Banca Marche diventa “Adriatica”. Tagli a filiali e personale

Nuova denominazione e nuovi vertici con l'entrata nel Gruppo Ubi. Rinnovato anche il piano industriale del gruppo bergamasco, che prevede entro tre anni riduzione di 200 milioni degli oneri operativi delle «good bank», 1569 esuberi e la chiusura di 140 filiali

Il centro direzionale di Nuova Banca Marche a Jesi

La nuova denominazione di Nuova Banca Marche sarà “Banca Adriatica S.p.A.”. Lo ha comunicato, nella notte di ieri, Ubi Banca, al termine di una convulsa giornata di notizie e novità. Prima, nel pomeriggio, la cessione di 2,2 miliardi di crediti deteriorati delle tre banche ponte (con Banca Marche anche Etruria e Carichieti) dal Fondo Nazionale di Risoluzione in seno a Banca d’Italia al Fondo Atlante, infine l’annuncio del perfezionamento dell’accordo di cessione degli istituti al Gruppo Ubi al prezzo simbolico di un euro, come da tabella di marcia annunciata fin dallo scorso gennaio. Nel tardo pomeriggio, l’ex presidente Nicastro e gli ex cda hanno poi inviato una lunga lettera ai dipendenti, di ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni difficilissimi e incerti, definiti una vera “odissea”.

Dunque si volta pagina, a cambiare dal nome: non più Nuova Banca Marche, ma Banca Adriatica, mentre Nuova Banca Etruria sarà “Banca Tirrenica S.p.A.”, e Nuova CariChieti sarà “Banca Teatina S.p.A.”. Si tratta di un atto imposto dalla direttiva comunitaria sul risanamento e risoluzione degli enti creditizi (Brrd – Bank recovery and resolution directive), che prescrive che una volta ceduti, gli istituti posti in risoluzione cessino la denominazione di “ente ponte” e cambino il nome.

Cambiano, anche, i vertici chiamati a traghettare i tre istituti nel gruppo Ubi, ora proprietario ma saranno necessari alcuni mesi di transizion- e conseguentemente nuovi “traghettatori” – affinché si giunga all’ultimo atto della complessa partita della cessione, ovvero la “fusione per incorporazione”. E a quel punto, di Banca Marche, rimarrà solo una storia da raccontare nelle aule di tribunale per chiarire le responsabilità di un dissesto che ha lasciato per strada oltre 40mila azionisti e obbligazionisti del vecchio istituto di credito, azzerando con la procedura di risoluzione i titoli in loro possesso.

Il nuovo management vede al vertice delle tre banche un unico presidente, uomo “Ubi” dal 1974: Osvaldo Ranica. Per Banca Adriatica, ex Nuova Banca Marche, Luciano Goffi è ai saluti e da oggi si insedia il nuovo amministratore delegato Alberto Pedroli, consigliere è Maria Pierdicchi. Inoltre, per il 17/18 maggio prossimo è convocata l’assemblea dei soci della Cassa di Risparmio di Loreto (controllata da Nuova Banca delle Marche), che procederà tra l’altro, in sede ordinaria, a nominare un nuovo consiglio di amministrazione; i candidati designati da UBI Banca per le nuove cariche consiliari di Cassa di Risparmio di Loreto sono Costantino Vitali come presidente del Cda, Andrea Tassoni come vice presidente, Antonello Cestelli e Maria Pierdicchi come consiglieri.

Nel nuovo piano industriale, inviato questa mattina da UBI alla stampa, il gruppo bergamasco scrive di prevedere “un piano di incorporazione delle 3 Bridge Banks estremamente rapido, con la prima migrazione entro fine ottobre per Nuova Banca delle Marche e CR Loreto”. Nella stessa nota, la ex popolare precisa che “l’acquisizione da parte di UBI Banca delle 3 Bridge Banks, appena conclusa, rappresenta la prima transazione autorizzata da Bruxelles per la gestione di situazioni di crisi in Italia”, e che “l’acquisto di 2,2 miliardi di crediti deteriorati rappresenta la prima transazione di questo tipo effettuata dal Fondo Atlante”.

Il nuovo Piano Industriale 2017-2020 conferma le linee guida strategiche del Piano Industriale 2019/2020 Stand Alone di UBI Banca e le estende al perimetro delle Bridge Banks. Le logiche strategiche di integrazione prevedono il completamento della migrazione dell’Information Technology verso il sistema UBI entro febbraio 2018, con la prima migrazione prevista per ottobre di quest’anno per Nuova Banca Marche. Prevista, inoltre, la piena integrazione dei tre istituti nella rete commerciale UBI Banca, con la riduzione nel perimetro delle Bridge Banks (Etruria, Marche, Chieti) di 140 filiali in meno previste, una significativa riduzione degli oneri operativi ovvero un taglio di 200 milioni circa nel 2020 rispetto al 2016 attraverso l’incremento della produttività complessiva, la riduzione dell’organico con -1.569 risorse o -32% rispetto al 2016, l’ottimizzazione delle altre spese amministrative. Richiesta anche l’estensione dei modelli interni di UBI Banca relativi al rischio di credito e operativo al perimetro delle Bridge Banks entro il primo semestre del 2018.

Victor Massiah, ceo del Gruppo Ubi, ha parlato di “tagli inevitabili”. “Siamo al termine di un’operazione estremamente articolata _ ha detto a proposito della cessione – Abbiamo dovuto avere autorizzazioni da diverse entità: dall’autorità per la competizione di Bruxelles, dal nostro supervisore a Francoforte, la BCE, dall’autorità che governa la concorrenza nel mercato italiano, l’antitrust, dall’IVASS, perché abbiamo acquistato anche una società assicurativa. Erano poi previste delle condizioni per il closing, come la cessione di 2,2 miliardi di asset che dovevano essere acquistati dal Fondo Atlante. Siamo finalmente giunti al termine di questo articolato processo: direi che possiamo essere fieri di quanto fatto perché Bruxelles fino ad oggi non ha autorizzato altre operazioni, perché Francoforte non ha autorizzato altre operazioni, perché è la prima volta che l’Antitrust dà una autorizzazione che include il mercato dell’online, quindi c’è una situazione anche innovativa dal punto di vista della giurisdizione dei mercati, e perché anche questa cessione di 2,2 miliardi di euro verso il Fondo Atlante costituisce la prima operazione “reale”: si è parlato di tante operazioni ma questa è la prima operazione reale che Atlante fa. Per quanto riguarda i prossimi passi, noi, a questo punto, avremo immediatamente le assemblee delle banche, avremo una situazione di transizione in cui, sotto quella che io so già sarà l’illuminata presidenza di Osvaldo Ranica, avverrà la presa in gestione da parte di nostri collaboratori di queste banche, insieme ai colleghi che sono già presenti lì. Avremo evidentemente la gestione della transizione che provvederà, entro la fine dell’anno, alla conversione verso il sistema informativo di almeno due delle tre banche (e comunque entro il primo trimestre del prossimo anno la conversione di tutte le banche sul sistema informativo del nostro gruppo) per poi avere una operazione finale di incorporazione di queste banche nel nostro gruppo secondo il progetto di Banca Unica che abbiamo già attuato su noi stessi a cavallo tra il 2016 e l’inizio di quest’anno”.