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Jesi

Casa famiglia Cesarini, l’Anffas di Jesi: «Il progetto sia presentato alla città»

Lettera all'amministrazione dell'associazione dei familiari delle persone con disabilità. «Avevamo dato parere negativo a quanto mostratoci su un computer. Ci sia una presentazione sul campo»

Il complesso Giuseppine di Piazza Pergolesi a Jesi

JESI – «Sia presentato alla città il progetto della Casa famiglia Cesarini. Umiliante il lungo tempo trascorso». A rivolgersi con una lettera aperta al sindaco Massimo Bacci e all’amministrazione è l’Anffas (associazione nazionale famiglie di persone con disabilità) di Jesi. Al centro, ancora il tema della struttura da realizzare con l’eredità e secondo le volontà dell’assessora scomparsa nel 2013. La casa famiglia dovrebbe sorgere nel complesso ex Giuseppine di Piazza Pergolesi.

«Leggiamo con attenzione quanto viene pubblicato a proposito della vicenda – scrive Anffas- come è noto il lascito era finalizzato alla realizzazione di alcune residenze abitative riservate a persone con disabilità. È noto come la volontà di Daniela fosse orientata a che tali spazi abitativi fossero collocati in prossimità del centro storico; e ne comprendiamo il profondo senso di coinvolgimento socializzante».

Antonio Massacci
Antonio Massacci, presidente Affas Jesi e Vallesina

Specifica l’associazione: «L’Anffas di Jesi è stata coinvolta nel giugno del 2020: in una presentazione su schermo di computer del progetto ci si chiedeva un parere. L’abbiamo dato negativo, motivandolo secondo considerazioni puramente legate agli spazi, secondo noi non adatti alla vita quotidiana di persone con un certo tipo di condizione. Come associazione vorremmo che attorno a questo tipo di progettualità ci siano convergenze di visione, e una concreta realizzazione utile a risolvere i problemi».

Secondo Anffas: «Il lungo tempo trascorso senza approdare a concreti risultati ci pare tra l’altro umiliare chi vive tutti i giorni il peso di una situazione di marginalità. Con questa lettera chiediamo che il progetto, nella sua interezza giuridica e tecnico-architettonica, venga presentato e illustrato alla città e alle associazioni interessate ad esprimere un loro argomentato parere. Una presentazione che noi immaginiamo fatta “sul campo”, ovvero nei luoghi indicati a realizzare quanto permette la generosa donazione dì Daniela Cesarini. E con chiara leggibilità documentativa. Metaforicamente per noi di Anffas questo ci pare simile allo spostamento di un monumento. Stavolta a spostarsi non sarebbero pietre, ma sensibilità e cura nei confronti di un mondo che con la sua diversità ci chiama a dare risposte di civiltà, e di una civiltà inclusiva. Infine, crediamo che un dibattito su questo argomento venga suscitato e portato alla attenzione di tutto il mondo del volontariato, grazie anche al Coordinamento che da anni lavora nella direzione del coinvolgimento di tutta una comunità».