelle del sud. Caterpillar mette ulteriormente in evidenza questa situazione di crisi generalizzata, spero sia l’ultima situazione di questo tipo che ci troviamo ad affrontare. È molto complessa: la città, le istituzioni della politica regionale e dei rappresentanti nazionali del territorio, i sindacati, dovranno affrontarla con grande determinazione, perché con queste multinazionali si rischia sempre di soccombere. Le stesse modalità di comunicazione, con un megafono ai dipendenti, la dicono lunga sulla sensibilità di queste persone».