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Jesi

Cassio Morosetti e il suo mega-dono a Jesi: «Sono contento di aiutare anziani più giovani di me»

Il celebre fumettista ha donato 800 mila euro per realizzare il centro alzheimer: «Ogni sera, prima di addormentarmi, mi muovo fra i vicoli della mia città, ma non ho intenzione di ritornarci»

Una delle opere di Cassio Morosetti

JESI – «Aiutare anziani affetti da Alzheimer, che forse hanno anche meno anni di me, è una cosa che mi entusiasma. Sono contento di poter contribuire alla realizzazione di questa struttura». Cassio Morosetti, classe 1922, è diventato l’eroe di una città intera. Il suo gesto, donare 800 mila euro per edificare un centro per malati di tale patologia degenerativa, è stato accolto con profonda gratitudine da tutti i suoi concittadini (leggi l’articolo). Ma lui minimizza, come se non avesse fatto nulla di straordinario, e risponde con il sarcasmo che ha contraddistinto tutta la sua vita, dalle geniali opere della Settimana Enigmistica alle innumerevoli creazioni che hanno accompagnato decenni del fermento culturale italiano.

Le creazioni di Cassio Morosetti

Il suo progetto infatti era un altro. E va detto che buona parte del merito, oltreché dell’amministrazione comunale, è della redazione del periodico Jesi e la sua Valle, che avendo un rapporto decennale con Morosetti lo ha messo in contatto direttamente con il sindaco Massimo Bacci. Il sogno del fumettista era quello di spostare l’obelisco di piazza Federico II in piazza della Repubblica, nella posizione in cui stava prima degli anni Cinquanta. La somma stanziata a fondo perduto doveva servire per questo. Ma l’operazione, che il Comune ha comunque valutato dal punto di vista tecnico, non è andata in porto, e così l’artista jesino, in accordo con il Primo Cittadino, ha optato per il centro Alzheimer.

Il sindaco Massimo Bacci, Cassio Morosetti e l’assessore Marialuisa Quaglieri

Le risorse sono già disponibili e l’accordo è stato siglato. Salvo imprevisti, dunque, in un paio di anni la struttura potrebbe essere operativa. Ma Morosetti, che ha 96 anni, non ci sarà all’eventuale taglio del nastro: «Sono scappato da Jesi settanta anni fa, non ci sono più tornato, amo moltissimo il mio paese. Tutte le notti, prima di addormentarmi, passeggio per le vie di Jesi, guardo i dettagli, osservo i muri – confessa Morosetti -. Ma ho un caratteraccio e non ho intenzione di tornarci. Quando sono partito per la guerra, negli anni 40, erano tutti fascisti e mi avevano promesso un posto da usciere al sanatorio. Ma quando sono tornato, quel posto non l’ho avuto e nel frattempo erano diventati tutti comunisti. E poi sono pure molto vecchio, ci tengo a ricordarvelo».