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Jesi

«Melanzane per la Palombelli ma ho servito anche i Prada. Col reddito chiedono lavoro in nero, dico no». Da Jesi a Milano, Matteo Ceppi ai fornelli

La Dark Polo Gang e tanti altri musicisti rap-trap sono di casa da Matteo Ceppi: «Ho girato in catamarano la Sicilia cucinando per i Park Hyatt»

Matteo Ceppi e Anna Clara Caimi (foto di Sha Ribeiro)

ANCONA – Da Jesi a Milano tenendo alto il nome delle Marche. Questa è la storia di Matteo Ceppi, classe ’96 marchigiano di Jesi, ma milanese d’adozione. Il suo locale, Sugo Milano, si trova appunto nel capoluogo lombardo, a 300 metri dal Duomo.

Da lui, vanno a cena i più famosi artisti della scena rap e trap del momento. Ma Matteo ha servito anche Francesco Rutelli (ex sindaco di Roma) e la moglie, la giornalista e conduttrice tv Barbara Palombelli. «Quando andava a fare il bagno, all’isola di Filicudi, mi chiedeva di lasciarle da parte una melanzana per l’aperitivo» – racconta lui. Le melanzane che piacciono a Palombelli sono affumicate e cosparse di quinoa nera tostata con prezzemolo e menta.

Uno dei piatti serviti sui tavoli di Sugo Milano (foto Sha Ribeiro)

Che poi, a dire il vero, tra gli ospiti illustri che hanno assaggiato la cucina di Matteo ci sono anche la stilista Miuccia Prada e il marito, l’amministratore delegato Patrizio Bertelli. Nel curriculum di Ceppi è da inserire anche il suo lavoro di private chef (chef privato) per i Park Hyatt, importante famiglia americana con cui ha girato la Sicilia in catamarano.

Matteo, 26 anni da compiere il prossimo 9 luglio, ha estro e talento da vendere. Il locale, fatto di circa 40 coperti, è quasi sempre pieno. A sedersi sui tavoli di Matteo e della sua compagna (e socia), Anna Clara Caimi, si rischiano piacevoli incontri ravvicinati con artisti come Noyz Narcos e la Dark Polo Gang: «I ragazzi della Dark sono ormai degli amici – evidenzia Matteo – o sono al ristorante o sono a casa nostra».

Ma andiamo con ordine: Matteo Ceppi parte da Jesi, dopo il diploma al liceo Vittorio Emanuele II, indirizzo scienze umane. «Dopodiché – spiega – ho studiato Scienze gastronomiche a Pollenzo, in Piemonte». È in quegli anni che girerà gran parte del Sudamerica e dell’Asia alla ricerca dell’ispirazione, «per visitare produttori e ristoranti locali».

Poi, torna in Italia e lavora da Enoteca Nazionale, a Milano, al primo piano dell’edificio che ospita Emergency Italia. «Lì rimango un anno e mezzo – dice – e poi faccio un’esperienza al Lido di Filicudi, nelle Eolie». Ecco, galeotta fu l’isola: è lì che serve Rutelli, Palombelli, i Prada, il celebre fotografo Giovanni Gastel e tanti altri. Ed è sempre lì, a Filicudi, in Sicilia, che conoscerà la sua compagna, Anna Clara.

Gli interni del locale, a due passi dal Duomo (credits Sha Ribeiro)

Dopo una breve parentesi nel campo del design, Ceppi e Caimi aprono il loro Sugo Milano. Si chiama così il ristorante a due passi dal Duomo: «Era il periodo del covid, per la strada non c’era nessuno, la città era spettrale». E loro hanno scelto di andare controcorrente: aprire un locale quando tutti chiudevano. «Nel marzo 2022 l’apertura e ora tutto va per il meglio. Siamo pieni anche stasera» – dice orgoglioso il 25enne, che ha finalmente coronato il suo sogno.

Se la Lombardia offra più opportunità lavorative delle Marche? «Beh, certamente una grande città come Milano ne offre di più di un piccolo paese, ma la gavetta si può fare ovunque, anche nei tanti prestigiosi ristoranti di Senigallia. Tra l’altro, le grandi città non sono sempre rosa e fiori. Quando sei agli inizi, a Milano, ti sfruttano, dandoti 600 euro e tu lavori dalle 8 a mezzanotte».

E comunque non è detto che Matteo non torni nelle Marche. Lui e Anna Clara, infatti, trascorrono spesso i giorni di riposo lungo la Riviera del Conero e il suo sogno è una cascina qui, nella terra dove è nato. Ad ogni modo, sono tanti i piatti di Sugo Milano che richiamano la cucina nostrana, a partire dal pollo in potacchio (pollo alla cacciatora, ndr) al ragù della nonna, spesso servito con del pane «per la cucchiaiata».

Altri piatti di Sugo Milano (foto Sha Ribeiro)

Ma veniamo all’attualità: è vero che nel settore della ristorazione si fatica a trovare personale? «È verissimo – risponde lui. Attualmente, si fatica a trovare personale e nel settore della ristorazione, ad oggi, ce n’è davvero bisogno». Chiediamo se il reddito di cittadinanza disincentivi il lavoro… «Credo di sì – risponde Matteo –. Mi è capitato di fare colloqui a giovani che percepivano la disoccupazione e che mi chiedevano di lavorare in nero. Ho detto di no. Il lavoratore ha bisogno di tutele e di non essere sfruttato per 600 euro al mese».

Nella cucina di Anna e Matteo, ora, lavora anche un chiaravallese della scuola di Cracco. Si scherza in dialetto marchigiano, ai fornelli, servendo prelibatezze tutte italiane: «Ai giovani che sognano la ristorazione dico di avere fame e di non essere mai sazi. Basta girare l’angolo per svoltare».

Ora, Sugo Milano parteciperà a Terraforma, un festival di musica e sostenibilità e lì porterà anche le melanzane di Barbara Palombelli