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Jesi

Caritas, aiuto per 5 mila famiglie fra Marche e Abruzzo. Ma cresce la povertà

Nella sede di Jesi il bilancio dell'iniziativa che, grazie alla donazione di Ce.Di. Marche, ha portato pacchi alimentari nelle case di famiglie in difficoltà di tredici diocesi. «Numeri raddoppiati col lockdown»

Da sinistra direttore generale e presidente di Ce.Di Marche Enzo Santoni e Silvio Moroni, Marco D'Aurizio (direttore Caritas Jesi) e il responsabile vendite Ce.Di Marche Sauro Sasso

JESI – Sono state 5 mila – 480 delle quali nello jesino – fra Marche e diocesi abruzzesi di Teramo, Pescara e Chieti, le famiglie che in occasione dell’ultimo Natale hanno ricevuto dalle Caritas di riferimento i pacchi alimentari donati dalla cooperativa Ce.Di. Marche. Un’iniziativa di cui si è parlato nella sede Caritas di viale Papa Giovanni XXIII. «Se lo raccontiamo – spiega il direttore Marco D’Aurizio in veste di delegato delle Caritas marchigiane – è perché dire ciò che si fa serve sempre ad aumentare la consapevolezza e la sensibilità sul territorio di fronte a certe situazioni».

Presenti, per la cooperativa attiva col marchio Sì con Te nel settore della grande distribuzione, il presidente Silvio Moroni, il direttore generale Enzo Santoni e il responsabile vendite e marketing Sauro Sasso. «Iniziative così – evidenzia D’Aurizio – possono fare da esempio e magari in futuro portare ad altro, penso alla carenza di lavoro da affrontare, e intanto certificano come, se ci sono volontà e unità di intenti, le cose si fanno».

Da sinistra direttore generale e presidente di Ce.Di Marche Enzo Santoni e Silvio Moroni, Marco D’Aurizio (direttore Caritas Jesi) e il responsabile vendite Ce.Di Marche Sauro Sasso

Quanto ai numeri del disagio nella zona di Jesi, le 480 famiglie che qui hanno ricevuto i pacchi corrispondono a quelle assistite dal supporto della Caritas diocesana. «Il numero è raddoppiato nel corso del lockwdown della scorsa primavera, per poi frenare in estate. Ora, con il risollevarsi della pandemia, è tornato a crescere ma non come aveva fatto in occasione della prima ondata» dice D’Aurizio. Pacchi alimentari ma anche l’emporio solidale, l’attività quotidiana della mensa, il centro di accoglienza e quello di ascolto: quello di Caritas è punto d’osservazione di prima linea sulla povertà e sulla sua evoluzione a confronto con la pandemia. «Sono emerse sempre più in questi mesi – dice ancora il direttore -, le fragilità dei tanti non contrattualizzati, lavoratori e lavoratrici magari in nero che col lockdown e magari l’impossibilità di spostarsi nel comune vicino hanno perso la loro fonte di sostentamento. Criticità che già erano ben presenti ma che la situazione che si è venuta a creare ha portato a galla».

Quanto all’iniziativa con Ce.Di Marche, si è trattato di «pacchi di beni alimentari, di prima necessità e non, perché, oltre a pane e pasta, una sua importanza ce l’ha pure poter avere in casa, in momenti di difficoltà e di disagio, ad esempio un panettone o un torrone con cui poter festeggiare». Dice Moroni: «Abbiamo voluto contribuire a portare un poco di sollievo e di serenità nelle famiglie in difficoltà del territorio sul quale operiamo, l’unione delle forze fra aziende e associazioni può fare molto. Ed è stato belle vedere l’entusiasmo e gli occhi lucidi dei nostri collaboratori nel preparare, magari fuori orario, i pacchi che poi abbiamo donato». Raccontano Santoni e Sasso: «Siamo una cooperativa e un ruolo importante e concretamente operativo nella realizzazione dei pacchi l’hanno avuto tutti i nostri soci. Uno sforzo aggiuntivo che speriamo possa fare da stimolo a tanti, nel segno di una collaborazione già da tempo in atto con la Caritas per il sostegno alle famiglie in difficoltà, con il recupero delle eccedenze alimentari di giornata dei punti vendita e la lotta allo spreco».