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Jesi

Chiaravalle, la Manifattura Tabacchi non può morire. Tutti uniti per salvare la fabbrica e garantire il futuro ai lavoratori

260 anni di storia rischiano di finire...in fumo. Parlamentari, sindaco, politici e cittadini difendono una fabbrica che ha donato benessere economico ma anche sociale e culturale. Dalle sigaraie all'incunabolo, al lungo viale dei platani: ricordi di una fabbrica storica e unica.

L'amministratore della Manifattura Tabacchi Claudio Passaretti con il sindaco di Chiaravalle Damiano Costantini

CHIARAVALLE – Non torneranno le sigaraie che percorrevano a piedi il lungo viale di platani che collegava la manifattura tabacchi con la città, non tonerà l’incunabolo, l’asilo nido interno alla fabbrica che già nei primi decenni del ‘900 ospitava i figli di lavoratori e lavoratrici ed era in eccezionale anticipo sui tempi. Non torneranno ad occupare quegli enormi edifici, progettati da Pier Luigi Nervi, i 1100 lavoratori del 1960 o i 900 degli anni ’80. Ma la storia della manifattura tabacchi di Chiaravalle non può finire così. Non si può girar pagina con leggerezza e senza pesi sul cuore su 260 anni di storia non solo chiaravallese. Non si può far morire un’industria che ha significato benessere economico, sociale e culturale. Lo chiedono in tanti, lo chiedono tutti. E tutti restano esterrefatti di fronte alla notizia che il tribunale fallimentare di Ancona ha revocato la procedura di concordato preventivo spalancando le porte al fallimento dell’azienda.

Oggi tutti si muovono e annunciano interventi immediati. A cominciare dall’amministratore unico Claudio Passaretti. «Sono sconcertato – dice il sessantenne industriale campano che risiede a Roma, a capo della MIT da poco più di un anno – perché abbiamo fatto di tutto per risanare l’azienda, pagare con puntualità gli stipendi agli operai e ristrutturare uffici che cadevano a pezzi, mettendoli a norma per la sicurezza dei lavoratori. Non c’è da parte dei creditori nessuna richiesta di fallimento. Abbiamo contratti di lavoro per 200 milioni di euro in attesa di essere firmati di cui il tribunale era a conoscenza e mi chiedo il motivo della revoca della procedura di concordato. Se ci fossero state incomprensioni avremmo potuto trovare un punto di incontro e una transazione. È il momento di difendere i posti di lavoro e dobbiamo cercare di farlo insieme».

Anche il sindaco Damiano Costantini sottolinea come sia rimasto allibito dalla notizia. «In questi ultimi anni, dopo la scandalosa vicenda giudiziaria inerente l’evasione dell’IVA pari a circa 73 milioni di euro, la MIT ha garantito i posti di lavoro, pagato gli stipendi ai dipendenti, eliminato i contratti di solidarietà, stipulato contratti con nuovi fornitori. È difficile credere che una storica manifattura sia sottoposta ad una revoca del concordato, con conseguente fallimento, per una gestione di cassa “disinvolta” o per spese non documentate pari a soli 20 mila euro dinanzi a milioni di fatturato. Il concordato proposto dall’azienda avrebbe fornito garanzie ai creditori e ai lavoratori. Ora c’è il rischio che lo stabilimento sia abbandonato, la produzione fermata. Spero che il Giudice Delegato disponga l’esercizio provvisorio su richiesta del curatore, con la finalità di non interrompere la produzione, evitando un danno grave a discapito dell’azienda e dei lavoratori».

Una manifestazione dei lavoratori davanti alla fabbrica nel 2016

Ottanta lavoratori rischiano di perdere il lavoro e a sostegno dell’azienda e degli addetti si levano le voci di tanti. Il PD di Chiaravalle annuncia per venerdì 1 dicembre alle 11 una mobilitazione davanti allo stabilimento a sostegno dei lavoratori. «È un’azienda presente sul mercato con un grande volume di vendite, con solide prospettive future di sviluppo, capace di chiudere anche in questi mesi importanti contratti, con una forte proiezione verso il commercio internazionale: non certo un’azienda bollita, né fuori dal mercato». Anche Luciana Sbarbati, ex parlamentare ed attuale consulente dell’azienda, sottolinea come in questi mesi si sia cercato, riuscendovi, di dare un futuro più solido alla manifattura. Solidarietà anche dagli on. Carrescia e Lodolini e Silvana Amati del Pd e da Rifondazione Comunista. «Dobbiamo mobilitare tutta la città attorno a quella fabbrica e a quei lavoratori troppe volte lasciati soli, troppe volte rassicurati da false promesse e da falsi garanti. La vertenza Manifattura deve diventare la vertenza Chiaravalle».