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Jesi

Biodigestore, Legambiente: «Non si perda altro tempo»

«Si scelga in base a criteri ambientali, non politici» è l'intervento dell'associazione. Mercoledì 27 maggio l’assemblea dell'Ata che chiederà di scegliere forma di realizzazione e gestione dell’impianto

JESI – «Biodigestore? Si scelga in base a criteri ambientali, non politici». È la presa di posizione di Legambiente, sulla questione dell’impianto per il trattamento della frazione organica dei rifiuti che si ha in animo di realizzare in provincia. Mercoledì prossimo 27 maggio l’assemblea dell’Ata, l’organismo d’Ambito in tema di rifiuti, che ha già visto il Comune di Jesi preannunciare la propria posizione contraria sulla deliberazione che chiederà di scegliere forma di realizzazione e gestione dell’impianto (privata, pubblica o mista).

Francesca Paolini, la nuova presidente del circolo Azzaruolo di Jesi

Dice Francesca Paolini, presidentessa del Circolo Legambiente “Azzaruolo” di Jesi: «L’Ata e i sindaci che ne fanno parte scelgano dove collocare l’impianto di biodigestione tenendo conto di tutti i criteri ambientali e delle minori ricadute negative sul territorio provinciale. La localizzazione d’impianti per il trattamento di rifiuti è, infatti, una fra le più complesse e controverse problematiche di pianificazione territoriale e non deve essere affrontata impiegando metodi di valutazione che utilizzino come metro di confronto ragioni prevalentemente politiche».

Non si perda ulteriore tempo, chiede Legambiente. «La vicenda covid-19 ha evidenziato quanto sia necessario rilanciare la questione ambientale unitamente alla crescita – evidenzia Paolini – per questo motivo, invitiamo l’Ata ad agire subito. Allungare i tempi, oltre a farci perdere delle opportunità, finirebbe solo per aggravare questa drammatica situazione».

Da diversi anni Legambiente sostiene il bisogno nelle Marche degli impianti per trattare l’organico differenziato. «Altrimenti questa tipologia di rifiuto continuerà a finire in impianti di riciclo lontani anche centinaia di chilometri, a costi ambientali ed economici maggiori per le tasche dei cittadini, consumando gasolio, inquinando l’aria e rendendo sempre più insicure strade ed autostrade. Ci teniamo a ricordare che, attualmente, oltre il 30% della frazione organica prodotta viene trattata fuori regione per mancanza di impianti e che gli impianti in Regione a gestione pubblica riescono a coprire solamente il 38% del fabbisogno regionale di recupero della frazione organica, mediante solo compostaggio. Riteniamo, inoltre, che una buona pianificazione e il coinvolgimento dei cittadini rappresentino la chiave per lo sviluppo degli impianti a biometano nel nostro Paese, dove dal 2018 è possibile immettere in rete questo combustibile prodotto da rifiuti urbani, scarti agroalimentari, fanghi di depurazione e discariche esaurite».