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Jesi

Jesi, Butini e il Coronavirus: «Qualche rinuncia per il bene di tutti»

Il vicesindaco, medico a Torrette, rilancia l'appello delle istituzioni a restare in casa per arginare il contagio. Otto i casi gestiti attualmente all'ospedale Carlo Urbani

L'ospedale Carlo Urbani

JESI – Sono otto, ad oggi, i pazienti contagiati dal coronavirus all’ospedale Carlo Urbani. Due di questi sono in terapia intensiva, mentre gli altri – il cui stato di salute non desta al momento preoccupazione – nei reparti. Grandissimo ed encomiabile il lavoro degli operatori del nosocomio jesino, con particolare riferimento al pronto soccorso, sempre in prima linea nelle emergenze.

La città sta reagendo abbastanza bene, senza scene di panico e nel rispetto delle direttive. A parte, purtroppo, qualche eccezione, che continua a considerare questa epidemia come un qualcosa che non lo riguarda. Non ci sono solo anziani, infatti, al Carlo Urbani, sebbene siano quest’ultimi, specie se con altre patologie, quelli più a rischio.

Luca Butini
L’assessore Luca Butini

«Rinunciare. Temporaneamente, ma subito, perché il momento lo richiede. Rinunciare a qualcosa ci consente di riflettere sulle cose davvero importanti, di selezionarle e metterle al centro della nostra attenzione, di farne la traccia lungo cui muoversi – spiega il vicesindaco Luca Butini, medico a Torrette -. Rinunciare oggi a qualche evento, aperitivo, cena, convegno, viaggio per poter dire domani “ne è valsa la pena, stiamo tutti bene, ora possiamo ricominciare. Nel tempo dell’io, del super narcisismo, dell’indifferenza, la rinuncia conquista un’enorme importanza. Non come privazione, ma come gesto libero e responsabile. Per non essere prigionieri di cose e di comportamenti, come l’ansiosa voglia di conquistare e conservare il potere. La lezione di Gandhi: “La rinuncia è il segreto della felicità”».

L’assessore alla cultura porta anche un esempio. «Misure di “distanziamento sociale” applicate con rigore? – scrive sulla pagina Facebook -. Francesco Wu, un riferimento della comunità cinese a Milano spiega “sentirsi responsabili per altri è nella nostra cultura”. Funziona? Quanti sono i cinesi contagiati fra i 2.600 della Lombardia? Uno! Vogliamo imparare, o no?».