Termoforgia, Marini: «Il tiro di Rice lo avevo visto dentro..»

Il miglior giocatore dell'Aurora nella vittoriosa partita contro Ravenna, che vale i playoff, racconta le sensazioni dell'indimenticabile domenica arancioblu. E svela anche il perché del soprannome “Obama”

Pierpaolo Marini al tiro contro Ravenna (foto CANDOLFI)
Pierpaolo Marini al tiro contro Ravenna (foto CANDOLFI)

JESI – Ventiquattro punti, dieci rimbalzi, un talento smisurato e il carattere nei momenti in cui la Termoforgia ha rischiato davvero di affondare. C’è tanto Pierpaolo Marini nel ritorno ai playoff dell’Aurora dopo quasi un decennio di campionati più o meno deludenti (leggi ”articolo). Il ventiquattrenne, cresciuto cestisticamente a Roseto degli Abruzzi, è senza dubbio l’mvp del sudatissimo e vittorioso match di ieri contro l’Orasì Ravenna. È stato lo stesso coach dei romagnoli a confermarlo. «Potevamo prendere il largo nel secondo quarto – ha detto Antimo Martino -, ma Marini, con due canestri di classe, ha tenuto in piedi la sua squadra». E non ha fatto solo quello. Lo sanno bene i tanti tifosi che hanno affollato l’Ubi Banca Sport Center, entrando “virtualmente” sul parquet quando la squadra aveva bisogno di supporto.

Parliamo, del resto, di un giocatore che sa fare davvero tutto: abilissimo in penetrazione, molto pericoloso dalla lunga distanza, grintoso in difesa e con un’elevazione da terra che gli consente di andare a prendere palloni sopra la testa di giocatori più alti di lui. Ma, soprattutto, “babyface” Marini, o Obama per gli amici (ci dirà il perché..), è colui al quale affidare tranquillamente il pallone quando scotta. Perché le sue mani difficilmente tremano nei frammenti di secondo in cui si decide tutto.

Pierpaolo, Jesi è di nuovo ai playoff. Grazie innanzitutto, a nome dell’intera città. Quali sono le sensazioni all’indomani della gara con Ravenna?
«Siamo molto contenti, mi sono finito anche la voce per quanto ho urlato. Ci credevamo tutti moltissimo. Ce lo siamo meritati. È stata una stagione tanto travagliata, innumerevoli gli infortuni che abbiamo dovuto fronteggiare. Ma non abbiamo mai mollato. Questa è stata la forza della squadra. Ci siamo uniti anche di più nelle difficoltà, questo ha fatto la differenza secondo me».

Quale il momento più bello di ieri?
«Non ho dubbi. Il tiro di Rice buttato fuori dal ferro. Ero sotto al canestro in quel momento, l’avevo davvero vista dentro la palla. Poi fortunatamente è uscita».

Vuoi ringraziare qualcuno? O dedicargli questa vittoria?
«Sì, vorrei ringraziare e dedicare l’approdo ai playoff alla mia famiglia, che mi segue ovunque e mi sostiene sempre. Poi ringrazio di cuore i compagni e ovviamente i tifosi».

Ora un paio di giorni di riposo e da mercoledì si inizia a preparare il match contro Casale..
«Affronteremo una squadra solida, con un nucleo di italiani consolidato ed esperto. Non è un caso che sia arrivata prima nell’altro girone. Ma noi vogliamo giocarcela».

Ora però ci devi dire perché ti chiamano Obama..
«Va bene. Diciamo che qualche anno fa, quando andavo al mare, mi abbronzavo molto. E qualche simpaticone-buontempone mi ha affibbiato questo soprannome».